Provincia di Treviso 19esima in Italia per aumento delle temperature

Il capoluogo di Marca è la terza città del Veneto più soggetta agli effetti del riscaldamento globale secondo i dati di Stopglobalwarming. «Il consumo di suolo non aiuta»

I dati di Stopglobalwarming sull'innalzamento delle temperature in Italia dal 1960 a oggi segnalano, ancora una volta, che la provincia di Treviso è nella parte “alta” (negativa) degli indicatori che riguardano la “salute” ambientale del territorio.

Se in questi sessant'anni, infatti, l’aumento delle temperature in Europa è stato mediamente di poco inferiore ai 2 gradi (e a livello mondiale si è fermato a un grado nell'ultimo secolo), la Marca ha registrato un incremento di 2,54 gradi che ci porta al terzo posto in Veneto (dopo Vicenza e Verona) e al diciannovesimo tra le 110 province italiane. Come è noto l’innalzamento delle temperature è legato ai gas serra, in particolare alle emissioni di anidride carbonica causate, principalmente, dalla produzione di energia da fonti fossili (carbone, petrolio, gas naturali), dall'utilizzo di carburanti della stessa natura e dalle attività agricole e zootecniche di tipo intensivo. A sua volta, l’incremento delle temperature causa modifiche nella circolazione dell’aria che portano anche a quei fenomeni estremi a cui, purtroppo, ci stiamo lentamente abituando (“bombe d’acqua”, temporali violentissimi…). Oltre che a tentare di contrastare l’innalzamento delle temperature attraverso la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, è sempre più necessario intervenire per salvaguardare il territorio, in particolare le aree verdi che assorbono l’acqua piovana e sono tanto più importanti quando si verificano, appunto, fenomeni temporaleschi di particolare intensità e violenza. Al contrario, il Veneto si caratterizza per essere la regione d’Italia in cui maggiormente è cresciuta negli ultimi anni l’impermeabilizzazione del territorio che, pur già ampiamente antropizzato, non è stato risparmiato da nuove colate di cemento e di asfalto.

In questo quadro la provincia di Treviso risulta tra le più cementificate della regione: lo scorso anno la Marca, con un incremento di utilizzo di suolo di 181,8 ettari, è stata la quarta provincia italiana per aumento in termini assoluti del territorio consumato, alle spalle solo delle province di Verona, Brescia e Roma e con un valore superiore a quello di province come Milano o Napoli. Alla fine del 2019 il suolo consumato in provincia di Treviso era pari a 41.455 ettari, il 16,7% del totale, contro una media regionale dell’11,9% e quella nazionale del 7,10%. La Marca è al 7° posto tra le 107 province italiane per percentuale di territorio utilizzato sul totale, seconda in Veneto solo a Padova e davanti a province come quelle di Roma, Torino, Bologna, Palermo. Le cose non vanno meglio per la città di Treviso che, con il suo 39,9% di suolo consumato (2.217 ettari) è il quarto comune del Veneto per utilizzo di territorio rispetto al totale, superata solo da Padova, Noventa Padovana e Spinea e si colloca al 191° posto tra i 7.904 comuni italiani, davanti a centri urbani molto più importanti come Bologna, Genova, Roma, Palermo. Nel 2019 la nostra città ha registrato un consumo di suolo pari a 7,62 ettari piazzandosi al 133° posto tra tutti i comuni italiani per nuova superficie utilizzata.

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Il politico trevigiano Luigi Calesso commenta la notizia con queste parole: «In buona sostanza nel nostro territorio (dal Veneto alla città di Treviso) si fa poco o nulla per ridurre le emissioni di anidride carbonica che causano l’innalzamento delle temperature e si continuano a cementificare e asfaltare le aree verdi che rappresentano l’unico baluardo contro i peggiori effetti dei fenomeni atmosferici causati dall’aumento delle temperature. Il “Piano Casa” della Regione continua a sfornare progetti di “recupero” che ampliano cubature e consumo di suolo, anche nella nostra città. Come se non bastasse, l’amministrazione cittadina continua a prorogare i tempi per la realizzazione dei piani di lottizzazione, dopo aver accettato (con le osservazioni al Piano degli Interventi) modifiche dei piani che ne rendono più interessante la realizzazione. E il documento del sindaco in materia di urbanistica non ci dà alcuna rassicurazione sul fatto che sia stato superato il “cemento responsabile” che sostituisce quello che servirebbe veramente anche per contrastare gli effetti del riscaldamento globale: il consumo di suolo zero».

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