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Economia Cessalto

Veneto che innova: tra Padova e Treviso 50% di start-up innovative

1.300 brevetti depositati. I risultati di un'indagine presentati venerdì mattina nel corso di un convegno che si è tenuto a Cessalto

CESSALTO - Investire nella creatività per crescere, anzi per tornare a crescere. Per gli imprenditori veneti la sfida per agganciare il treno della ripresa globale si gioca anche, se non soprattutto, sulla capacità di innovare i propri prodotti e servizi. Un messaggio lanciato forte e chiaro dal centinaio di imprenditori veneti e friulani che Salone d’Impresa ha riunito nello stabilimento della Imesa, a Cessalto (Treviso) per il quinto appuntamento del ciclo di incontri “Rimettere le Scarpe ai Sogni”. “L’Italia degli Innovatori. Esempi nel mondo di creatività italiana”, il titolo dell’evento, organizzato in collaborazione con PwC, Pasta Zara e Cisco Italy con il partner Sinthera Srl.

L’incontro si è avvalso della partnership di Unioncamere del Veneto, che ha diffuso un focus sul “Veneto della Creatività”. Dall’indagine emerge lo spaccato di una regione che ha nella capacità di innovare uno dei suoi punti di forza, ma che può e deve fare ancora di più. «La capacità innovativa si misura attraverso vari indicatori statistici. Il principale è dato dal rapporto tra la spesa sostenuta per attività di ricerca e sviluppo sul Pil. Per l’Italia tale indice è pari a 1,27% (il target fissato dall’Unione Europea è 1,53% entro il 2020), mentre per il Veneto è pari a 1,03%», ha detto Serafino Pitingaro, responsabile dell’Ufficio Studi di Unioncamere.

In Veneto la spesa annuale per ricerca ammonta a 1,5 miliardi di euro, di cui Università e istituzioni pubbliche e private no profit si fanno carico solo per un terzo. Le imprese, invece, investono circa 1 miliardo all’anno, pari allo 0,7% del Pil regionale. Gli addetti allo sviluppo e ricerca sono circa 22 mila, di cui 15 mila nelle imprese. E’ il settore manifatturiero il comparto che più investe in creatività. Da solo copre circa il 70% della spesa che il Veneto sostiene per l’innovazione, seguito dal commercio (14%) e dai servizi di informazione e comunicazione (7%). Nell’ambito del manifatturiero, sono le imprese meccaniche a scommettere di più nella ricerca (investendo il 26% della spesa per ricerca del comparto), seguite dal tessile, ottica ed elettronica e dalla chimica- gomma-plastica.

Le imprese innovatrici, ovvero che hanno introdotto almeno una tipologia di innovazione nell’ultimo triennio, sono quasi 39 mila, il 37% delle aziende venete, ponendo la nostra regione al quarto posto in Italia dopo Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Il Veneto è invece al quinto posto in Italia per numero di brevetti registrati rispetto alla popolazione residente. «Se consideriamo le domande di brevettazione industriale depositate presso le Camere di Commercio, nel 2013 le invenzioni hanno sfiorato quota 1.300, con oltre 300 brevetti per le province di Padova, Vicenza e Verona, seguite da Treviso (217)», prosegue Pitingaro, «Con 42,5 invenzioni depositate per centomila abitanti la provincia di Padova è sul podio più alto, seguita da Vicenza (38,5), Verona (29), Treviso (24)». Infine, uno sguardo alle start-up innovative. In Veneto se ne contano 154 pari all’8,3% del totale nazionale. Più del 50% si concentrano tra le province di Padova (50) e Treviso (33), seguite da Verona (29) e Venezia (26).

