Teatro Busan, ecco Giuliana Musso in "La Scimmia"

L’uomo-scimmia si rivolge ad un auditorio di illustri Accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturata, impara ad agire e a ragionare come loro. La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio. Impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire. La Scimmia è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente? La scimmia è il corpo che vive, sente e quindi pensa. È l’animale pienamente umano. La scimmia siamo noi.

Attrice, ricercatrice, autrice, Premio della Critica 2005, Premio Hystrio alla Drammaturgia nel 2017, Giuliana Musso, vicentina d’origine e udinese d’adozione, è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine: un teatro che nasce dalla ricerca, dalla raccolta di testimonianze orali, in bilico tra giornalismo d’inchiesta e poesia e che nella sua narrazione spesso alterna denuncia e comicità.

Note di Giuliana Musso

Ho conosciuto La Scimmia grazie all’incontro con Monica Capuani che mi ha proposto di leggere un suo adattamento teatrale del racconto di Franz Kafka “Una relazione per un’Accademia”. Attraverso Monica ho conosciuto anche l’attrice britannica Kathryn Hunter, profonda e magistrale interprete di questo monologo kafkiano. Ma la volontà di creare uno spettacolo è nata solo quando ho scoperto che La Scimmia avrebbe potuto staccarsi dalla dimensione assegnatale dal suo autore per trovarne una più vicina ai temi che mi sono cari. Ho iniziato un percorso di sovrascrittura che mi ha condotto sempre più lontano da Kafka e vicino ad una proposta di riflessione di stampo antropologico. Una delle autrici che più mi hanno ispirato per questo lavoro drammaturgico è stata Carol Gilligan, psicologa dell’evoluzione e studiosa di etica. Il tema principale che ho voluto sviluppare è l’adattamento dell’individuo ad un sistema culturale violento, dominante, pericoloso. Violento perché normalizza la violenza, dominante perché gerarchizza tutti gli esseri viventi, pericoloso, perché ci spinge a una razionalità disumanizzante. In questa mia scrittura la trasformazione della scimmia in umano diviene chiara metafora dell’iniziazione dell’individuo al sistema culturale patriarcale.

La conquista della razionalità è descritta come perdita di sé, di autenticità, di coerenza, perché è una razionalità che essenzialmente reprime i bisogni primari degli individui. Lo sviluppo di questo macro-argomento nel racconto della Scimmia si declina in alcuni sotto-temi quali la natura dei processi cognitivi, come ci viene proposta dai più recenti studi nell’ambito delle neuroscienze, ossia del pensiero inteso come prodotto di un corpo vivente integro, libero e senziente. Fonte di ispirazione sono stati autori quali Antonio Damasio, Frans De Waal, Candace Pert, Daniel J. Siegel. La voce di questi scienziati ha fatto da cornice alla potente suggestione che questo uomo-scimmia ha avuto sui miei sogni e i miei pensieri. Un’altra forte motivazione che mi ha spinto alla produzione di questo monologo è la mia passione per la natura buffonesca dei caratteri di commedia. Questo personaggio è a suo modo un buffone, tenero come Charlot, diabolico come un arlecchino. La Scimmia è diventata un attore del varietà e parla ai Signori dell’Accademia: facendo il cretino per il pubblico nutre la sua infinita fame di umanità. Ridendo di quello stesso pubblico che compiace ogni sera trova uno spazio di libertà. Il buffone sul palco resiste così alla violenza.

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20,00 € intero | 18,00 € ridotto

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Biglietteria Cinema Teatro Busan, via Don Bosco 41, Mogliano Veneto

La Biglietteria è aperta: tutti i giorni ad esclusione del martedì dalle 17 alle 19, la domenica dalle 16 alle 19.30 e 30 minuti prima di ogni proiezione cinematografica.

Online su www.cinemabusan.it

INFORMAZIONI

+39 041 5905024 | +39 334 1658994 | gestione.busan@gmail.com

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