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Smart working? Secondo Federmanager lo fanno più i manager che i dipendenti

Un sondaggio sul lavoro agile nelle aziende trevigiane e bellunesi in tempi di pandemia ha dato qualche sorpresa: il 49% dei manager ha lavorato da casa contro il 47% dei dipendenti

Smart working in tempo di pandemia. Una rivoluzione nelle aziende, dettata dall’emergenza Covid-19, ma potrebbe anche diventare una trasformazione definitiva. Ad analizzarne l’utilizzo nel corso del 2020 assieme alle previsioni per l’anno in corso ci ha pensato Federmanager Treviso e Belluno, associazione che raggruppa 1200 dirigenti di aziende industriali delle due province, grazie ad un sondaggio che ha coinvolto i propri associati. Con qualche dato sorprendente. Ad, esempio, nel 2020 della pandemia sono stati più i dirigenti d’azienda a lavorare in smart working (49%) rispetto ai dipendenti (47%).

Ben metà delle aziende delle due province, trevigiana e bellunese, hanno avuto nel 2020 più del 50% di dipendenti in smart working ed un azienda su quattro addirittura oltre il 75%. Percentuali doppie rispetto a quanto rilevato prima dell’emergenza Covid-19, in cui la percentuale di lavoratori in Smart Working nel nostro paese si attestava sul 28% (26% nel Nord Italia). Ma molto più grande è stato, invece, il numero di dirigenti in smart working: sempre nel 2020 quasi la metà delle aziende ha fatto lavorare da casa oltre il 75% dei propri manager. Le previsioni post-emergenza sono di un calo ma un azienda su quattro avrà comunque sempre oltre il 50% di dirigenti che lavoreranno da casa. In totale, secondo il sondaggio di Federmanager, l’incidenza dello Smart Working, pur calando, risulterà comunque significativa, pari al 31% per il personale ed al 34% per i dirigenti.

Ma come giudicano questa novità i dirigenti trevigiani e bellunesi? Per ben il 90% è stata positiva o addirittura molto positiva. Solo per l’8,7% invece è stata negativa. Per un dirigente su tre, inoltre, lo smart working ha anche aumentato la produttività dell’azienda. Anche se prevale l’idea di una differenza leggera dal punto di vista produttivo: il 38% crede che non cambi nulla rispetto a prima. Per i manager i principali vantaggi del lavoro da casa sono una riduzione dei costi (per il 62,5%), una maggior sostenibilità ambientale (per il 44,9%) ed una maggior efficienza (39%). Tra gli svantaggi, invece, prevale l’aspetto di avere minori relazioni sociali (per il 73%) e il rischio di isolamento (51,8%).

“Siamo partiti impreparati ­– spiega il presidente di Federmanager Treviso e Belluno, Adriano De Sandre – ma questa pandemia ci ha comunque insegnato molto, nonostante non sia ancora del tutto chiaro quale sarà l’impatto definitivo. Ed i manager si sono dimostrati all’altezza della situazione. Quel che è certo è che con lo smart working cambieranno profondamente i paradigmi della managerialità e della gestione delle imprese. Il nostro sondaggio dimostra che moltissime aziende hanno trovato vantaggioso il poter far lavorare personale e dirigenti da casa. Non è una novità assoluta, ma il fatto di avere più del 50% di persone in smart working ha avuto un impatto sul come deve cambiare lo stile di management. Ad esempio, motivando le persone sugli obiettivi. Nulla sarà più come prima. Cambieranno i posti di lavoro, i trasporti, ma anche le nostre abitazioni, magari con la creazione di uffici condivisi. Insomma, dovremmo progettare le nostre case tenendo conto di dove posizionare l’ufficio. Sarà sicuramente una rivoluzione, ma non dimentichiamoci che le relazioni sociali rimangono un elemento fondamentale per la coesione e la crescita delle persone e anche delle aziende”.

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