Fondazione Benetton ricorda la regista Agnes Varda con il film "Visages Villages"

In foto: una scena del film

La rassegna cinematografica "Paesaggi che cambiano", organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luciano Morbiato (che introdurrà e commenterà il film), con la collaborazione di Simonetta Zanon, si concluderà mercoledì 10 aprile alle ore 21 con "Visages Villages" di Agnès Varda e JR, “piccolo” tenero film che è a suo modo un miracolo perché è il frutto della collaborazione tra una regista della nouvelle vague del cinema francese, la Varda (Cléo dalle 5 alle 7, 1962), classe 1928, recentemente scomparsa, e il giovane fotografo e video-artista trentenne, che si cela dietro le iniziali JR.

La pellicola conclude il percorso di narrazione di città e villaggi, periferie, enclave urbane, quartieri operai e edifici-alveare, al centro di questo ciclo di proiezioni che ha voluto far riflettere sulla vita degli aggregati sociali che li abitano, compresi i loro conflitti, e sulle loro trasformazioni. Racconta Luciano Morbiato: «È una strana coppia di realizzatori che ci invita al tour de France intitolato Visages, villages: Agnés Varda, regista belga, decana del cinema francese e bandiera della nouvelle vague, da sempre dedicatasi alle tematiche femminili attraverso le protagoniste dei suoi film, e JR, trentenne, fotografo e artista urbano; particolare è ovviamente l’aspetto, l’impatto sullo schermo dei visi e delle figure delle due guide nel viaggio-documentario: rotonda, impacciata nei movimenti, la testa coronata dal caschetto dei capelli bicolori Agnés; alto e vestito di scuro, cappello e occhiali neri eternamente calcati in testa e sugli occhi JR, le cui iniziali, che rinviano alla serie Dinasty, sono l’unico resto di un nome. La strana coppia, assieme a un furgone attrezzato per la fotografia, attraversa la Francia alla ricerca di villaggi, città, officine, e di volti dei loro abitanti da “fissare” nella fotografia, ma anche da incollare ai muri degli edifici, per renderli visibili, alla lettera “manifesti”, perché protagonisti di imprese in cui fedeltà (come nei versi di Éluard) e resistenza si incrociano e si esaltano. Si parte dal nord già minerario, dal villaggio di Bruay-la-Buissière, dove nel Coron (quartiere dei minatori) l’unica casa è abitata da Jeanine, ed il suo abitare è l’unico motivo che impedisce al quartiere di scomparire a opera delle ruspe: il grande volto incollato sulla facciata, come un lenzuolo, monumentalizza anche la storia di cui Jeanine è testimone. Allo stesso modo diventano protagonisti, in luoghi diversi della Francia, un’allevatrice di capre che rifiuta di sacrificare le corna dei suoi animali, un garagista, un postino, le mogli di alcuni portuali della banchina-container di Le Havre, l’operaio di un’industria chimica...; tutti sono restituiti a una misura più grande del vero, e l’ingrandimento equivale a un risarcimento, a una celebrazione».

La rassegna "Paesaggi che cambiano" riprenderà come di consueto nel mese di ottobre con un nuovo ciclo di proiezioni. Ingresso unico, alle ore 21, prezzo 5 euro.

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