Antigone, la tragedia di Sofocle arriva al teatro Mario Del Monaco

In foto Barbara Moselli nel ruolo di Antigone

L’eterno conflitto tra il Re e la fanciulla, tra Ragion di Stato e Pietas dell’Antigone di Sofocle va in scena dal 7 al 9 febbraio al Teatro Mario Del Monaco di Treviso con Sebastiano Lo Monaco nelle vesti di Creonte e Barbara Moselli nei panni di Antigone, diretti da Laura Sicignano. I due attori affiancati da un cast di interpreti siciliani, danno vita alla celebre tragedia sofoclea, in uno spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Catania, in cui l’azione e la relazione sono privilegiate rispetto alla dizione, e dove la drammaturgia si intreccia con il suono e la musica dal vivo. Lo spazio astratto e visionario richiama macerie di palazzi sventrati, evoca scenari mediorientali di guerre infinite, tecnologia e miseria. La parola del potere si contrappone a quella della ribellione, la pietas dei giovani alla Ragion di Stato degli adulti. Per l’appuntamento con Dialoghi in scena, sabato 8 febbraio (ore 18) i protagonisti dello spettacolo incontrano il pubblico, durante l’incontro moderato da Antonia Piva, Dirigente scolastico del Liceo Statale “Duca degli Abruzzi”.

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Trama

All'indomani di una guerra civile, Creonte re di Tebe deve riportare la pace tra le macerie attraverso un editto: il sovrano condanna a rimanere insepolto il cadavere di Polinice, uno dei fratelli contendenti. Creonte come nuovo regnante è consapevole che il suo dovere ora è sancire il confine tra vincitori e vinti, tra buoni e cattivi, scrivendo la Storia con la Ragion di Stato e sradicando ogni possibile focolaio di ribellione. Si oppone a queste leggi una giovane, Antigone, senza odio personale, in nome di un giustizia umana che precede e supera le leggi. Antigone è la diversa e l’eccezionale: come figlia di un incesto, per il destino di profuga a cui la condanna il padre cieco Edipo, per essere sorella di due fratricidi, per la forza della sua ribellione femminile. La Pietas di Antigone la pone ora come estranea alle leggi della città, in diretto contatto con le leggi degli dei e dei morti. Creonte e Antigone si fronteggiano in enormi solitudini, a costo di perdere ogni felicità.

Note di regia

La scelta di Antigone mi appare necessaria qui e ora: affrontare il mito in una terra - la Sicilia – che si è nutrita di grecità e che si dibatte quotidianamente tra potere e strapotere, ribellione e anarchia, eroi del bene e del male, fiera di un’identità, frutto di una stratificazione di popoli. …Da Sant'Agostino a Leibniz, da Voltaire ad Hannah Arendt, l’idea del male minore ha percorso il pensiero morale occidentale. Antigone nel momento in cui si affaccia alla vita adulta, preferisce trasformarsi in martire in nome di una radicale negazione del mondo. I giovani di questa tragedia si immolano. Il vuoto dei padri inghiotte quello dei figli, in un vortice che implode davanti agli occhi del mondo. Tutti i personaggi invocano gli dei, ma non arriverà alcun deus ex machina a riportare la pace.

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