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Sabato, 22 Gennaio 2022
Economia

Frodi in edilizia, CNA: «Non si combattono caricando di burocrazia e di costi gli onesti»

Il decreto antifrodi sta bloccando i lavori del comparto casa legati ai “bonus minori”

L’Italia è un paese bizzarro: per scoraggiare o punire qualche truffatore si penalizza la maggioranza di cittadini e imprenditori onesti. È accaduto anche nel caso del decreto antifrodi del 12 novembre scorso che ha esteso ai “bonus minori” dell’edilizia (esclusi quelli non cedibili ovvero il bonus mobili e il bonus verde) l’obbligo del visto di conformità e dell’asseverazione in caso di cessione del credito o sconto in fattura, con un aggravio burocratico e di costi a carico del contribuente. L’asseverazione riguarda la congruità delle spese sostenute mentre il visto di conformità riguarda la documentazione che attesta la sussistenza del diritto alla detrazione. La prima deve essere rilasciata da un tecnico abilitato (architetto, ingegnere, geometra, etc.), la seconda da un commercialista.

I nuovi adempimenti e costi riguardano i bonus dell’edilizia “facciate”, “riqualificazione energetica”, “ristrutturazioni” e “sisma” e sono a carico dell’utente finale che abbia scelto di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura. Faranno lievitare di un bel po’ i costi, pesando soprattutto sugli importi più piccoli. Le imprese del comparto casa si sono bloccate in attesa di capire gli impatti della nuova norma. Si sono fermati anche i cittadini che stanno rifacendo i conti sulle previsioni di spesa degli interventi sul proprio immobile. 

«CNA si è subito attivata per sollecitare chiarimenti e ha presentato alcune proposte per scongiurare che le norme antifrode penalizzino imprese e committenti – spiega Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso -. Questa norma rischia di bloccare il comparto casa nella sua funzione anticiclica di rimessa in moto dell’economia del territorio. Le frodi in edilizia non si prevengono aumentando gli adempimenti ma mettendo chiare regole di accesso al mercato da parte delle imprese e delle loro maestranze che devono essere qualificate. Oggigiorno all’impresa edile si richiede di essere un tecnico energetico eppure per iniziare l’attività in edilizia non è chiesta alcuna abilitazione professionale. Molte truffe si verificano perché ci sono imprese improvvisate che si buttano a capo fitto in un settore che pensano redditizio senza avere la struttura e le competenze necessarie per fornire un servizio adeguato».

«Con tre cantieri ho dovuto fermarmi in attesa di chiarimenti – conferma Luca Frare, presidente di CNA territoriale di Treviso e impiantista termoidraulico -. Il problema è che hai un preventivo approvato dal cliente che si trova a dover affrontare dei costi, anche rilevanti, non previsti. Le norme che arrivano in corso d’opera mettono in difficoltà tutti e non ci consentono di lavorare con la serenità e la programmazione necessarie»

CNA chiede che, come per il 110%, i costi di visti di conformità e asseverazioni possano rientrare nella copertura del bonus ovvero essere detraibili e che, soprattutto, vi sia un esonero di questi due adempimenti per le spese di importi più bassi. Servirà inoltre una sanatoria per eventuali errori commessi in buona fede, per evitare di compromettere l’efficacia della cessione del credito o dello sconto. È invece già stata recepita dall’Agenzia delle Entrate una richiesta dell’Associazione che solleva dall’obbligo di visto di conformità quei contribuenti che hanno ricevuto le fatture dal fornitore prima del 12 novembre.

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