Venerdì, 24 Settembre 2021
Economia Conegliano

Via libera dell’Ue al "Prosek" croato: «Ennesimo attacco al Made in Italy da evitare»

La Coldiretti Treviso: «Questa è la punta dell’iceberg dell’attacco in atto nei confronti del Prosecco che è il vino italiano più copiato nel mondo dove le esportazioni hanno superato il miliardo di euro»

«L’annuncio della registrazione della menzione tradizionale "Prošek" per un vino croato fatto dalla Commissione Ue è la punta dell’iceberg dell’attacco in atto nei confronti del Prosecco che è il vino italiano più copiato nel mondo dove le esportazioni hanno superato il miliardo di euro con un aumento del 35% nei primi sei mesi del 2021». E’ quanto afferma la Coldiretti Treviso nel sottolineare che l’annuncio del Commissario all’agricoltura Wojciechowski arriva proprio con il via alla vendemmia fissato per metà settembre dalla zona di Conegliano per raggiungere i territori eroici verso la Valdobbiadene intorno alla fine del mese, in un’annata che si annuncia da ricordare per qualità.

«Negli scaffali dei supermercati la Coldiretti ha smascherato il Meer-secco, il Kressecco, il Semisecco, il Consecco e il Perisecco tedeschi ma in commercio sono arrivati anche il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova mentre in Brasile nella zona del Rio Grande diversi produttori rivendicano il diritto di continuare a usare la denominazione prosecco nell’ambito dell’accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur. Anche per questo, la decisione della Commissione Europea è un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare le denominazione dai falsi. Dopo la pubblicazione in Gazzetta – riferisce la Coldiretti - tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un'obiezione motivata che la Commissione analizzerà prima di adottare una decisione finale. Il Prosek croato – spiega la Coldiretti - è un vino dolce da dessert tradizionalmente proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia per il quale Zagabria chiede di registrare una "menzione tradizionale" dopo che il tentativo di proteggere la denominazione Prosek era già fallito nel 2013».

«E’ necessario preparare subito l’opposizione da presentare non appena avvenuta la pubblicazione per fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo - afferma Coldiretti Treviso sostenendo l’azione del presidente della Coldiretti Nazionale Ettore Prandini nel precisare che la decisione della Commissione Europea cade a pochi giorni dalla storica sentenza della Corte di Giustizia Ue che si è pronunciata chiaramente contro l’utilizzo di termini storpiati o grafiche per richiamare tipicità protette dalle norme Ue - Per questo è importante l’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del Governatore Luca Zaia e degli europarlamentari italiani ad intervenire per far respingere la domanda, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi».

«Il Prosecco – ricorda la Coldiretti – è la star mondiale delle bollicine grazie a un incremento delle vendite oltre confine vertiginoso negli ultimi anni che ne consolidano la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si è verificato in Russia dove gli acquisti sono più che raddoppiati (+115%) mentre in Germania guadagna il 37%, seguita dalla Francia (+32%), il paese dello Champagne in cui le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa, nei primi sei mesi del 2021. La produzione di Prosecco abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato – conclude la Coldiretti – 600 milioni di bottiglie dopo aver incassato nel 2019 il riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco». 

Al Prosecco va evitata un’altra beffa come quella che portò al ritiro della denominazione Tocai, anche quella volta grazie ad una decisione dell’Unione europea che penalizzò il vitigno veneto-friulano. Chiediamo al ministro Patuanelli che già domani 16 settembre, nel corso del G20 Agricoltura a Firenze, indichi quali procedure d’urgenza verranno disposte per tutelare la denominazione Prosecco e contestualmente il territorio di produzione». Così i deputati leghisti trevigiani Angela Colmellere e Giuseppe Paolin e il senatore Gianpaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura a palazzo Madama, in merito alla richiesta della Croazia di protezione della menzione tradizionale “Prosek” per un loro vino bianco passito, del tutto diverso dal Prosecco. Peraltro l’Europa, che ancora una volta dimostra di tutelare solo a parole le produzioni d’eccellenza, dovrebbe spiegarci come si porrà il problema di fronte all’Unesco, che solo due anni fa ha nominato patrimonio dell’Umanità le colline di Conegliano e Valdobbiadene e il loro paesaggio modellato sulla viticoltura del prosecco. «Accogliamo con soddisfazione l’impegno del sottosegretario Centinaio, e chiediamo ora al ministro Patuanelli di farsi interprete di una posizione forte dell’Italia al G20 che inizia domani a Firenze. In questa vicenda, a fronte di un interesse residuale della Croazia per un vino di nicchia, sono in gioco 2 miliardi di euro di cui la metà in export, che rappresenta il 16% del totale nazionale del settore vinicolo», concludono. 

