Le cooperative agroalimentari di Belluno e Treviso in forte crescita

Si tratta di uno studio che Confcooperative Belluno e Treviso ha realizzato per il periodo 2008-2017 su un campione di 26 cooperative

Il convegno

Nelle province di Belluno e Treviso le cooperative agroalimentari del comparto vitivinicolo, di quello lattiero caseario e di quello ortofrutticolo godono di ottima salute. Lo testimoniano i dati contenuti ne “La sfida della crescita. La cooperazione agroalimentare a Belluno e Treviso”, uno studio che Confcooperative Belluno e Treviso ha realizzato per il periodo 2008-2017 su un campione di 26 cooperative e che è stato presentato mercoledì 20 marzo, in Camera di Commercio a Treviso.

I numeri espressi dal comparto sono importanti. Nel solo 2017 il settore agroalimentare cooperativo (che nelle due province raggruppa 11mila soci conferitori) ha realizzato ricavi vicini al miliardo di euro (per la precisione 945,2 milioni di euro nel 2017, contro 833,9 milioni di euro del 2016, con una crescita di +13,3%), di cui 640 milioni di euro di conferimenti per i soci (+15% rispetto al 2016), dando lavoro a 1.040 addetti, che salgono a circa 16mila se si considerano tutte le persone impiegate nelle diverse imprese agricole associate.

Commentando i risultati, il presidente interprovinciale di Confcooperative Belluno e Treviso, Valerio Cescon, ha messo in evidenza due aspetti che gli stanno particolarmente a cuore. “L'aver registrato risultati molto positivi, è per noi una grossa responsabilità e non deve comunque distrarci dall'obiettivo principale per il quale questa stessa ricerca è nata. Ossia, da un lato la volontà di Confcooperative di dare validi strumenti di analisi agli amministratori di imprese cooperative, che devono essere gestite bene da persone attente, competenti, appassionate, oneste. Dall'altro, la consapevolezza che un'impresa virtuosa può essere tale solo se opera in una logica di filiera e di sistema, come si è fatto ad esempio per il Prosecco”.

I DATI Confcooperative Belluno e Treviso nella ricerca sull'agroalimentare cooperativo, che è stata descritta dal direttore Filippo Conte, ha portato l’attenzione sul comportamento di alcuni indicatori economico – patrimoniali ed evidenziato gli scenari di mercato in cui le cooperative si muovono.    La ricerca evidenzia differenze nei tre settori, che crescono a diversa velocità. Il vitivinicolo viaggia a doppia cifra in molti indicatori, meno marcata è la crescita del lattiero-caseario, più stazionaria la situazione dell'ortofrutticolo. Ad esempio, per quanto riguarda le dimensioni aziendali, dal 2008 al 2017, in termini di valore della produzione, le cooperative vitivinicole sono cresciute del +160%, quelle del lattiero-caseario del +44%, l'ortofrutta del +31%. Allo stesso modo, gli investimenti realizzati nel decennio sono stati notevoli: 86 milioni di euro nel vitivinicolo, 17 milioni nel lattiero-caseario, 9 milioni per l'ortofrutta. Nell'export il Veneto è la prima regione d'Italia per esportazioni di vino ed esporta da sola un terzo della produzione. A garantire questo primato è ovviamente il successo planetario del  Prosecco. Ed è grazie al Prosecco che le cooperative vitivinicole del trevigiano realizzano  esportazioni per oltre il 50% del proprio fatturato, per un valore nel 2017 di 221 milioni di euro.

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LA TAVOLA ROTONDA Alla presentazione dei dati è seguita una tavola rotonda moderata dal professor Daniele Marini. Giorgio Mercuri, presidente nazionale di Confcooperative Fedagripesca ha evidenziato “la grande responsabilità di cui è investito oggi un amministratore di impresa cooperativa, chiamato a rispondere delle proprie decisioni alla base sociale”. Mercuri ha anche riflettuto “sull'importanza della sostenibilità ambientale e di come i cooperatori debbano far conoscere e comunicare quello che già fanno molto bene”. Primo Anselmi, presidente del coordinamento ortofrutticolo di Confcooperative Fedagri Veneto ha portato il punto di vista del proprio comparto. “Per farsi riconoscere come partner affidabili dalla grande distribuzione, la nostre cooperative agroalimentari devono dotarsi di una buona organizzazione di filiera ed essere realmente capaci di soddisfare le richieste del consumatore. Solo in questo modo possono occupare un posto di assoluto rispetto sugli scaffali dei supermercati”. All’estero questo tipo di cooperative possono essere eccezionali ambasciatrici del made in Italy se sono capaci di fare sistema e massa critica.

Augusto Guerriero, presidente di Lattebusche, intervenuto alla tavola rotonda come esponente del comparto lattiero-caseario, ha parlato soprattutto “del ruolo importante che la cooperazione agricola riveste nel territorio, al quale è saldamente legata e che cerca di valorizzare con il proprio operato”. Ha poi spiegato come per un'azienda quale Lattebusche sia fondamentale differenziare i canali distributivi: grande distribuzione, ma anche ingrosso, normal trade e poi punti vendita diretti, i classici spacci aziendali che consentono il rapporto diretto con il consumatore finale. Valerio Cescon, cooperatore vitivinicolo nonché presidente di Confcooperative Belluno e Treviso è infine tornato a insistere sull’obiettivo di avere “governance di qualità, preparate, rispettose dei valori della cooperazione; solo questo può rappresentare una  garanzia affinché un'impresa cooperativa sia gestita bene, al di là delle dimensioni e del modello organizzativo applicato”.

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