«Le aziende trevigiane pagano il 20% in più di tasse rispetto alla media europea»

A dirlo è l’ultimo Rapporto “Paying Taxes” della Banca Mondiale. Mattia Panazzolo, vicedirettore della CNA di Treviso commenta i dati con preoccupazione e prova a dare una soluzione

In foto: Mattia Panazzolo

Le imprese trevigiane, così come quelle italiane, pagano oltre 20 punti percentuali in più di tasse rispetto alla media europea e 18,6 punti in più rispetto alla media mondiale.  La notizia è nota ma fa pur sempre male vederla scritta nero su bianco nell’ultimo Rapporto “Paying Taxes” della Banca Mondiale.

«Fa male perché registra lo svantaggio competitivo delle imprese italiane rispetto al resto del mondo – afferma Mattia Panazzolo, vicedirettore di CNA territoriale Treviso - Assieme al carico burocratico, che non ha eguali in nessun paese civilizzato, la pressione fiscale è una palla al piede per la competitività dell’economia italiana. Se siamo ancora un’economia ai primi posti nel mondo (il nono oggi, ma nel 1991 eravamo al quarto posto!) lo dobbiamo alla nostra imprenditoria e ai nostri lavoratori, tra i più qualificati a livello globale, e a una manifattura d’eccellenza. Ma quanto potrà ancora durare se non si mette mano a una seria riforma di fisco e burocrazia?». Il rapporto della Banca Mondiale confronta 190 economie e fotografa l’incidenza della tassazione dell’attività produttiva nei singoli paesi, attraverso un caso di studio che ha ad oggetto un’impresa domestica di medie dimensioni. Il rapporto esamina tre indicatori: il carico fiscale e contributivo per le imprese; il tempo necessario per i diversi adempimenti; il numero dei versamenti effettuati. A questi si aggiunge poi il post filing index, che misura i tempi per ottenere un rimborso Iva, ovvero per correggere un mero errore nella dichiarazione dei redditi. Su tali parametri l’Italia è il Paese messo peggio di tutti in Europa, con un total tax & contribution rate di 59,1%, il che significa che fatto 100 il reddito di impresa, 59,1 euro vanno allo Stato sotto forma di prelievo fiscale, contributivo e relativa incidenza burocratica. Il total tax & contribution rate medio europeo è invece del 38,9%. Se a livello europeo siamo il fanalino di coda, gli ultimi in classifica, a livello mondiale il nostro Paese è collocato al 128º posto su 189, subito dopo il Mozambico e prima della Libia. Il total tax & contribution rate medio mondiale è del 40,5%. Rispetto al 2017, per l’Italia c’è stato un consistente peggioramento di ben 6 punti percentuali, con il total tax rate da 53,1% schizzato 59,1%, dovuto alla fine dell’esonero contributo che il governo Renzi aveva previsto per dare fiato all’impresa. Il peso contributivo in Italia, attualmente al 33%, è il più alto tra i paesi Ocse. Anche il dato sul carico burocratico fa riflettere. Nel nostro Paese servono ogni anno 238 ore per smaltire gli adempimenti fiscali a carico delle imprese. Nei Paesi dell’Unione Europea ne bastano 161.

Cosa fare?

Alcuni provvedimenti sul fronte fiscale abbatterebbero immediatamente di dieci punti il total tax & contribution rate senza contraccolpi pesanti per le casse dello Stato: l’aumento della franchigia Irap, l’adozione del regime Iri al 24%, la totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali d’impresa e la semplificazione e rimodulazione delle aliquote fiscali. Sul fronte della riduzione del carico burocratico, la tecnologia digitale deve essere usata per semplificare, cosa che finora non sta ancora avvenendo. «L’avvento del digitale è positivo se utilizzato per diminuire gli adempimenti a carico dell’impresa e semplificare i suoi rapporti con lo Stato – afferma Mattia Panazzolo -. Attualmente però non si è ancora innescato un circolo virtuoso perchè le soluzioni digitali vengono introdotte a procedure invariate, diventando a loro volta una procedura in più i cui costi vengono scaricati sull’impresa e sul consumatore finale».

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Un esempio?

L'introduzione della fatturazione elettronica ha determinato notevoli sforzi e costi di adattamento da parte delle imprese, ma le procedure relative all'iva non sono state affatto semplificate: reverse charge, split payment e liquidazione dell'iva sono purtroppo ancora all'ordine del giorno. Il digitale permetterebbe già oggi di velocizzare in maniera decisa e senza costi anche la compensazione e il rimborso dei crediti delle imprese. Lo Stato tende invece a rendere le compensazioni sempre più difficoltose con il malcelato obiettivo di "fare cassa" a spese delle imprese: un comportamento non più sostenibile.  

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