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Cassa integrazione, in cinque anni in Veneto raggiunte 500 milioni di ore

Con la fine del 2013 si è toccato un nuovo record. Secondo i dati dell'Inps nell'anno appena trascorso, nonostante la "ripresina", sono state concesse 108 milioni di ore di cig ordinaria

L'economia nel 2013 ha dato deboli segnali di ripresa, in Veneto, ma non abbastanza da creare nuovi posti di lavoro, anzi. Con l'anno appena concluso in Veneto è stato raggiunto il numero record di 500 milioni di ore di cassa integrazione concesse in cinque anni.

In controtendenza rispetto alla "ripresina", secondo i dati dell'Inps il 2013 si è chiuso con oltre 108 milioni di ore di cig concesse, ben oltre la soglia raggiunta nel 2012.

L'apporto più sensibile viene dalla cassa integrazione straordinaria, arrivata a 44.046.475 ore. Un valore da primato, superato solo nel 2010. La cassa ordinaria (26.380.484 ore) invece si presenta leggermente in calo rispetto al 2012 (28.098.705), così come la cassa in deroga (37.761.411 ore contro le 39.665.768 del 2012), che però ha fortemente risentito delle limitazioni delle risorse e dei continui blocchi alle autorizzazioni.

Copione che rischia la replica nel 2014, aumentando la sofferenza di ampi strati di lavoratori della piccola impresa e del terziario, che risentono in modo particolare del ristagno della domanda interna.

Nel frattempo sono aumentati i licenziamenti, con oltre 9 mila nuovi ingressi in mobilità tra gennaio e settembre da aziende sopra i 15 dipendenti, quasi il doppio rispetto al 2012. Né si fermano le domande di indennità di disoccupazione, Aspi e Miniaspi: sono 116.551 quelle presentate, mentre altre 9.318 domande riguardano la mobilità in deroga.

Siamo fortemente preoccupati - osserva il Segretario Generale della Cgil del Veneto, Emilio Viafora – perché non vediamo da parte del Governo l’adozione di scelte che portino ad invertire la tendenza. Mancano politiche industriali e capacità di attrarre nuovi investimenti; mancano politiche fiscali che aumentino le disponibilità economiche delle famiglie e spostino risorse dalle rendite agli investimenti produttivi; mancano politiche di welfare in grado di affrontare una situazione sociale da immediato dopoguerra e mancano perfino le risorse per gli ammortizzatori sociali".

"Il Veneto, regione prevalentemente manifatturiera con un’ossatura di piccole imprese - prosegue Viafora - rischia di perdere ulteriori pezzi di apparato produttivo e di lavoro anche a fronte di una ripresa che nel 2014 non si avvicinerà all’1% nemmeno nelle migliori previsioni. Per questo occorre uno sforzo in più a partire, oltre che dal Governo, anche dalla Regione e dagli Enti Locali che devono porre più che mai il lavoro a centralità assoluta”.

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