Aranciata più vera anche per i trevigiani: da oggi obbligatorio avere almeno il 20% di succo

Antonio Maria Ciri, direttore Coldiretti Treviso: "L'impatto economico sulle imprese agricole, con l'aumento di frutta nelle bibite, potrebbe salvare oltre 10mila ettari di agrumeti"

TREVISO Più frutta nelle bibite con lo storico via libera comunitario al provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d’arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia a succo o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino. Lo rende noto la Coldiretti nell’annunciare finalmente lo stop alle aranciate senza arance a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 24 maggio della Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui si rende noto che si è perfezionata positivamente la procedura di notifica alla Commissione Europea dell’articolo 17 della legge n. 161 del 2014.

Penso che la notizia faccia piacere anche ai consumatori trevigiani – sottolinea Walter feltrin, presidente Coldiretti Treviso - L’innalzamento del contenuto di succo d’arancia  modifica una norma del 1958 e mira, in primo luogo, a tutelare la salute dei consumatori adeguandosi ad un contesto programmatico europeo che tende a promuovere una alimentazione più sana ed a diffondere corretti stili alimentari”. In tale ambito, alcuni studi hanno posto in evidenza che una bevanda con il 20% di succo di arancia aiuti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato dalle diverse Accademie scientifiche e la sua assunzione veicola un variegato mix di sostanze fitochimiche che possono incidere positivamente sulle difese del sistema immunitario. Con la nuova norma – precisa la Coldiretti - si contribuisce, inoltre, ad offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l’utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero la cui elevata concentrazione potrebbe essere utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti.

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Non va inoltre dimenticato - continua Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso - l'impatto economico sulle imprese agricole poichè l'aumento della percentuale di frutta nelle bibite potrebbe salvare oltre diecimila ettari di agrumeti italiani con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria. Anche per un trevigiano questo dato deve interessare perché ne beneficia tutto il sistema made in Italy” L’aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20% corrisponde - spiega la Coldiretti - all’utilizzo di 200 milioni di chili in piu’ di arance all’anno con effetti anche dal punto di vista paesaggistico in una situazione in cui una pianta di arance su tre (31%) è scomparsa in Italia negli ultimi quindici anni.  “Un trend drammatico che ha effetti pesanti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole, ma anche dal punto di vista ambientale e per la salute dei consumatori”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “con la pubblicazione in Gazzetta inizia un percorso di adeguamento, che alcune importanti aziende produttrici hanno già intrapreso, che dovrà concludersi obbligatoriamente per tutti entro il 6 marzo 2018. Il prossimo passo verso la trasparenza - conclude la Coldiretti - è quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy.

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