Tassa sulle cartine: la trevigiana ITA rinuncia a 100 nuove assunzioni

La denuncia dell'International Tobacco Agency con sede a Carbonera: «Il Monopolio ha interpretato in modo così restrittivo la Legge da creare situazioni paradossali»

In foto la sede dell'azienda ITA a Carbonera

Con il nuovo anno è entrata in vigore la cosiddetta “Tassa sulle Cartine” prevista dalla legge Finanziaria. L’imposta che prevede un contributo di 0,0036 euro a cartina, raddoppiando più o meno il costo delle sigarette fai da te e incidendo pesantemente sulle aziende italiane del settore.

Tra queste c’è di ITA, International Tobacco Agency, una delle aziende di riferimento con sede a Carbonera, un giro d’affari di 50 milioni di euro e 280 dipendenti. Per l’azienda, che commercializza in particolare accendini, cartine e prodotti per tabaccherie e cartolerie, ad aggravare la situazione c’è la poca chiarezza con cui la legge è stata messa in atto, che ha precipitato il settore in una situazione di incertezza in cui, nel dubbio, grossisti e tabaccai non fanno più acquisti. Spiega Marco Fabbrini, amministratore delegato di ITA: «la determinazione direttoriale, pubblicata il 31 dicembre 2019 sul sito dell’Agenzia Dogane Monopoli, ha regolamentato in modo poco chiaro gli aspetti amministrativi e le condizioni per la commercializzazione dei prodotti accessori, imponendo onerosi e complicati obblighi e solo 8 giorni per l’adempimento. Il risultato è che nessuno era pronto alla scadenza, noi per primi abbiamo iniziato a fatturare dopo la metà del mese, ancora oggi i codici forniti dal monopolio non sono definitivi. Insomma, un caos in cui grossisti e tabaccai non stanno più acquistando i prodotti. Il Monopolio ha interpretato in modo così restrittivo la Legge da creare situazioni paradossali: ci è stato proibito di svolgere qualsiasi attività promozionale di cartine e filtri e persino di portare in esposizione le cartine alle fiere dei tabaccai. Per una fiera in programma nei prossimi giorni abbiamo dovuto fare ricorso d’urgenza al TAR (vinto) ma per le prossime dovremmo aspettare marzo perché il TAR entri nel merito della decisione.

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Oltre al danno, la beffa: non c’è nessun controllo sulle vendite di prodotti dall'estero che continuano senza applicazione dell’imposta, con il risultato che molti nostri clienti hanno iniziato a rifornirsi fuori dall'Italia dove i prezzi sono rimasti invariati. Peggio ancora con le vendite online: Amazon ha tolto dai venditori di cartine le aziende italiane (perché la finanziaria prevede che solo i tabaccai possano venderle) ma ha lasciato le straniere. In questo modo il consumatore continua a comprare online dall'estero, il colosso americano ci guadagna, e l’industria italiana viene penalizzata.  Sia noi che gli altri operatori del settore stiamo insistendo a livello governativo per una proroga semestrale del provvedimento, come avvenuto per tasse con incidenza sul gettito e sulla salute (quella sulla plastica e quella sugli zuccheri) decisamente più rilevanti, così che ci sia tempo per definire bene la normativa e soprattutto i controlli. Inoltre stiamo lavorando alla creazione di un’associazione per difendere il nostro lavoro: al momento guadagnano solo le aziende che non si sono registrate, quelle estere o non a norma, che sfruttano l’assenza di controlli e fanno come se niente fosse. Le nostre vendite di cartine fino ad oggi sono diminuite del 60% rispetto allo scorso anno. Abbiamo già rinunciato al piano di 100 nuove assunzioni in tre anni che avevamo stimato la scorsa primavera, ma se questo trend verrà confermato nei prossimi mesi, dovremo valutare di non rinnovare diversi contratti di lavoro in scadenza».

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