L'artista Toni Buso rende omaggio a De Andrè con una mostra a Ponzano Veneto

L'inaugurazione dell'esposizione si terrà alla Casa dei mezzadri sabato 14 ottobre e durerà fino al termine del mese. Qui sotto la presentazione a cura dell'esperta d'arte Lorena Gava

PONZANO VENETO Edificata sulla “triade” kandinskyana di punto linea e superficie, la pittura di Toni Buso già dalle primissime manifestazioni degli anni Set- tanta, conosce un’evoluzione lenta e complessa che trova nella potenza del segno la massima espressione. Legato ad una grafia primitiva e ancestrale, riconducibile all’universo dell’infanzia e della fantasia, l’artista si distingue per un ritmo inconfondibile dettato dalla scansione e dalla ripetizione delle linee “incise”.

Attraverso l’uso del pennino intinto nel colore a olio diluito, Toni Buso costruisce scenari “mobili” e intelaiature prospettiche destinate ad accogliere epigrammi di luce, colori e lettere di un alfabeto personale nutrito di ricordi. Dagli anni Duemila fino agli ultimissimi lavori, le composizioni sono andate assumendo una concentrazione figurale e segnica sempre più forte e dinamica, come se l’esperienza e la storia richiedessero annotazioni ancora più fitte ed evidenti. Sono convinta che a muovere la grandiosa macchina scenica sia l’urgenza del racconto, la necessità di scrivere una storia a volo d’uccello: a ben guardarle, le tele di Buso fanno pensare a tanti aquiloni che sorvolano la terra, sempre guidati da un filo e da una mano che li trat- tiene. A questa visione dall’alto, alludono, forse, i tanti occhi che pervadono le superfici,“occhi di Argo” protesi verso infiniti orizzonti che ambiscono ad oltrepassare i limiti dello spazio disegnato e concesso.

Sicuramente gli anni trascorsi all’Accademia accanto ad un maestro eccezionale come Alberto Viani, si rintracciano non solo nella voracità del bianco sulla tela che accoglie ed alleva ogni seme, ma soprattutto nella convinzione che ogni opera sia una rivelazione perenne e come la vita in continua trasformazione. Così si spiega la forza inesauribile dei mandala, delle spirali, dei cerchi concentrici ed ossessivi, dei labirinti che dall’alba del mondo abitano la terra, su pareti rupestri e dentro maestose cattedrali. Qui, nel nostro autore, affiorano sulle radure luminose e abbacinanti di tante tele che dei gessi di Viani conservano l’idea della materia aperta al tempo, ad una condizione aurorale atta ad accogliere ogni creazione. Si tratta di un processo dunque in continuo divenire dove la combinazione dei grafemi e dei pigmenti, porta ad un itinerario mobile, ad un superamento della bidimensionalità verso la conquista di una dimensione scultorea “aerea”, vicina alle squisite improvvisazioni di Calder o alle immaginazioni surrealiste.

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La contiguità di scrittura e pittura, l’apparente reversibilità di segno e colore non nascondano la sapiente regia che governa ogni quadro, attraverso il dominio perfetto del flusso. Emerge il controllo assoluto affinché ogni parte si ricolleghi al tutto, affinché, ricordando Eraclito, anche gli opposti convergano a determinare una necessaria armonia. Con la perizia di un amanuense, e l’acribia di un miniaturista, Toni Buso realizza finestre di luce le cui tessere musive si muovono tra farfalle e treni in corsa, tra soli splendenti e lune perlacee, in un gioco libero e caleidoscopico. Il ciclo di lavori, iniziato dieci anni fa e tuttora in corso, dedicato alla rilettura ed interpretazione visiva dell’album “La Buona Novella” di Fabri- zio De Andrè, documenta il rapporto privilegiato con la sfera musicale e il testo poetico. Sul terreno dell’astrazione,“prendono corpo” le vi- cende di Maria, madre di Gesù, che il cantautore ligure ha narrato ispirandosi ai Vangeli apocrifi. Con mirabile sintesi e folgorante intuizione, l’artista trevigiano “dà voce” all’umanità di Maria, incarnando nel gesto pittorico l’intensità delle parole. Tutto si fa visione e trasfigurazione nell’atto estremo di una progressiva scarnificazione che rende possibile l’incontro tra percezione esterna e contemplazione interiore, tra visibile e invisibile.Alla stregua di un’iconografia infantile tanto spesso rapportata alla pittura di Klee, anche per Toni Buso possiamo parlare di forme che non mirano a rappresentare il mondo quanto piuttosto a far emergere stati emotivi e proiezioni nel fantastico. Geroglifici ed arabeschi traducono il continuo divenire che dall’uomo preistorico (con elaborazioni estetiche misteriose e vicinissime a quelle infantili) giunge ininterrottamente all’epoca attuale. Come sosteneva Sergio Bettini,“ in questo nostro perpetuo dialogo con l’arte, le risposte defini- tive non esistono…quel che più importa non sono le risposte, ma l’infinita domanda e attesa d’apparizione”. Le opere di Toni Buso sono un’interrogazione senza fine, allo stesso modo in cui, per Alberto Viani, “la scultura è sempre una nuova scultura che si apre alla possibilità senza fine di nuove opere” (cfr Alberto Viani, Lettere da lontano, a cura di W. Dorigo ed E.Viani, Marsilio, Venezia, 1996).

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