«L’Italia degli Innovatori è solo una metafora del Nordest che, come “laboratorio”, sta già presentando una linea precisa e profonda di cambiamento», ha commentato Ferdinando Azzariti, presidente di Salone d’Impresa, «E’ quella delineata da un gruppo di imprese del  Nordest che hanno bilanci in attivo, che stanno avendo trend di crescita a doppia cifra, che stanno producendo ricchezza e nuovi posti di lavoro: in poche parole “che stanno andando bene”». Azzariti traccia anche un identikit di queste imprese. «Sono aziende di settori diversi, di dimensioni diverse, di tecnologie diverse, ma unite da un paradigma evolutivo fatto di 5 i : imprenditorialità, investimenti, innovazione, internazionalizzazione, integrazione. Questo è il nuovo vento che sta modificando il fare impresa a Nordest e non solo», conclude il presidente di Salone d’Impresa.

L’incontro è proseguito con gli interventi di Omar Cadamuro Senior Manager PwC, Stefano Pambianchi responsabile Business Solution Cisco Italy e Luca Turco socio fondatore di Sinthera Srl, che hanno illustrato la loro visione derivante da esperienze, metodi e strumenti innovativi nazionali ed internazionali così da avere una visione globale confrontabile con la realtà locale.

Uno dei momenti più interessanti dell’iniziativa è stato il cenacolo tra gli imprenditori, con una tavola rotonda che ha messo a confronto tre esperienze aziendali all’insegna della capacità di innovare. A iniziare da quella di Imesa Spa, impresa attiva da oltre quarant’anni e oggi azienda leader italiana nella produzione di macchine e sistemi per lavanderie. «Insieme all’estrema flessibilità produttiva, l’innovazione ha rappresentato per Imesa il vero vantaggio competitivo», ha spiegato l’amministratore delegato Luciano Miotto, «La capacità del nostro ufficio R&D (Ricerca e sviluppo) di captare segnali e di cogliere idee provenienti da mercati molto lontani da quello della lavanderia ha consentito alla nostra azienda di progettare prodotti che si differenziano dai principali concorrenti in modo sostanziale, spostando il confronto su un piano completamente diverso da quello tradizionale del prezzo. Flessibilità ed innovazione sono due valori che ho portato anche in ASAC, l’azienda che io e mio fratello abbiamo acquistato l’anno scorso. Un’azienda che ci ha affascinato per l’originalità e la potenzialità dei prodotti offerti». Asac è specializzata nella produzione di hardware e software per la raccolta e gestione dei dati.

«Il tempo dell’Internet delle Cose è giunto», ha analizzato Roberto Siagri, presidente di Eurotech Spa, «la combinazione di infrastruttura di comunicazione capillare e a banda larga, di infrastruttura di calcolo e di archiviazione dati come utility, di oggetti smart diffusi nell’ambiente e di piattaforme software di integrazione dati creerà una rivoluzione cambriana dei modelli di business. E solo chi saprà mutare potrà avere il passaporto per entrare in questo nuovo mondo».

«Una visione, un proposito d’impresa, si deve articolare in una catena sequenziale, che va dall’idea alla fattibilità, all’applicazione e alla comunicazione», ha aggiunto Fabrizio Tamburini, presidente di Twist Off, che si occupa di ricerca e applicazione di onde radio per la comunicazione wireless, «Fattibilità di un’idea è trovare il metodo per verificarne il valore e i fondi indispensabili per la verifica, usando i propri averi e la propria credibilità. Applicazione significa trovare investimenti, risorse e valorizzare il know-how posseduto e in formazione. Ogni applicazione deve essere ideata come se fosse nata solo per le esigenze del mondo reale. Comunicazione, dare valore ai nostri sforzi e coinvolgere la base e far vedere la propria idea come potenziale necessità». Tamburini ha dato anche alcuni consigli a chi ha in mente di avviare una nuova impresa. «Contagiare le persone con i propri sogni. Imparare dalle sconfitte e dalle esperienze negative, anche da quei confronti inutili nei quali non si può avere alcuna speranza, in quanto non si basano sulla competitività», ha concluso, «Il rischio e la comunicazione sono la base di ogni impresa, soprattutto oggi nell'era di internet, dove le informazioni volano come il vento. Per diffondere l'idea nella vendita, ogni tipo di comunicazione deve essere fatta da top a down, altrimenti ci si smarrisce nelle sabbie mobili dei luoghi comuni e nei blog».

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