Venerdì, 30 Luglio 2021
Economia

Veneto resta in zona arancione, Confcommercio: «Siamo sconcertati»

Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto, commenta il prolungamento della zona arancione a danno di bar e ristoranti. Nei prossimi giorni vertice con il Governatore Zaia

Patrizio Bertin

«Delusi e arrabbiati è dire poco. Il termine più appropriato è sconcertati». Il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin, commenta con queste parole un'altra settimana in zona arancione, con bar e ristoranti ancora chiusi e negozi praticamente deserti.

«Eppure i dati - dichiara Bertin - giustificavano il passaggio in zona gialla. Il che avrebbe significato poter ridurre le perdite che sono ingenti e non solo per alberghi, ristoranti, bar e pasticcerie, ma anche per la filiera del trasporto persone, degli eventi, degli ambulanti, del tempo libero e dell'intrattenimento, delle attività culturali e dello spettacolo oltre, ovviamente, al commercio al dettaglio e agli agenti di commercio». Bertin chiama in causa la politica: «Il Governo ha il dovere di decidere e non è accettabile che si trinceri, quasi che la cosa non lo toccasse, dietro i report del Comitato tecnico scientifico. Evidentemente gli interessa molto di più il corteggiamento ai "costruttori" che non i volumi d'affari delle imprese, ormai ridotti al lumicino, i contraccolpi sull’occupazione o i dubbi che stanno pervadendo la comunità internazionale e che si riflettono sull'aumento dello spread.

Il presidente di Confcommercio Veneto non sottovaluta né la diffusione del virus né i lutti che lo stanno accompagnando, ma teme che una sottovalutazione degli effetti sull'economia alimenti la rabbia dei "non garantiti". «Con la Regione - conclude Bertin - siamo impegnati a cercare ogni possibile intervento per uscire da una crisi che, in ogni caso, lascerà sul campo migliaia di imprese e posti di lavoro. Nei prossimi giorni vedrò col presidente Zaia quali strade intraprendere per uscire definitivamente da una condizione di incertezza che sta minando anche la salute mentale di chi non sa cosa potrà fare domani nonostante siano mesi che, diligentemente, accetta tutti i dettati e poi, puntualmente, si trova obbligato a chiudere. Così non è più possibile andare avanti»

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