Mercoledì, 4 Agosto 2021
Economia

Manifatturiero: in ripresa fiducia e produzione, preoccupa la carenza di materie prime

Il presidente Vendemiano Sartor: «Sotto stress in particolare otto settori che nella Marca Trevigiana contano 9.500 imprese artigiane con 28 mila addetti. Stimati 400 milioni di euro di maggiori costi». Gli otto settori: costruzioni, metallurgia, legno, gomma e materie plastiche, mobili, autoveicoli, prodotti in metallo e apparecchiature elettriche

Vendemiano Sartor

Allarme rosso sul rincaro delle materie prime, i cui costi sono andati alle stelle. Anche le imprese artigiane trevigiane ne stanno subendo le durissime conseguenze che mettono a rischio la già fragile ripresa. Tra i più colpiti, l’edilizia, ma anche legno e arredo, metallurgia, prodotti in metallo, gomma e materie plastiche, autoveicoli. Una situazione che nella Marca Trevigiana coinvolge quasi 9.500 imprese con quasi 28 mila addetti.

«Stimiamo un impatto potenziale di due miliardi di euro in Veneto, quasi 400 milioni per la nostra provincia di maggiori costi»: denuncia Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «Il nostro ufficio studi ha rilevato che ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle materie prime non energetiche sono stati del 33,4% rispetto a un anno prima, con un’accelerazione dei rincari che a marzo di quest’anno si attestavano al + 24% rispetto allo stesso mese del 2020.»

Nel dettaglio, i rincari maggiori si registrano per i metalli di base con +65,7% tra marzo 2020 e marzo 2021. Particolari tensioni per minerale di ferro con rincari annui del +88,1%, seguito da stagno (+77%), rame (+73,4%) e cobalto (+68,4%). E ancora zinco (+46,7%), nickel (+38,5%,), alluminio (+36,%), molibdeno (+32,4%). Allarme anche sul fronte delle materie prime energetiche, i cui prezzi a marzo 2021 aumentano addirittura del 93,6% su base annua.

Numerosi fattori stanno sostenendo la fiammata dei prezzi delle materie prime, in primis la ripresa della produzione mondiale. In parallelo, le catene produttive globali non sono riuscite a riorganizzarsi dopo lo shock Covid-19: l’offerta rarefatta per alcuni produttori si intreccia con difficoltà nella logistica delle merci. Scarseggiano, inoltre, materie prime necessarie per la produzione di beni che è cresciuta a seguito dell’emergenza sanitaria. L’ aumento dei prezzi è infine sostenuto dalla politica monetaria espansiva ed i bassi tassi di interesse sostengono la domanda speculativa.

«Uno scenario che ci preoccupa e che rischia di spegnere i primi segnali congiunturali positivi»: ragiona il presidente Sartor. «Quanto dureranno queste fiammate di prezzi e quanto incideranno sull'aumento dell'inflazione non è prevedibile oggi. È invece facile prevedere un aumento al consumatore dei prezzi dei beni di più largo consumo a partire dal prossimo autunno».

La doccia fredda delle materie prime è arrivata proprio nel momento di una ripresa delle attese sugli ordini, che a maggio sono in territorio positivo per tutti i settori e in marcata crescita rispetto ad aprile. Il saldo più elevato si riscontra per il manifatturiero (+15,6) e servizi di mercato (+13,2), settore che registra il miglioramento più accentuato (+11,9 punti rispetto ad aprile 2021). Il ritorno in territorio positivo dell’indicatore sulle attese degli ordini è avvenuto a fine 2020 per le imprese del manifatturiero e delle costruzioni mentre si è ritardato fino ad aprile 2021 per le imprese dei servizi di mercato e per il commercio. Una situazione che ha inciso anche sull’indice di fiducia delle imprese manifatturiere passato dal 106,0 di aprile 2021 a 110,2 di maggio: il quarto aumento congiunturale consecutivo.

«Confartigianato ha sottoposto al Governo in particolare i problemi dell’edilizia»: conclude Sartor. «L’aumento senza precedenti dei costi delle materie per il settore con la conseguente difficoltà di approvvigionamento, rischia di bloccare tanti cantieri avviati con il Superbonus del 110%, con gravi ripercussioni economiche, sociali e sull’attuazione del Pnrr».

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