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Caccia, Lav Treviso: «Uccisione delle volpi autorizzata dalla Regione»

La denuncia dell'associazione: «Provvedimento che viola il piano provinciale solo per assicurare più prede ai cacciatori. Inviata una diffida al presidente Zaia per il ritiro immediato dei documenti»

«Non c’è nulla di più normale di un predatore, come la volpe, che si ciba delle sue prede in un ambiente selvatico. Ma nel mondo della caccia questa “normalità” non è per nulla tollerabile, soprattutto quando le prede sono fagiani e lepri che i cacciatori acquistano per poi potergli sparare dopo averli immessi sul territorio reso oramai sterile dalla loro sanguinaria passione».

Lav Treviso, associazione animalista da anni impegnata nel territorio, attacca duramente le autorizzazioni rilasciate dalla Regione Veneto per dare risposta alle richieste dei cacciatori. I due provvedimenti, sottoscritti da Pietro Salvatori, direttore di Agroambiente, danno di fatto il via libera all'uccisione delle volpi presenti in due aziende faunistico venatorie della provincia di Treviso. Secondo Lav Treviso, inoltre, i due atti amministrativi sarebbero gravati da importanti violazioni del piano provinciale di controllo delle volpi e del correlato parere rilasciato da Ispra, il massimo istituto scientifico nazionale per la fauna selvatica.

Il commento

«Sulla base dei documenti in nostro possesso l’uccisione delle volpi è del tutto illegittima - spiega Mara Garbuio, responsabile della sede Lav di Treviso - per questo motivo abbiamo inviato una diffida al presidente Zaia, con la richiesta di ritiro immediato delle due autorizzazioni. Uccidere illegalmente gli animali selvatici per soddisfare i desideri dei cacciatori, oltre che essere crudele e inaccettabile in un Paese civile, comporta un grave danno economico all’erario, in quanto la fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato». Sempre su denuncia della Lav, nel 2018, il presidente della Provincia di Bolzano e il suo dirigente dell’Ufficio caccia, erano stati condannati dalla Corte dei Conti al pagamento di una sanzione pari a quasi un milione di euro proprio per avere concesso l’uccisione di fauna selvatica in violazione delle norme nazionali. «Se le due autorizzazioni rilasciate dalla Regione non saranno ritirate - conclude Lav Treviso - siamo pronti a denunciare anche in questo caso l’accaduto alla Corte dei Conti: non è tollerabile che i nostri amministratori decidano la vita e la morte degli animali a esclusivo beneficio dei cacciatori e della loro assurda passione».

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