Anche il consigliere regionale Tommaso Razzolini, del gruppo consiliare Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni, è intervenuto sull’annuncio dell'Unione europea in merito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della richiesta di protezione della menzione "Prosek" per il tipico vino dolce da dessert croato che nulla ha a che vedere con il Prosecco italiano, ma che rischia per assonanza di sfruttarne reputazione e attrazione. Una vicenda che riguarda l’attività istituzionale del consigliere Razzolini in qualità di membro della Terza Commissione consiliare permanente in tema di politiche agricole d’interesse regionale, nazionale e comunitario. «Non c’è tempo da perdere: questa decisione scandalosa va fermata per difendere il vino italiano più venduto al mondo - dichiara Razzolini - ed evitare l’ennesimo attacco al Made in Italy. Con questa nuova follia l’Ue contraddice la Corte di Giustizia che si è pronunciata chiaramente contro la concorrenza sleale e l’utilizzo di termini storpiati per richiamare tipicità protette».

«Senza nulla togliere alla tradizione enologica del popolo croato - aggiunge il consigliere regionale di Fratelli d'Italia - il via libera dell’Ue al Prosek va contrastato con forza. C'è in gioco lo sfruttamento del nome Prosecco e del suo territorio, dove già non è semplice far percepire le differenze della piramide qualitativa che vede all’apice l’area storica di produzione in virtù delle caratteristiche del suolo e del microclima di collina, non a caso riconosciuta Patrimonio dell’umanità per il suo paesaggio culturale». «Creare ulteriore confusione approvando un nome ingannevole - chiosa Razzolini - non ha alcun senso e fa solo danni. Sul Prosecco si strumentalizza troppo: è ormai chiaro come sia fondamentale localizzare il nome di un vino al proprio territorio, cosi com'è per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg».

«Siamo tutti responsabili della piega che ha preso la vicenda Prosek in questi ultimi giorni» commenta poi Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente di Confagricoltura Treviso. «Quanto sta accadendo dimostra il fallimento del Sistema Italia nel difendere le proprie eccellenze dalle minacce di coloro che cercano di attuare nei nostri confronti una concorrenza sleale attraverso prodotti di diversa qualità. Evidentemente a poco sono servite le grandi manifestazioni di sdegno a cui tutti abbiamo assistito nei mesi passati: inutile alzare la voce, se poi chi deve concretamente agire resta immobile. Diventa quindi ancora più fondamentale che il mondo del Prosecco ora si muova in maniera compatta: inutile agire in maniera frastagliata, inseguendo visibilità o interessi personali. Va invece condiviso un percorso d’intenti che ci permetta di presentare obiezioni forti alla Commissione Europea, così da scongiurare una vergogna senza precedenti. Proprio per questo Confagricoltura Treviso ha deciso di supportare attivamente l’iniziativa di tutela avviata dal Consorzio Prosecco Doc e da Federdoc, e invito tutti i soggetti interessati – Istituzioni comprese – a unirsi a noi. Una cosa deve essere chiara a tutti – conclude Bonaldi -: quello che stiamo vivendo non è solo un attacco al nostro Prosecco, ma a tutto il principio di tutela delle eccellenze di cui le denominazioni sono espressione massima a livello europeo».

