Boschetto di via Celsi, Calesso: «Si poteva salvare, tutta colpa della Giunta»

L'esponente di Coalizione Civica per Treviso: «Bastava che venisse prorogato il piano edilizio. Altro che Amministrazione del “cemento responsabile”»

L'area del boschetto

«La distruzione del boschetto di via Celsi a Treviso si poteva evitare: l’occasione era a portata di mano due anni fa quando il piano di lottizzazione “Celsi” era in scadenza, il 9 ottobre. Prima della scadenza, però, la proprietà ne ha richiesto la proroga e la giunta Conte, il 20 ottobre 2018, ha concesso la proroga di 5 anni richiesta (allegata delibera) - dichiara Gigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso - In realtà, per due anni pare non sia accaduto nulla in quell’appezzamento di terreno, solo ora, infatti, i lavori sono ricominciati con l’abbattimento degli alberi. Va notato che all’epoca della richiesta di proroga era stata realizzata solo una minima parte delle opere di urbanizzazione e, ovviamente, assolutamente degli edifici non era stato posato neppure il primo mattone (lo si capisce bene dalla lettura della delibera stessa). La Giunta poteva rifiutare di concedere la proroga? A mio avviso sì».

«Dal punto di vista giuridico, la norma in materia di concessione di queste proroghe è la L.R. Veneto del 2004 che all’art. 20 comma 11 prevede: “Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine stabilito per l'esecuzione del piano urbanistico attuativo è possibile presentare un nuovo piano per il completamento della parte rimasta inattuata. Prima della scadenza, il Comune può prorogare la validità del piano per un periodo non superiore a cinque anni". Non mi pare proprio che il Comune sia obbligato a concedere la proroga richiesta. Dal punto di vista sostanziale, se l’Amministrazione avesse dovuto rimborsare alla proprietà la spesa sostenuta per le opere di urbanizzazione realizzate o intervenire per eliminarle il costo non sarebbe stato certo proibitivo, vista l’esiguità di quanto realizzato. Sostenendo una spesa minima si sarebbe potuto salvare il boschetto, un bene prezioso».

«Va ricordato che l’Amministrazione del “cemento responsabile”, oltre ad aver approvato varianti (P.L. Col di Lana) e controdeduzioni alle osservazioni al Piano degli Interventi (P.L. Repubblica, 1, P.L. Kolbe, P.R. San Paolo) che permettono la realizzazione di migliaia di metri cubi di superfici commerciali (per alcune delle quali sarebbero già in fase di presentazione i progetti), si caratterizza per aver prorogato almeno sette piani edilizi in scadenza (per un totale di oltre 100.000 metri cubi di nuova edificazione) per i quali stava per arrivare il termine per la conclusione dei lavori. Come è noto, il termine inizialmente previsto per la realizzazione degli edifici previsti nei piani di lottizzazione e di recupero è di dieci anni ma, con successivi provvedimenti di legge è stato ulteriormente allungato di qualche anno.

«Siamo, quindi, di fronte a piani approvati durante le amministrazioni leghiste precedenti a quella di centrosinistra e che hanno “attraversato” l’Amministrazione Manildo durante il periodo di tempo concesso per l’edificazione per arrivare alla scadenza durante l’Amministrazione Conte che ha concesso la proroga da 2 a 5 anni per “completare” la realizzazione. “Completare” non è forse l’espressione esatta perché in 5 casi su 7 dell’edificato non è stato realizzato assolutamente nulla (per alcuni sono state realizzate le opere di urbanizzazione, per altri neppure quelle), in un caso è stato costruito un lotto degli otto previsti, in un altro il 40% delle abitazioni in progetto».

Nel dettaglio la Giunta, come dichiarato da Calesso, ha deliberato le seguenti proroghe:

- 12 09 2018: il P.L. Castellana 1, 7.000 mc da realizzare su 8.000 mc previsti;

- 22 10 2018: P.L. Celsi, 12.000 mc tutti da realizzare, realizzata parte opere di urbanizzazione;

- 17 12 2019: P.L. Nascimben 1, 18.000 mc tutti da realizzare, opere di urbanizzazione non realizzate;

- 24 03 2020: P.L. S. Antonino, 29.500 mc tutti da realizzare, realizzata parte opere di urbanizzazione;

- 24 04 2020: P.L. Sant’Angelo 3, 2.400 mc da realizzare su 4.000 mc previsti;

- 28 07 2020: P.R. Zago,5.680 mc, opere di urbanizzazione non realizzate;

- 15 09 2020: P.L. Panigai, 27.000 mc, realizzata parte opere di urbanizzazione.

«Si tratta, quindi, di 101.580 metri cubi complessivi di nuova edificazione su aree verdi (quindi consumo di suolo) che si sarebbero potuti evitare se l’Amministrazione Conte non avesse concesso le proroghe richieste. Ma questa è la giunta del cemento e, quindi, le ha concesse» conclude Calesso.

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