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Effetto Covid sul commercio, a fine 2021 a rischio 4mila attività

Il 2020 si è chiuso con un saldo di -390 aziende. I ristori tengono in vita ben 1500 imprese che a fine anno spariranno. Si prospetta per la Marca una perdita del 18% di posti di lavoro in meno e il 17% di attività che non vedranno la luce. Sono solo alcuni dei numeri della ricerca sulle imprese del terziario della provincia di Treviso realizzata da Unascom Treviso e Format Research

 

E' stato presentato a Treviso, nella sede della ConfCommercio provinciale, il “Report Covid” dell’Osservatorio Congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Treviso, commissionato da Unascom e realizzato da Format Research. L’indagine, presentata da Pierluigi Ascani di Format, commentata da Tullio Nunzi Commissario di Unascom, alla presenza dei presidenti delle quattro Ascom Federate dei mandamenti di Treviso (Federico Capraro), Oderzo (Rino Rinaldin), Castelfranco (Pierluigi Sartorello), Vittorio Veneto (Michele Paludetti), è stata realizzata nel mese di marzo, al 13° mese di pandemia, e ha indagato il sentiment su un campione rappresentativo di 800 imprese dell’universo terziario (41.422 nell’intera provincia), di vari settori e di dimensioni variabili da un minimo di 1 ad oltre 49 addetti. Cinque gli ambiti elaborati nell’indagine: effetti della crisi sul tessuto imprenditoriale, clima di fiducia, consumi e ricavi, occupazione, liquidità e credito. Ne esce una fotografia a tinte fosche, ma tutto sommato in linea con le attese e con il sentiment che già si respirava dal 2020. Incertezza, mancanza di fiducia, logorio, crollo della voglia di fare impresa, sono le tendenze dominanti che ora si fanno sentire.

Il sentiment delle imprese, il quadro congiunturale provinciale e i settori

A 13 mesi da inizio pandemia, nella provincia più colpita dai contagi del Veneto e tra le 10 più colpite in Italia, sono sparite dal mercato 390 imprese, si registrano circa il 17% in meno di iscrizioni. Compare un nuovo fenomeno, quello delle imprese “inattive”, meglio definite come “zombie”: sono circa 1500, sono agonizzanti e tenute in vita dai ristori, non sono nella condizione di chiudere per l’insostenibilità dei costi. A fine anno, potrebbero chiudere circa 4 mila imprese. Il sentiment degli imprenditori registra in netto calo di fiducia: 3 su 4 considerano peggiorata sia la situazione dell’economia, sia della propria impresa (circa il 60%). Le previsioni di ripresa per fine anno non appaiono rosee e sembra difficile poter recuperare il gap. Il contesto congiunturale generale conferma un netto calo del Pil su base tendenziale: -8,8% e i consumi, in Veneto, registrano un segno meno pari al -15% sul 2019. Ammonta a 1,6 mld di Euro il valore aggiunto perso col primo lockdown, mentre i ricavi del terziario trevigiano calano in media di 16 punti. Nonostante i segni meno, pur a fronte della diffusione e della gravità della pandemia, la provincia, rispetto al Nord Est e all’Italia, presenta indicatori leggermente migliori per l’andamento dei ricavi (26,5 rispetto al 23 nazionale). I settori più colpiti risultano la ricezione turistica (-66%), la ristorazione (-63%), il dettaglio non alimentare
(-44%).

Occupazione, credito e liquidità

Preoccupa lo scenario occupazionale, anche se la sospensione del blocco dei licenziamenti fino a giugno condiziona il mercato. A fine 2021 gli organici potrebbero ridursi del 18%, con punte che potrebbero arrivare al 40% in ristorazione e ricezione turistica. A rischio sono circa 27 mila posti di lavoro, di cui quasi 10 mila presso bar, ristoranti, strutture ricettive. Sul fronte del credito, l’emergenza liquidità è diffusa e almeno il 43% sta vivendo un peggioramento della situazione finanziaria, dovuta anche a ritardi di pagamento. La domanda di credito è aumentata e le banche hanno aumentato (+8%) l’erogazione dei prestiti in favore delle imprese.

