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Sipa, Botter: “Non tornano le somme del premio di risultato”

La Fiom valuta la mobilitazione dei circa 600 dipendenti dell’azienda vittoriese. Il leader delle tute blu: "Servono più trasparenza e coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte, in particolare su quelle che li toccano direttamente"

VITTORIO VENETO “Qualcosa non torna, vogliamo capire l’affidabilità degli indicatori di efficienza, qualità e redditività delle performance produttive. Servono maggiore trasparenza e coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali, in particolar modo in quelli che li riguardano così da vicino. Pronti a valutare anche la mobilitazione”. Duro Enrico Botter, segretario generale FIOM CGIL di Treviso, che esprime la preoccupazione del Sindacato e dei circa 600 dipendenti della SIPA di Vittorio Veneto, che si sono trovati in mano poco più di 200 euro per il premio di risultato, a fronte dei 1.300 potenzialmente raggiungibili.

Passati quasi dieci anni da quando ai dipendenti dell’azienda del Gruppo Zoppas, specializzata in produzione di macchinari per il soffiaggio e l’iniezione di bottiglie di plastica, venne pagato un integrativo economico, nell’ottobre del 2017, grazie alla contrattazione portata avanti dalle RSU aziendali e dalla FIOM CGIL di Treviso, si è arrivati a stipulare un accordo aziendale che contemplava un premio di risultato con valori massimi pari a 1.300 euro per il 2017, 1.400 euro per il 2018 e fino a 1.500 euro lordi nel 2019. Una premialità agganciata a indicatori variabili in relazione all’efficienza, alla qualità e alla redditività delle performance produttive. Indicatori sui quali oggi il Sindacato chiede maggiore trasparenza, affidabilità e compartecipazione da parte delle rappresentanze sindacali. Questo viste le somme relative allo scorso anno e destinate oggi  ai dipendenti e somministrati: poco più di 200 euro, precisamente 221.

Una brutta sorpresa per i lavoratori e per il Sindacato che vuole vederci chiaro, e si dice pronto anche alla mobilitazione, un meccanismo troppo spostato sugli interessi. “Se la variabilità è tutta giocata al ribasso, il meccanismo non funziona - afferma il leader provinciale dei metalmeccanici della CGIL ­-. Ci sembra alquanto incredibile che, stabilita solo lo scorso anno la possibilità di arrivare ai 1.300 euro ne vengano rendicontati solo 221. La contrattazione integrativa - sottolinea Botter -, che migliora le condizioni occupazionali ed economiche dei lavoratori trevigiani, non può essere giocata in spogliatoio ma sul campo, alla pari e in trasparenza, nel segno della compartecipazione alle scelte”.

 

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