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L'esperto ai commercianti: «Non bisogna concentrarsi troppo su prodotto e negozio»

A Santa Caterina in mattinata il convegno "Il futuro del negoziante: una questione di fiducia, empatia e competenza", organizzato dal Gruppo provinciale Federmoda – Confcommercio, con la partecipazione di Gian Paolo Lazzer, professore di sociologia dei consumi a Ca' Foscari

Chiamata a raccolta oggi, lunedì 27 maggio, per il mondo del fashion trevigiano. In un luogo di eccellenza assoluta: il Museo Civico di Santa Caterina che proprio in questi giorni omaggia la moda con l’apprezzatissima mostra “Donne in scena”. Il Gruppo provinciale Federmoda – Confcommercio, presieduto da Beatrice Paludetti, ha organizzato un seminario per “alzare lo sguardo” verso il futuro, con il sociologo GianPaolo Lazzer, docente all’Università di Venezia e consulente nel retail. Importanti i contributi iniziali, che hanno messo in evidenza il ruolo sociale e culturale del commercio, degli Assessori comunali Rosanna Vettoretti e Maria Teresa De Gregorio e del direttore del Museo Fabrizio Malachin, cui si è unito il saluto della presidente provinciale di Confcommercio Dania Sartorato che ha sottolineato “importanza delle categorie pilastri del Sistema”.

Piattaforme, colossi della Grande Distribuzione, svendite anticipate, cambio degli stili di vita, riduzione del potere di acquisto delle famiglie, metamorfosi delle città. «Sono questi» ha spiegato la presidente Beatrice Paludetti in apertura «alcuni dei fattori che incidono sulla gestione delle nostre imprese ma noi commercianti ci distinguiamo per la passione, la capacità di selezione, di prevedere e anticipare le tendenze, soprattutto per la capacità di restituire al cliente un’esperienza gratificante. Ci poniamo in una prospettiva di saldatura tra tradizione e innovazione e ci mettiamo continuamente in discussione».

Molte le risposte fornite ai negozianti presenti in platea (foto) dal docente Gian Paolo Lazzer che ha restituito una lectio magistralis sul futuro del commercio moderno, capace di non soffermarsi sul singolo prodotto o capo da vendere, ma di «comprendere e raccontare il mondo esterno, entrando in una autentica empatia col proprio cliente». Non armi per conquistare o per combattere nel mercato, ma relazioni umane, autentiche e seducenti per condividere l’esperienza d’acquisto. Perché il cliente del futuro chiede si prodotti, ma anche visioni, proposte, cultura, sensibilità.

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