rotate-mobile
Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Economia

Giovani e lavoro, Piovesana (Unindustria): "La sfida oggi è nel capitale umano"

Parla la presidente degli industriali trevigiani: "Tante volte spaventa la “gavetta”, il necessario periodo di stage o apprendistato che i giovani spesso devono affrontare per entrare nel mondo del lavoro"

TREVISO Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustria Treviso, torna a parlare in una lettera aperta ai giovani sul tema del lavoro. Ecco qui di seguito le sue parole:

Vedo con piacere che il dibattito su “giovani e lavoro” continua a trovare ampio spazio sui quotidiani locali, imponendo così a tutti gli attori coinvolti, dai sindacati agli imprenditori, dalla politica alle università, una riflessione seria e costruttiva su quella che è sicuramente una delle sfide più importanti da affrontare per la nostra società e il nostro territorio. D’altra parte lo scopo del mio intervento di agosto, al netto delle polemiche politiche e dei possibili fraintendimenti, era proprio quello di attirare l’attenzione su questo tema scottante. 

Una recente intervista a Francesco Giavazzi, apparsa in questi giorni sulla stampa locale, dai toni critici verso il nostro sistema imprenditoriale è dunque per me, come per tutte le persone interessate a capire ed affrontare il problema della disoccupazione giovanile, di grande interesse, motivo di riflessione e occasione utile per ritornare sul tema.  Se è lecito infatti da un lato denunciare il fenomeno dell’esodo dei nostri giovani verso l’estero per le oggettive difficoltà di inserimento lavorativo nel nostro paese e per le possibili responsabilità anche delle imprese, bisogna anche ricordare che per le imprese questa crisi ha segnato una terribile battuta di arresto, a volte addirittura letale, rispetto ai precedenti livelli di crescita dal dopoguerra ad oggi.

Quante sono state infatti le aziende che hanno dovuto affrontare crolli di fatturato, fallimenti improvvisi, licenziamenti? Ma in questo terribile frangente, quanti sono stati al tempo stesso gli esempi virtuosi di imprenditori che, per salvare aziende storiche e posti di lavoro, si sono battuti con tutte le loro forze per ridurre al minimo licenziamenti e l’incertezza dei loro collaboratori? Se oggi infatti possiamo guardare con maggiore fiducia al futuro, lo dobbiamo innanzitutto a quegli imprenditori che, malgrado l’affossamento dell’economia, il tracollo del sistema delle banche venete e la lotta quotidiana con la burocrazia asfissiante del nostro Paese, hanno saputo resistere e guardare avanti, pur al prezzo di enormi sacrifici. Se oggi davvero la produttività è in crescita, è senza dubbio merito anche delle nostre imprese che hanno saputo puntare sull’innovazione e la qualità del prodotto, facendo nuovamente del nostro territorio la locomotiva dell’export nazionale. 

Con questi dati, oggi più incoraggianti, torna allora centrale quella che è stata definita la scorsa settimana da Gigi Copiello “la sfida del capitale umano”: ora che la ripresa è in atto, è più che mai possibile e necessario uno sforzo serio e collettivo per far ritrovare la fiducia alle famiglie e soprattutto ai nostri giovani che sono veramente, in tanti casi, la prima generazione che sta peggio dei propri genitori. Troppo spesso infatti il pessimismo dovuto agli anni più duri della crisi continua ad influenzare negativamente sia il dibattito sulla disoccupazione giovanile sia la percezione che i giovani hanno delle nostre imprese. Questa mancanza di fiducia ha come conseguenza il fatto che ogni anno quasi 10.000 giovani veneti lascino l’Italia per andare alla ricerca di fortuna all’estero e, al tempo stesso, continui a crescere il numero dei ragazzi che non studiano né lavorano.

Tutto questo, ci tengo a ripeterlo, anche in un momento di ripresa economica nel quale per paradosso molte aziende fanno sempre più fatica a trovare giovani specializzati o comunque con la voglia di mettersi in gioco attraverso percorsi formativi seri e professionalizzanti come quello lanciato dalla nostra Associazione in agosto. Non critico assolutamente le scelte dei giovani di oggi, né la loro voglia di scoprire e capire il vasto mondo. Non posso però non sorprendermi del fatto che, con questo quadro economico più positivo, nella percezione comune, un buon impiego in un azienda del territorio venga considerato meno attraente di un lavoro umile e precario svolto in un sobborgo di una qualsiasi città europea o trascurato rispetto ad altre suggestioni che i media propongono. Certo, andare a fare un’esperienza all’estero è giusto e altamente formativo, ma per andare ad acquisire nuove competenze e poi ritornare per metterle in pratica. Anche perché è proprio qui, nel nostro territorio, che nascono quelle eccellenze che ci rendono famosi e soprattutto invidiati in tutto il mondo. Per tornare attrattivi bisogna certamente che le nostre imprese riescano a comunicare meglio tutto questo ai nostri giovani: che qui ci sono le nostre eccellenze e qui, se lo vogliono, è il loro futuro, anche accettando la fatica dell’apprendere un nuovo lavoro.

Tante volte infatti spaventa la “gavetta”, il necessario periodo di stage o apprendistato che i giovani spesso devono affrontare per entrare nel mondo del lavoro. Ma se a volte certi meccanismi contrattuali sono stati abusati (e come Associazione, ripeto, vigiliamo costantemente su queste situazioni) voglio ricordare che è proprio nel settore privato che il merito, la dedizione e il valore dei nostri giovani possono e devono venire apprezzati e ricompensati, anche attraverso percorsi di crescita personale e professionale che, a causa di una non sempre adeguata formazione scolastica, devono necessariamente avvenire direttamente sul luogo di lavoro partendo “dal basso”. 

Rinnovo dunque il mio appello: lavoriamo insieme per ridare fiducia ai giovani nel nostro sistema industriale, creando i presupposti, normativi, formativi e soprattutto culturali per favorirne l’assunzione da parte delle nostre imprese. Ritrovare quindi prima di tutto l’orgoglio e il desiderio di far parte di una comunità e di una terra che da sempre ha prodotto e produce eccellenze, grazie soprattutto all’eccellenza dei suoi giovani che con passione e talento hanno saputo, e spero sapranno ancora, mettersi in gioco per loro stessi e la propria comunità. 

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Giovani e lavoro, Piovesana (Unindustria): "La sfida oggi è nel capitale umano"

TrevisoToday è in caricamento