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Sciopero alla "Sesa-Bioman": adesione alta per il sindacato

Ben 10 lavoratori su 13 della Bioman hanno scioperato. In Sesa, ha incrociato le braccia più della metà dei 40 dipendenti (di cui 8 precari)

«Nonostante tutti i tentativi da parte aziendale di boicottare lo sciopero, l’adesione da parte dei lavoratori delle aziende Bioman e Sesa è stata altissima». Lo dichiara Maurizio Fonti, segretario della Fit Cisl del Veneto, in riferimento allo sciopero proclamato dalla Fit Cisl Belluno Treviso per la giornata di venerdì 12 aprile. 10 lavoratori su 13 della Bioman hanno scioperato. In Sesa, ha incrociato le braccia più della metà dei 40 dipendenti (di cui 8 precari). Un’adesione che, secondo la Fit Cisl, impegnata da settimane in una vertenza che vede la contrapposizione fra l’organizzazione sindacale e i vertici aziendali, dimostra lo stato d’insofferenza raggiunto dai lavoratori.

Nel mirino, la fusione delle due aziende, che nei primi mesi del 2018 hanno costituito un’associazione d’impresa e si sono suddivise il servizio di raccolta dei rifiuti di alcuni comuni della Sinistra Piave. Bioman opera a Vittorio Veneto, mentre Sesa compie la raccolta a Farra di Soligo, Mareno di Piave, Miane, Moriago della Battaglia, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Santa Lucia di Piave, Segusino, Sernaglia della Battaglia, Valdobbiadene e Vidor. Un’operazione che ha comportato il passaggio di 13 dipendenti da Sesa a Bioman e l’insorgere di numerosi problemi: l’utilizzo improprio dei dipendenti, i carichi di lavoro eccessivi, il mancato pagamento dello straordinario, il mancato versamento di contributi e tasse, l’assenza di formazione e la scarsa manutenzione ai mezzi.

«Nella giornata di sciopero -spiega Fonti- per sopperire al disagio, l’azienda ha inviato lavoratori della Ingam di Oderzo, altra azienda in associazione temporanea d’impresa con Sesa e Bioman, per svolgere alcuni servizi. Azione che vìola la normativa sullo sciopero e che è già stata segnalata al nostro ufficio legale. Inoltre è singolare il fatto che i cittadini di Oderzo hanno praticamente pagato gli operai che, anziché svolgere il servizio sul loro Comune, vanno a Mareno di Piave. Con buona pace dei Sindaci che, secondo la Fit, dovrebbero intervenire, anche perché quella di spostare i lavoratori, ad esempio da Vittorio Veneto alla Val Boite, è una prassi ormai consolidata e ingiustificabile». Nei giorni scorsi la Fit Cisl ha proposto due date a fine aprile per incontrare le due aziende e provare a trovare una soluzione, ma ad oggi non c’è stata alcuna risposta. La Fit Cisl dichiarerà altre due giornate di sciopero subito dopo le festività Pasquali.

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