Cineforum: La classe operaia va in paradiso

"La classe operaia va in paradiso" di Elio Petri è il prossimo film, in calendario mercoledì 26 marzo alle ore 21, della rassegna cinematografica "Paesaggi che cambiano", proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso.

L’ambizioso proposito del ciclo, a cura di Luciano Morbiato con la collaborazione di Simonetta Zanon, di selezionare alcune opere nelle quali il lavoro come creazione individuale e/o fatica collettiva fosse il motore delle storie è particolarmente evidente in questo lavoro di Petri, vincitore del David di Donatello e della Palma d’oro a Cannes nel 1972.

È infatti il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico Lulù (uno strabiliante Gian Maria Volonté), specialista del cottimo senza coscienza sindacale, vive in una casa piena di ninnoli costosi e inutili, finché un incidente alla catena di montaggio ne sconvolge le certezze e lo riavvicina al sindacato. Visita in manicomio un vecchio comunista (interpretato da Salvo Randone), partecipa al picchetto con gli scioperanti, ma in casa si scontra con la convivente (la parrucchiera Lidia, una Mariangela Melato, istrionica quasi quanto Volonté), incontra gli studenti di un liceo occupato, viene licenziato e riassunto grazie alla lotta del sindacato: nel finale tenta di raccontare ai compagni un sogno, nel quale abbatte un muro per ritrovarsi però nella nebbia.

Suscitò aspre polemiche a sinistra la storia dell’operaio Lulù Massa: ritratto grottesco e caricaturale, ritenuto non obiettivo né costruttivo; quarant’anni dopo possiamo riconoscere il valore politico del film, che nega la mitologia operaia e privilegia l’analisi antropologica del sistema, dentro e fuori della fabbrica.

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