«Solo 450 le nostre imprese con il codice Ateco che prevede ristori»

La preoccupazione di Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca trevigiana, che sottolinea come potranno richiedere i contributi del decreto ristori solo il 18,3% di tutte quelle potenzialmente danneggiate

La sede di Confartigianato

«Siamo molto preoccupati!». Ad affermarlo Vendemiano Sartor Presidente di Confartigianato Imprese Marca trevigiana che spiega: «Il primo brivido lo abbiamo avuto alla lettura dell’allegato 1 con il ritorno dei codici ATECO. Un sistema che abbiamo criticato pesantemente la scorsa primavera perché in diversi casi dà luogo a discriminazioni tra situazioni molto simili: tra gli esclusi dai contributi erogati dal governo, per un ammontare complessivo di 5,4 miliardi, troviamo ad esempio tutte le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione: pizzerie a taglio, gastronomie, rosticcerie, piadinerie, non sono ammesse ai contributi nonostante stiano accusando da tempo vistosi cali di fatturato. Ci sono poi molti settori che subiranno un effetto “collaterale” dalle chiusure serali, quelle imprese che, nel mondo HORECA, avevano un gran fetta del loro mercato e rischiano di dimezzare i fatturati. Si tratta della filiera della produzione alimentare artigiana, dai panifici ai pastifici, i caseifici, salumifici, birrifici e produttori di bevande, le aziende conserviere e della trasformazione dei prodotti orticoli. Ma non solo. Anche aziende del trasporto merci, lavanderie e delle pulizie a cui vanno aggiunte tutte le imprese legate alle cerimonie come fotografi, sarti etc. Un mondo di oltre 2000 imprese artigiane (12mila in regione) ed i loro 5.000 addetti (35mila complessivamente in Veneto)».

«La seconda delusione -prosegue Sartor - arriva scorrendo le tabelle con l'elenco delle attività produttive che hanno diritto agli aiuti previsti dal decreto "ristori". Non capiamo perché tassisti e Ncc siano gli unici a cui viene erogata la stessa cifra della volta precedente a fronte di chiusure effettive di tutto il comparto a causa della mancanza di richiesta di mobilità, che comportano perdite di milioni di fatturato, l'unica casella con su scritto "100%" a fronte delle gelaterie che ottengono il 150%, dei ristoratori che arrivano al 200% e soprattutto delle discoteche e night club che arrivano al 400%. In totale nell’’artigianato trevigiano avranno diritto ad un aiuto 441 imprese (2mila700 in veneto ) che occupano quasi 1.500 addetti (8.500 in regione)».

«Resta sullo sfondo -sottolinea il Presidente- la scarsa efficacia di una spesa di 5,4 miliardi di euro per i ristori. Denaro che avrebbe dispiegato la sua forza di contrasto al coronavirus certamente in misura maggiore se fosse stato dispiegato per il potenziamento preventivo dei trasporti pubblici e nel far rispettare con rigore le misure che puniscano i comportamenti scorretti di singoli cittadini e di operatori anziché stoppare in modo casuale, generalizzato e incomprensibile solo alcune attività. Non possiamo passivamente accettare le chiusure laddove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure imposte dai protocolli di sicurezza e dove è stato verificato che il rischio Covid è sotto controllo».

«La salute e il rispetto delle norme, vengono prima di ogni altra cosa -rimarca- su questo fronte la nostra Associazione garantisce la consueta e piena collaborazione delle imprese artigiane con le autorità di controllo, nel reciproco rispetto delle funzioni e per consentire ai cittadini di poter usufruire dei nostri servizi nel rispetto delle regole stabilite del Governo. Ogni misura presa ha un conto da pagare e -conclude Sartor- il prezzo oggi rischia di essere altissimo per tutte le imprese artigiane».

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