Agevolazioni per gli Euro 3: «Il governo non deve aumentare le accise»

In provincia di Treviso sono 3.065 i mezzi Euro 3 dell’autotrasporto professionale merci su un totale di oltre 8mila che saranno esclusi dal recupero delle accise a partire dal prossimo 1 ottobre. Dal 1° gennaio 2021 il numero è destinato a salire perché si sommeranno anche 500 mezzi Euro 4

«Il carburante è una delle voci che più pesano nella gestione di un veicolo commerciale. E’ per questo che il combinato disposto dello stop alle agevolazioni per gli Euro 3, a partire dal 1° ottobre prossimo, e la proposta di aumentare le accise del gasolio per equipararle a quelle della benzina, rischiano di essere un “uno-due” da knock down per l’intero comparto dell’autotrasporto artigiano». La denuncia arriva da Danilo Vendrame, presidente gruppo trasporti Confartigianato Imprese Marca Trevigiana che afferma: «lo stop alle agevolazioni delle accise sul gasolio commerciale per l'autotrasporto per i mezzi fino a euro 3 (attualmente sono esclusi quelli fino a euro 2) è una misura che impatta in modo incredibile sul nostro settore. In provincia di Treviso sono 3.065 i mezzi Euro 3 dell’autotrasporto professionale merci su un totale di oltre 8mila che saranno esclusi dal recupero di parte delle accise a partire dal prossimo 1 ottobre. Si tratta per le imprese di una perdita superiore a 200 euro su 1.000 litri di gasolio acquistato alla pompa per il rifornimento di tali mezzi. In un anno la perdita media si attesta intorno ai 7.500 euro. Dal 1 gennaio 2021 il numero aumenterà perché si sommeranno anche 500 mezzi Euro 4. “Se a questo aggiungiamo -segnala con preoccupazione Vendrame- la prospettiva di un riallineamento a partire da gennaio 2021 delle accise sul gasolio, attualmente pari a 0.617 euro/litro, con quelle sulla benzina, pari a 0,728 euro/litro, finalizzata a recuperare risorse per la prossima manovra di bilancio, il rischio fallimento per le nostre imprese si concretizza pericolosamente».

Va tenuto conto inoltre che il contesto in cui operano le imprese italiane è caratterizzato da una più elevata pressione fiscale che nel 2020 è del 42,9%, di 1,4 punti superiore al 41,5% della media dell’Eurozona. In particolare, ad agosto 2020, le accise sul gasolio per autotrazione sono del 21,2% superiore alla media dei competitor dell’Eurozona e del 28% al di sopra della media Ue a 27. L’Italia è il paese dell’Unione a 27 con il maggior prelievo di accise sul gasolio. E in Italia la tassazione per unità di CO2 emessa nel settore dei trasporti è di 240 euro per tonnellata CO2, il 54,3% in più della media dei 18 paesi competitor nel trasporto merci internazionale su strada.

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«Nel 2006 l'allora Governo – precisa Vendrame - aveva recepito l’importanza per le imprese di compensare il gap esistente tra le accise italiane e quelle dei Paesi limitrofi. In effetti ad ogni successivo decreto per il loro aumento veniva sempre specificato "dall'aumento sono esclusi i trasportatori professionali". Il recupero delle accise costituisce una compensazione per assicurare competitività alle nostre imprese e non una tassa ecologica come la si vuol far passar adesso. Lancio un appello al Governo -conclude Vendrame-. Se si vogliono uniformare le accise con l’obiettivo della sostenibilità ambientale, si riducano a livello del gasolio quelle della benzina e non viceversa!E comunque, la categoria non accetterà nessuna modifica che non sia concordata guardando all’Europa e alle condizioni di tassazione a cui sono sottoposti i nostri competitors. Negli ultimi cinque anni infatti, nel trasporto internazionale la quota di mercato dei vettori nazionali dell’autotrasporto su strada è scesa di oltre cinque punti, passando dal 25,6% del 2014 al 20,0% del 2019. Rispetto alla Polonia, il principale competitor nel trasporto di merci su strada nell’Unione europea, il differenziale di tassazione per unità di CO2 sale all’81,4%, mentre quello delle accise sul gasolio arriva all’84,1%. Una situazione non più sostenibile».

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