Comuni trevigiani, nel 2020 saldo negativo di quasi 27 milioni di euro

Sindaci trevigiani sul piede di guerra. Tre le linee di azione uscite dall'assemblea tra i sindaci della provincia : «Muoversi compatti e chiedere il sostegno ai cittadini»

 I numeri sono impietosi e non mentono: gli enti locali della provincia di Treviso nel 2020 perderanno quasi 27 milioni di euro. Altro che guadagni. È il dato emerso dall'assemblea straordinaria promossa oggi, venerdì 7 febbraio, dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana a cui sono stati invitati a partecipare tutti i sindaci della provincia.

Con l’obiettivo, appunto, di far chiarezza sulle cifre, di passare in rassegna le iniziative già intraprese negli  ultimi anni per ottenere dallo Stato “giustizia territoriale” e di rilanciare nuove azioni di protesta. Andiamo per ordine. È vero che il riparto del Fondo di Solidarietà 2020, in virtù dell’arrivo non previsto di poco più di 1 milione di euro (la quota parte che spetta alla provincia di Treviso della restituzione di 100 milioni di euro voluta dal Governo) e anche grazie al ristoro Tasi sugli inquilini, risulta superiore di 326 mila euro rispetto è a quello del 2019. Prima del provvedimento di governativo la Marca Trevigiana avrebbe perduto ulteriori 1,2 milioni di euro rispetto l’anno scorsi. Ai sindaci trevigiani certo non basta. Il punto però non è quanto ricevono i Comuni trevigiani dal FSC, un anno rispetto all’altro: infatti dal 2013 la quota di riparto destinata alla provincia di Treviso è stata più o meno costante, con variazioni da un anno all’altro dell’ordine di qualche centinaio di migliaia di euro, il che incide poco. Il punto è invece il rapporto tra quanto i Comuni contribuiscono al FSC e quanto ricevono. E qui, oggettivamente, sono dolori. Le cifre, elaborate dal Gruppo Finanza locale dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana, non lasciano spazi a interpretazioni o dubbi.

Nel 2020 i Comuni della Marca Trevigiana riceveranno attraverso il FSC 64,5 milioni di euro. Di cui ben 52,5 milioni di euro sono il ristorno da parte dello Stato dell’Imu sull’abitazione principale, abolita nel 2013, il cui mancato introito diretto ai Comuni è stato sostituito da un trasferimento statale.  Questo ammontare (i 52,5 milioni di euro) non va considerato come una “risorsa aggiuntiva” che entra nelle casse dei Comuni: se non fosse stata abolita sarebbe entrata come tributo comunale. Se dunque neutralizziamo questa entrata, troviamo quanto realmente entra nelle casse dei Comuni trevigiani dal FSC, ovvero 12 milioni di euro (64,5-52,5 milioni). Dato che l’intera provincia alimenta il FSC con 38,8 milioni di euro (pari a ciò che l’Agenzia delle Entrate si trattiene dal versamento dell’Imu non prima casa), appare chiaro che il saldo tra dato e ricevuto è negativo per 26,8 milioni di euro. Per dirla tutta, poi, a questo dato andrebbero aggiunti i 71,5 milioni di euro di Imu sui fabbricati della categoria D (i capannoni) che le imprese della Marca versano ogni anno direttamente allo Stato (anche se l’Imu sarebbe un’imposta comunale). Sommando i due importi negativi, alla Marca nel 2020 vengono a mancare 98,5 milioni di euro. Da qui si comprende la rabbia dei primi cittadini, rappresentati dall'associazione Comuni della Marca Trevigiana, che però in questi anni non sono stati con le mani in mano e, in assenza di risultati sul piano politico dovuti alla “sordità” dello Stato, ha intrapreso una battaglia sul fronte giudiziario avviando una serie di azioni legali.

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