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Il manifatturiero trascina la ripresa: aziende assumono i giovani ma con contratti atipici

Boom del lavoro a chiamata e in somministrazione. Calvagna: "La grande criticità è passata, ora le aziende abbiano il coraggio di investire nella stabilizzazione dei giovani lavoratori"

TREVISO Il riscatto dal punto più profondo della crisi (dicembre 2014) è iniziato nel 2015 e sta proseguendo: nei primi sei mesi del 2017 nella Marca si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +8.585. La ripresa in provincia di Treviso nel secondo trimestre dell'anno è trainata dal sistema manifatturiero (+70% di occupati). Una spinta determinata soprattutto dall'assunzione di giovani con contratti in somministrazione (+28%). Boom anche del lavoro a chiamata, che passa dai 40 contratti del secondo trimestre 2016 al numero record di 1.695 dello stesso periodo del 2017, come evidente effetto dell'abolizione dei voucher. Lo rileva l'Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso, che ha analizzato l'andamento del mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2017. I dati sono stati illustrati oggi a Treviso dal Segretario Alfio Calvagna.

I SALDI I dati confermano il trend messo a fuoco all'inizio dell'anno: il mercato del lavoro, dopo anni di crisi, è tornato a muoversi positivamente. Il picco della crisi, registrato a dicembre 2014, con 30.900 posti di lavoro persi, è sempre più distante: a giugno 2016 i posti recuperati rispetto a quel record negativo erano 14.650, a giugno di quest'anno 22.205. Mancano dunque 8.695 posti per tornare ai livelli pre-crisi del gennaio 2008, ma la strada è stata imboccata. Nel secondo trimestre dell'anno, il saldo fra assunzioni e cessazioni è pari a zero, ma superiore al -345 registrato nel secondo trimestre del 2016. Il saldo in pareggio è influenzato dal comparto della scuola, che a giugno ha fatto registrare la fisiologica impennata di licenziamenti (-3.385) riconducibile al termine dei contratti dei supplenti annuali.

I SETTORI “E' l'industria trevigiana a trainare la ripresa, con un balzo in avanti dell'occupazione di quasi il 70%, passando da un saldo di 1.160 del secondo trimestre 2016 ai 1.960 dello stesso periodo del 2017”, spiega Calvagna illustrando i dati. Hanno rialzato la testa il comparto del legno e del mobile, che chiude il trimestre con un saldo di + 280 (130 nel secondo trimestre 2016) e, soprattutto, il settore metalmeccanico, che ha raddoppiato il saldo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, passando da + 415 a +825. Ancora in sofferenza invece le costruzioni, che perdono 170 posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2016. Instabile l'intero comparto dei servizi, con un saldo inferiore a quello dello stesso periodo dell'anno scorso (1.385 contro 1.560 del 2016), ma dei segnali positivi arrivano dal commercio al dettaglio (saldo passato da 140 a 210) e dalla pubblica amministrazione (da 75 a 115). In sofferenza il commercio all'ingrosso (-58% sullo stesso trimestre dell'anno scorso) e i servizi finanziari (100 posti in meno, il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), “settore che sta patendo la grave crisi delle banche venete e nel quale sono in corso forti ristrutturazioni”, puntualizza il Segretario Cisl Calvagna. In diminuzione anche il settore primario: -65 nel secondo trimestre di quest’anno contro i 45 dello stesso periodo del 2016.

LE FORME CONTRATTUALI Significativo l'incremento dei contratti di somministrazione (+28%, passando dai 1.005 del 2016 ai 1.290 del 2017) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre al periodo aprile-maggio-giugno, sono passati da 40 (2016) a 1.695 (2017): il +412,9%. Crolla il tempo determinato, che passa da -735 del 2016 a -1.015 (+38%), sostituito in parte dalle due sopracitate forme contrattuali e in parte confluito nel tempo indeterminato che è in negativo (-545) ma comunque superiore all'anno precedente (-860). Nel secondo trimestre del 2017, poco meno del 13% delle assunzioni sono con contratti a tempo indeterminato: l'82% degli assunti sono a tempo determinato o in somministrazione.

ETA' E GENERI La crescita del secondo trimestre ha interessato principalmente i lavoratori con meno di 30 anni (+33,9%), il cui saldo è passato da 1.915 del 2016 a 2.125 del 2017, e gli uomini (1.440 contro i 1.375 del 2016), mentre per le donne il saldo risulta negativo (-1.435) seppur meno pesante del 2016 (-1.715). Va precisato che si tratta però soprattutto delle insegnanti con contratto terminato a fine giugno. Da segnalare la caduta degli over 54 il cui saldo del 2017 è risultato -930 rispetto a -695 del 2016. Per la classe 30-54 il saldo è negativo (-1.190) ma migliore dell’anno precedente (-1.565).

TERRITORIO Tutte le aree mostrano un miglioramento nei saldi delle posizioni da dipendente, escluse Treviso e Pieve di Soligo, i cui saldi nel 2016 erano rispettivamente 40 e 15, mentre nel 2017 erano in ordine -395 e -115. Anche in questo caso, pesano, soprattutto per quanto riguarda il capoluogo, le cessazioni dei contratti degli insegnanti precari. Particolarmente virtuose Oderzo e Montebelluna: la prima ha elevato i saldi occupazionali da 350 a 525 unità, mentre la seconda è passata da saldo negativo (-110) a positivo (125). Anche Conegliano ribalta il saldo con un +45 nel secondo trimestre di quest’anno. Migliora il saldo negativo arrivando quasi al pareggio Castelfranco (-70), mentre Vittorio Veneto risulta in contrazione (-105) abbastanza stabile rispetto all’anno prima (-120).

L'ANALISI Il sindacato trevigiano-bellunese sta potenziando i servizi dedicati ai lavoratori atipici, con l’apertura di sportelli dedicati ai professionisti indipendenti, ai freelance, alle false partite Iva e ai somministrati, con l’obiettivo di garantire nuovi servizi e individuare nuove modalità di rappresentanza e un ambito di regole e norme che diano tutele di base alle nuove forme di lavoro. “La ripresa è graduale ma evidente – commenta Calvagna – e l’atipicità nei contratti di lavoro è diventata la norma: il mercato del lavoro nel post crisi si sta strutturando sui contratti atipici. Lo evidenzia il dato sui lavoratori somministrati: le imprese, al di là dei richiami per il fatto che non trovano giovani sufficientemente interessati alle posizioni lavorative disponibili, quando assumono, scelgono di rivolgersi alle agenzie interinali, e quindi di sostenere un costo del lavoro più alto del 15-20% anziché prendersi il rischio di un’assunzione stabile. Attraverso i contratti di somministrazione ottengono lo stesso livello di professionalità, lo pagano di più ma non si assumono rischi. La Cisl chiede maggiore coraggio di investire nella stabilizzazione dei giovani lavoratori, perché la fase di grande criticità è superata: non si dà futuro ai giovani nella precarietà”.

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