Economia

Nella Marca Trevigiana un lavoratore su tre ad alto rischio automazione

La provincia di Treviso è al 22° posto in Italia e terza in Veneto per maggior impatto sull’occupazione sul totale degli addetti: lo dicono i dati di una ricerca di Confartigianato.

I robot e l’intelligenza artificiale entrano in azienda ed espellono la manodopera. Secondo una ricerca di Confartigianato, sono 91.920 gli addetti ad alto rischio occupazione a causa dell’automazione nella Marca Trevigiana, pari al 30,1% del totale degli occupati. Di questi 56.593 sono impiegati in micro e piccole imprese fino a 49 dipendenti (61,6%) e 22.866 nell’artigianato (24,9%).

Riferito all’artigianato, in totale sono a rischio automazione 59.820 addetti. Di questi, 36.056 sono a medio rischio pari al 60,3% degli occupati del settore nella Marca Trevigiana, 22.866 sono ad alto rischio (38,2%) e solo 897 a basso rischio (1,5%). Questi dati collocano la provincia di Treviso al 26° posto in Italia per alto rischio automazione nell’artigianato e al 3° posto in Veneto. Da evidenziare come in ogni ambito all’aumentare dell’esposizione al rischio automazione delle imprese cresce il numero medio di lavoratori coinvolti (nell’artigianato nelle imprese a basso rischio si contano 2,4 addetti, in quelle a medio 2,6 addetti mentre in quelle ad alto rischio oltre 4 addetti).

«Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare», commenta Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «l’artigianato trevigiano è comunque più resistente al rischio automazione. Una tendenza che conferma i dati nazionali, che collocano il settore tra quelli in prospettiva meno toccati dall’intelligenza artificiale».

Lo confermano i dati della ricerca di Confartigianato. Se si considerano, infatti, i dati complessivi delle imprese nella Marca Trevigiana, la provincia sale al 22° posto nazionale per addetti ad alto rischio: sono 91.920, pari al 30,1% sul totale. Gli addetti a medio rischio sono 168.021, pari al 55% del totale provinciale, e 45.574 gli addetti a basso rischio (14,9%). Anche in questa classifica Treviso è al terzo posto in Veneto per rischio maggiore. 

«La ricerca ha fatto anche emergere gli ambiti», sottolinea il presidente Oscar Bernardi, «dove maggior sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale. Si va dalle funzioni di controllo all’analisi di bilancio, dalla gestione del credito e della finanza d’impresa a quella legale e contrattuale. Senza contare la gestione dei processi di vendita, l’organizzazione e la gestione dei fattori produttivi, come anche la formazione on the job, la gestione dei rapporti con il mercato, il trasferimento e il trattamento delle informazioni aziendali e le informazioni e l’assistenza dei clienti.»

A pesare sui dati provinciale sono soprattutto le micro e piccole imprese fino a 49 dipendenti, dove la Marca Trevigiana si assesta al 17° posto, terza in Veneto. Ad alto rischio occupazione nelle MPI sono 56.583 addetti, pari al 28,2% del totale degli addetti delle imprese. Quelli a medio rischio sono 109.393 addetti (54,5% del totale), mentre gli addetti a basso rischio sono 34.775 (17,3%).

«La ricerca ha anche fatto emergere di cosa hanno bisogno gli imprenditori per affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale», conclude Bernardi. «Per prima cosa occorre riposizionare l’impresa nel mercato. Quindi serve personale formato alle abilità tecnologiche necessarie a governare l’automazione, anche con profili alti di competenze. Non può poi mancare una formazione imprenditoriale con sviluppo di specifiche competenze. È evidente che una singola piccola impresa ha difficoltà a raccogliere queste sfide. Per questo gioca un ruolo fondamentale l’Associazionismo imprenditoriale. L’impegno è di accompagnare gli imprenditori in questo cambiamento inevitabile, tenendo insieme il futuro dell’azienda e quello dei lavoratori prevedendo dei percorsi di riqualificazione che ben si concilierebbero con le richieste di manodopera specializzata».  

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