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Sblocco avanzo di amministrazione, i Comuni trevigiani incassano il primo risultato

Martedì a Roma una delegazione dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana ha incontrato il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Massimo Bitonci

TREVISO Ieri, martedì 2 ottobre, l’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, scesa in delegazione a Roma, ha presentato al sottosegretario al Ministero Economia e delle Finanze Massimo Bitonci il documento “Piattaforma per una migliore finanza pubblica”, con le 10 richieste dei Comuni trevigiani per evitare il collasso. Il documento, elaborato dal gruppo di lavoro “Finanza Locale” dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, era stato presentato ai parlamentari trevigiani lunedì 24 settembre, in un incontro a Treviso a cui si erano presentati la senatrice Sonia Fregolent e i deputati Angela Colmellere e Raffaele Baratto. È notizia di oggi, mercoledì 3 ottobre, che il MEF ha diramato una circolare che accoglie una delle richieste dei sindaci trevigiani: lo sblocco dell’utilizzo dell’avanzo di bilancio già per l’anno in corso, in attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale

«Un atto dovuto, la circolare del MEF che sblocca l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione in ottemperanza alle sentenze della Corte Costituzionale, che accogliamo come un punto a favore della lotta dei Comuni a vedersi riconosciuta dallo Stato l’autonomia di cui hanno diritto per Costituzione – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Ringrazio il sottosegretario Bitonci per averci convocato così velocemente e per essersi impegnato personalmente sulla questione. Non molleremo sugli altri 9 punti del documento che hanno a che fare con la stretta sopravvivenza dei nostri Comuni». 

Facevano parte della delegazione che si è recata a Roma presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre alla Presidente Barazza, anche i componenti del “Gruppo Finanza Locale” dell’Associazione Comuni  Marzio Favero, sindaco di Montebelluna, Ivano Cescon, segretario comunale di Montebelluna, e Paolo Baldassa, capo ragioniere del Comune di Villorba.

«Ringrazio Massimo Bitonci, che conosce i problemi dei Comuni perché è stato a sua volta sindaco, per averci immediatamente convocato – afferma Marzio Favero, sindaco di Montebelluna e coordinatore del Gruppo di Lavoro “Finanza Locale” -. Ha dedicato una grande attenzione al documento che abbiamo formulato e ci fa piacere prendere atto che oggi uno dei 10 punti delle nostre richieste ha già trovato accoglimento. Parliamo dello sblocco dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione che interessa paradossalmente i Comuni virtuosi, perché pochi cittadini lo sanno ma finora i Comuni che non avevano debito non potevano utilizzare il loro avanzo mentre i Comuni che avevano una quota di debito significativo lo potevano fare. Il dialogo aperto con il Ministero è importante perché la partita delle autonomie comunali vale per importanza quanto quella dell’autonomia regionale. Dopo anni di manovre finanziarie tutte volte a soffocare la capacità di spesa dei Comuni finalmente registriamo un intervento di segno contrario e adesso ci aspettiamo le risposte sugli altri punti perché sia chiaro che ciò che chiediamo come sindaci è semplicemente di poter disporre di quelle risorse minime e fondamentali per mettere in sicurezza le scuole, le strade e le infrastrutture del territorio. Non possiamo ridurci ad amministrare solo partecipando ai bandi di finanziamento che rispondono alla logica del “gratta e vinci”».

Tra le richieste avanzate del Documento: la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”; la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”; l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche); l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito; la soppressione del sistema della Tesoreria Unica; la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio; lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale; una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

LA REPLICA DEL PD «A questo punto non sappiamo se a Roma siano più incapaci o in malafede. In ogni caso la mancata comunicazione tra Governo e Regione, nonostante siano dello stesso partito, è grave, perché il gioco delle tre carte viene fatto sulla pelle dei sindaci e quindi dei cittadini». A dichiararlo sono la consigliera regionale del Partito Democratico Francesca Zottis e il deputato veneto Roger De Menech, che tornano sul caso del bando periferie attaccando l’esecutivo che aveva promesso soluzioni alternative. «La Lega imbroglia i Comuni», dicono Zottis e De Menech. «Il viceministro dell’Economia Garavaglia aveva rassicurato le amministrazioni locali sostenendo che il blocco dei finanziamenti, 1,6 miliardi in tutta Italia, 143,5 milioni di euro in Veneto, sarebbe stato ampiamente compensato dallo sblocco degli avanzi dei Comuni previsto con la prossima Legge di bilancio, permettendo così di avviare le opere più urgenti. Ad anticipare le risorse per quanto riguarda lo sblocco verticale sarebbero state le Regioni. Peccato che sia un libro delle favole perché almeno in Veneto non sarà possibile: l’assessore Forcolin ha già risposto ‘picche’ ed è stata approvata all’unanimità una delibera di Giunta che boccia questa ipotesi. Ci chiediamo come mai, prima di fare proclami, non sia stata verificata la fattibilità regionale: a distanza di sette mesi dal 4 marzo, la campagna elettorale dovrebbe essere finita». In questo modo, oltre a togliere 143,5 milioni al Veneto, il governo impedisce ai comuni di utilizzare gli eventuali avanzi di amministrazione.

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