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Teatro: trenta bambini vanno in scena alla Loggia incantata

Il 22 dicembre alle 18 a Treviso appuntamento con lo spettacolo teatrale organizzato da Tema Cultura in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Treviso

Saranno trenta bambini e ragazzi i protagonisti di “Filò di Natale, Parole e Musica tra Sogno e Realtà”: lo spettacolo partirà da via Pescatori 23, la sede de La Stanza Spazio Eventi, con una processione illuminata da candele per arrivare alla Loggia con l’intento di coinvolgere tutta la città.

La trama si sviluppa intorno a tre concetti: l’idea del sogno, il significato dell’attesa e il riferimento alla terra. Lo spettacolo si apre con un omaggio ad Andrea Zanzotto proponendo una poesia che si intitola ”Filò” e che introduce il tema del sogno. «La magia del teatro, con le sue peculiarità e le sue dinamiche, - dichiara Lavinia Colonna Preti, assessore ai Beni Culturali e Turismo - non può che abbracciare simbolicamente l'incanto della Loggia vestita a festa. Il tema dello spettacolo "Filò di Natale", fra l'altro, si integra perfettamente con il progetto di rinnovazione e valorizzazione di un monumento di fondamentale importanza per Treviso come la Loggia dei Cavalieri, fra innovazione, sogni e recupero delle tradizioni. L'arte e la bellezza devono tornare al centro della scena culturale cittadina e il teatro può diventarne un veicolo d'eccezione». «Questo spettacolo – spiega Giovanna Cordova (Tema Cultura) – offre l’opportunità di riflettere su varie tematiche che in un modo o nell’altro sono legate al Natale attraverso lo sguardo privilegiato e innocente dell’infanzia. Abbiamo voluto creare un evento trasversale per tutte le età: mai come in questo momento storico tutti noi abbiamo bisogno di sognare, di avere delle visioni per il futuro in cui credere come continuano a fare, nonostante tutto, i bambini». Un altro spunto di dibattito è quello sull’Avvento: il tema dell’attesa, che è la condizione mentale necessaria per poter desiderare, e un valore che ci piacerebbe ritrovare sotto l’albero soprattutto ai giorni nostri, in una società del “prendere tutto e subito” cose e persone indistintamente e che per questo annienta la possibilità stessa del desiderare. «Il terzo argomento – commenta la Cordova - è il riferimento alla nostra terra che ho voluto sottolineare con un uso del dialetto che si fa indizio rivelatore di una realtà ancestrale che “preme per uscire” perché il Natale è casa, è ritrovare il senso delle nostre radici, anche linguistiche».

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