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Tagli alla rivalutazione pensionistica, i sindacati chiamano alla mobilitazione

Oltre 67mila le pensioni trevigiane interessate dal taglio previsto nella Legge di Bilancio. Venerdì 28 presidio unitario e assemblea aperta di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil davanti alla Prefettura di Treviso

Un vero e proprio furto sulle pensioni medio-basse che interessa più di 7 milioni di pensionati italiani, e oltre 67mila nella sola Marca Trevigiana, sostanzialmente gli stessi che hanno subito il blocco della Monti-Fornero. Questo il giudizio perentorio di SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL provinciali, che contro la manovra finanziaria del Governo giallo-verde sono già pronti a mobilitarsi. L’appuntamento è fissato per venerdì 28 dicembre, alle ore 10.30, davanti alla Prefettura in Piazza dei Signori a Treviso, così come in tutte le altre città d’Italia.

Qui, le sigle dei pensionati trevigiani invitano tutti i cittadini a un’assemblea aperta “perché è giusto che le persone siano informate su ciò che realmente sta facendo il Governo, al di là degli slogan e delle tanto sbandierate misure che non si sa nemmeno se entreranno in vigore - tuona Paolino Barbiero, segretario generale dello SPI CGIL Treviso - Dopo 8 riforme, 10 interventi sul sistema pensionistico, dopo la Fornero e il bonus Poletti, finalmente dal 1° gennaio 2019 si doveva tornare a un meccanismo di rivalutazione in grado di tutelare almeno un po’ il potere d'acquisto dei pensionati, così come si era impegnato a fare il precedente Governo. Se, invece, il trio Conte-Salvini-Di Maio e il Parlamento daranno seguito all’emendamento sulla legge di bilancio, riducendo per tre anni (dal 2019 al 2021) la rivalutazione degli assegni superiori a 1.540 euro mensili lordi, verrà perpetrato l’ennesimo furto ai danni dei pensionati”.

“Una mossa ingiusta e inaccettabile - rincara Barbiero - stiamo parlando di persone che hanno versato 40 anni e più di contributi, che hanno lavorato una vita intera e che con la loro contribuzione hanno coperto anche le spese per i trattamenti sociali e quelli sotto il minimo. Non di certo i paperoni, bensì pensionati che portano a casa circa 1.200 o al massimo 2.000 euro netti, anche perché soggetti a una delle tassazioni più alte d’Europa e che così, all’anno si vedranno sottrarre dai 60 ai 120 euro; perdita che si traduce per il resto della vita del pensionato”.

“Oltre al taglio sulla perequazione - aggiunge Barbiero - che l’INPS dovrà peraltro ratificare, la finanziaria non prevede altro, nessuna misura per i giovani e nemmeno l’ampliamento di quelle fondamentali come l’APe Sociale e l’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci o con mansioni usuranti”. Un giudizio fortemente negativo, dunque, quello di SPI CGIL, FNP CISL E UILP UIL sull’intera manovra.

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