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Giancarlo Zanatta con Federico Buffa durante la presentazione del libro, a palazzo Giacomelli a Treviso

Giancarlo Zanatta con Federico Buffa durante la presentazione del libro, a palazzo Giacomelli a Treviso

"Diario del fare": l'autobiografia del fondatore e proprietario di Tecnica

Giancarlo Zanatta, da poco 80enne, ha deciso di raccontare la storia della sua vita e della sua straordinaria avventura imprenditoriale, rinunciando al riserbo che lo ha sempre contraddistinto

“Io faccio scarpe”. Con queste tre semplici parole si definisce Giancarlo Zanatta. Corretto ma quantomeno riduttivo per il creatore di uno dei più grandi gruppi industriali dello sportsystem mondiale, che conta marchi come Tecnica, Nordica, Blizzard, Moon Boot, Lowa e Rollerblade. Il fondatore e proprietario di Tecnica Group ha compiuto 80 anni e ha ceduto ad una richiesta che gli veniva fatta da tempo: raccontare la storia della sua vita e della sua straordinaria avventura imprenditoriale, rinunciando al riserbo che lo ha sempre contraddistinto. «Io non sono mica uno scrittore, io faccio scarpe». Eppure la sua è una vicenda che merita di essere tramandata, perché non è solo la storia di un uomo, ma di un mondo intero che stava cambiando, di una produzione artigianale che diventava grande industria, di una società che scopriva lo sci come passatempo di massa. 

Zanatta racconta la storia partendo dal bisnonno contadino e dal figlio, il nonno, che a causa di un incidente alle gambe deve inventarsi una nuova professione, cominciando a fare il calzolaio. Siamo a Giavera del Montello, un paese di poche migliaia di abitanti in provincia di Treviso. Quell’incidente segna il destino della famiglia Zanatta, e l’infanzia di Giancarlo, cresciuto in bottega, dove inevitabilmente, per osmosi quasi, impara le basi del mestiere. Il primo incarico, a sei anni, è raddrizzare i chiodi per riutilizzarli, battendoli sui sassi recuperati dal greto del fiume Piave. Ma Giancarlo Zanatta non è tipo da subire passivamente il destino, in quelle scarpe vede il suo futuro, anche se i genitori lo sognano impiegato in banca. Così si impunta, ottiene il “diritto di imparare”, e non solo in bottega, ma da altri esperti del territorio; prima va a lezione da un artigiano la domenica mattina, e in seguito frequenta la scuola di modellismo tecnico calzaturiero a Milano. Zanatta ripercorre la giovinezza, i chilometri in bicicletta con il pranzo preparato dalla mamma in borsa, il periodo passato a tagliare anfibi militari alla Nordica (che, ironia della sorte, avrebbe acquisito dopo 50 anni). In Giancarlo non c’è solo la voglia di “fare bene”, c’è il DNA dell’imprenditore, la necessità di creare qualcosa in più, la lucida consapevolezza che restare fermi non basta. Pece, grasso animale, pelli di foca: siamo alla fine degli anni ‘50, il mondo delle scarpe è lontanissimo da quello che conosciamo, ma è pronto a un grande salto di qualità. La storia di Giancarlo Zanatta è quindi la storia dello sviluppo dello sci come lo conosciamo oggi.

È il primo viaggio negli Stati Uniti, ad esempio, a far capire a Giancarlo Zanatta il futuro degli scarponi da sci. È il 1967. A Denver è stato inventato uno scarpone in sola plastica. Giancarlo però comprende che per essere un successo deve essere anche comodo, da qui l’idea geniale dello scarpone a doppio materiale. Per fare qualcosa che semplicemente nel tuo settore non esiste devi guardare altrove; Giancarlo Zanatta trova le risposte che cerca da un lato in un esperto americano di polimeri, dall’altro nel settore automobilistico, in un’azienda piemontese che fa stampi per la Fiat. La storia di Zanatta è segnata da questa continua ricerca, dalla costante voglia di provare strade nuove, dal cercare ispirazione in cose apparentemente lontane come lo sbarco sulla luna che, nel 1969, diventa lo spunto per creare uno dei più duraturi successi commerciali del Gruppo (nonché uno dei più imitati), il Moon Boot. Giancarlo ha voluto chiamare la sua autobiografia “Diario del fare”, la sua però non è solo capacità di produrre, ma di creare, di vedere quello che ancora non c’è, di trovare gli strumenti e le persone adatte, a cui dare fiducia. Ci sono tanti nomi in questo libro, John Stahler, Michel Rayot, Werner Riethmann, collaboratori per 30 o 40 anni, che Zanatta ricorda e ringrazia. Traspare un costante bisogno di confronto, non mediato dalla tecnologia, neanche oggi: “Detesto questo abuso delle e-mail. Con le persone si parla, si dialoga. Si spende del tempo, ma bisogna rendersi conto di persona dell’effetto che fanno le proprie parole”.

Il Diario attraversa tutta l’evoluzione di questo mondo, in cui ha saputo essere avanti a tutti; i primi viaggi tra Giappone, Norvegia, Svezia, le collaborazioni con i nomi della moda come Pierre Cardin o Jean Charles de Castelbajac, l’uso di nuovi materiali come il Gore-Tex, la necessità di de-stagionalizzare i marchi per avere maggiore equilibrio. Racconta la fase delle acquisizioni, gli anni di Marker e della collaborazione con Völkl, e poi Dolomite, Nitro, Lotto, tutti grandi marchi che hanno attraversato la galassia del Gruppo, i periodi difficili così come quelli di espansione, il passaggio generazionale e l’apertura ai manager non famigliari. Cosa farò da grande? Si chiede alla fine del diario. “Finché posso mi mantengo aggiornato, partecipo alle fiere, incontro agenti e responsabili del prodotto, e continuo a fare ciò che ho sempre fatto. Gli unici hobby che posso prendere in considerazione sono viaggiare, curiosare, imparare ancora.”

Il libro è in vendita online sullo store di Tecnica Group (www.tecnicagroup.com) il ricavato andrà devoluto interamente all’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

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