Martina Dal Grande, Presidente Associazione Giovani Agricoltori Treviso e Delegato Nazionale ANGA a Bruxelles per il CEJA, Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori, aggiunge che «la Corte di Giustizia europea nel recente caso “Champanillo” –  che ha visto agire il consorzio che tutela lo Champagne contro una catena di tapas bar spagnoli chiamata, appunto, Champanillo (in spagnolo significa “piccolo Champagne”), e utilizzava come logo due coppe riempite di una bevanda spumante - ha chiarito che il divieto di utilizzare nomi che evochino altri prodotti DOP opera anche se i due prodotti non siano identici o simili, con la precisazione che la violazione del divieto si verifica ogni qualvolta un consumatore possa essere tratto in inganno al momento dell’acquisto. Auspico quindi che come già dimostrato in passato le Istituzioni europee sapranno abbinare la tutela del consumatore e la tutela di un territorio e di una denominazione storica come quella rappresentata dal Prosecco DOC e Prosecco DOCG, oggi ancora più gravemente minacciate dal fenomeno “italian sounding”. D’altra parte, qualsiasi differente scenario finirebbe per svuotare di ogni significato la nozione stessa di DOP e, in definitiva, sconfessare i valori fondamentali che gli stati membri e la stessa Unione Europea sono chiamati a perseguire. Questo finirebbe per creare un precedente che potenzialmente minaccerebbe tutte le denominazioni europee e le eccellenze tutelate».

Così, invece la Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Treviso: «Se la Commissione europea dovesse procedere al riconoscimento della menzione "Prosek", si tratterebbe di registrare una posizione incoerente e ai limiti della follia, che andrebbe contro le denominazioni europee, anziché a tutela. Un fatto grave contro il quale combatteremo a difesa del nostri produttori di Prosecco Italiano. Così commenta Cia-Agricoltori Italiani, la decisione della Commissione Ue di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale "Prosek" da parte delle autorità croate. Da quanto abbiamo appreso, continua Cia, la Commissione ha risposto seguendo la procedura, ovviamente l'auspicio è che la stessa non proceda. Dovremmo capire come i soggetti interessati potranno presentare obiezioni e farci eventualmente promotori. L'unico vero prosecco, conclude Cia, è quello prodotto nei nostri territori e ci batteremo su questo fronte».

Sulla stessa linea d'onda anche la Copagri Veneto: «La decisione della Commissione Europea di approvare la domanda di riconoscimento della denominazione protetta per il vino croato Prosek ci lascia molto perplessi, in quanto rischia di ingenerare una pericolosa confusione nei consumatori, con particolare riferimento a quelli stranieri, che potrebbero facilmente cadere in errore vista la notevole somiglianza etimologica con il nostro Prosecco». Lo afferma il presidente della Copagri Franco Verrascina, dopo l’annuncio in tale direzione arrivato nelle scorse ore dal Commissario europeo all’Agricoltura Janus Wojciechowski.

«Concordiamo con la dura e immediata presa di posizione del Mipaaf, che ha chiarito l’intenzione del nostro Paese di opporsi con ogni mezzo a questo riconoscimento che rischia di arrecare un notevole danno economico a uno dei prodotti di punta del Made in Italy agroalimentare, che ha saputo reggere egregiamente l’urto della pandemia e che contribuisce in maniera significativa alla crescita delle esportazioni nazionali, con una produzione di ben 600 milioni di bottiglie ogni anno», prosegue Verrascina. «Vale la pena di ricordare, a tal proposito, che l’ok annunciato dall’Esecutivo comunitario non è sulla denominazione Prosek, ma solo sull’accoglimento della domanda; ciò significa che bisognerà attendere la pubblicazione della richiesta nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che al momento non ci risulta essere avvenuta, e che solo allora il nostro Paese avrà sessanta giorni di tempo per fare ricorso, esponendo e motivando le proprie obiezioni», fa notare il presidente.

«Le argomentazione utili a far tornare sui suoi passi la Commissione UE e far respingere una simile richiesta di riconoscere una denominazione protetta a nostro avviso ci sono tutte; basti pensare alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che appena pochi giorni fa aveva sanzionato la catena spagnola ‘Champanillo’, in quanto il suo nome evocava il noto vino francese, con il pericoloso rischio di ingenerare confusione nei consumatori e di sfruttarne indebitamente la fama, esattamente la stessa cosa che temiamo possa avvenire in questo caso», conclude Verrascina.

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