Effetti Covid nei mandamenti tra resilienza e speranza

In base ai vari indicatori: fabbisogni finanziari, tempi di pagamento, ricavi, clima di fiducia, andamento imprese, tra i mandamenti, i più resilienti appaiono Treviso (con 31.297 imprese pari al 76% del totale), Oderzo (3.500 imprese pari all’8%), seguiti da Castelfranco Veneto (4.014 imprese pari al 10%) e Vittorio Veneto (2.611 imprese pari al 6%).

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I commenti. Tullio Nunzi, Commissario di Unascom (VIDEO): “il tempo della politica non è il tempo dell’impresa”

“In un contesto come questo, il terziario trevigiano ha non solo dato prova di grande resilienza e responsabilità, ma chiede di poter pianificare le proprie aperture e di poter lavorare per tornare a competere. Circa il 64% del totale delle imprese è rappresentato dal terziario, e ha tutto il diritto di essere ascoltato anche perché ha dimostrato di essere in grado di poter rispettare protocolli rigidissimi. Indennizzi, moratorie, sostegni, sgravi fiscali, tax free sono gli strumenti indispensabili che vanno collocati in una strategia di riaperture. L’incertezza, come abbiamo visto, logora e uccide e non è più tollerabile: ha inciso pesantemente sulla voglia di fare impresa che per decenni ha caratterizzato il NordEst e in particolare questa provincia, che del Nordest è stata la locomotiva: siamo immersi in un pericoloso nichilismo diffuso, un terreno fertile per infiltrazioni e distorsioni. Il tempo della politica non è il tempo dell’impresa».

Federico Capraro, presidente Ascom Treviso: “il modello della piccola impresa è stato colpito nel profondo”

“L’indagine ci restituisce uno scenario di cambio d’epoca. La gestione della pandemia, l’imposizione di restrizioni draconiane e tra di loro incoerenti, l’esiguità dei ristori, ha messo in evidenza come non ci sia stata la volontà di sostenere la piccola impresa, un modello colpito a fondo in questi lunghi mesi che invece avrebbe dovuto essere al centro di ogni politica governativa. Discriminazioni tra settori merceologici,  provvedimenti tra di loro contradditori, burocratici e altalenanti hanno creato uno stress test che cambierà la geografia di città e paesi e che ha mutato le abitudini dei consumatori e umiliato le imprese nel loro spirito più profondo. Stiamo comunque lavorando alla ripartenza, ed abbiamo messo in cantiere corsi e progetti per accompagnare le imprese verso la nuova normalità».

Rino Rinaldin, presidente Ascom Oderzo: “vaccini presto e subito per tutti”

“Il nostro mandamento tutto sommato ha retto l’urto, anche se la crisi è durissima e temo che dopo lo sblocco dei licenziamenti il conto occupazionale possa variare. L’unica via di uscita sono i vaccini: presto e per tutti. Purtroppo l’avvio non ha dimostrato, ancora una volta, attenzione alle nostre categorie: sono stati vaccinati intere fasce di amministrativi chiusi negli uffici o a casa in smart working, mentre restano scoperte fasce di lavoratori del commercio esposti al pubblico come cassiere e commessi».

Pierluigi Sartorello, presidente Ascom Castelfranco: “stop alla rassegnazione, ora le imprese boccheggiano”

“Abbiamo dato assistenza e consigli a migliaia di imprese e posso dire che il lavoro dei nostri uffici ha gestito l’emergenza senza intoppi. Certo che dopo il primo periodo di rassegnazione, ora le nostre imprese iniziano a boccheggiare. Alcuni settori, come l’abbigliamento, preoccupano. Preoccupa soprattutto l’effetto domino e pesa la possibilità di non programmare. Chiediamo solo di poter riaprire e lavorare, senza continui cambi di rotta».

Michele Paludetti, presidente Ascom Vittorio Veneto “si profila il dilemma del dopo”

“Abbiamo protestato in tutti i modi e sottoposto alla Politica le pesanti contraddizioni dei provvedimenti. Non è pensabile che, nello stesso comparto, alcuni negozi possano aprire anche alla domenica ed altri, pur rispettando regole e protocolli, debbano tenere chiuso e non possano lavorare nemmeno su appuntamento. Le discriminazioni sono pesanti, evidenti, dettate da una soggettività incomprensibile, la pandemia ha inasprito le disuguaglianze. Le conseguenze verranno pagate da tutti e vedo già il dilemma del “che succederà?” dopo lo sblocco dei licenziamenti e dopo la fine dell’ondata?».

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