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Foto d'archivio

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"Cera contaminata da antiparassitari agli apicoltori del Veneto": scoppia il caso

Il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni ha denunciato un grave episodio che ha interessato gli apicoltori veneti nelle scorse settimane. Ecco di cosa si tratta

TREVISO “L’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (Izsve) ha fornito agli apicoltori fogli di cera d’ape, pagati con fondi pubblici, contaminati da fitofarmaci, antiparassitari e contenenti sostanze estranee alla cera. È un caso gravissimo, cosa intendono fare Zaia e gli assessori Coletto e Pan?”. La denuncia è contenuta in una dettagliata interrogazione, la numero 627, presentata dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, che fa riferimento al progetto regionale realizzato in collaborazione con l’Izsve per prevenire i rischi derivanti dall’utilizzo o dal riciclo di favi e cere contaminati da pesticidi, avviato la scorsa primavera. Progetto che prevedeva la distribuzione di fogli cerei agli apicoltori e un questionario per raccogliere informazioni sull’uso del materiale.

Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata Apimarca, con sede a Treviso, una delle associazioni coinvolte, dopo aver chiesto all’Izsve di fornire le analisi sui fogli ricevuti per adempiere agli obblighi di legge sulla tracciabilità di sostanze e materiali introdotti nelle azienda di apicoltura. In assenza di risposte, a fine maggio, sempre tramite il suo presidente Rino Cassian, si è rivolta al Crea (Consiglio per la ricerca in apicoltura), che ha avuto ben altra celerità. Dalle analisi chimiche - spiega Zanoni, ricostruendo la vicenda - è emersa la presenza di ben di 12 residui di fitofarmaci o antiparassitari, tra cui un acaricida, la Propargite, vietato in Europa dal 2011, oltre a tre sostanze estranee alla cera d’api, inclusa la paraffina, una miscela di idrocarburi ricavata dal petrolio”.

Da qui la nuova richiesta inviata il 19 giugno, tramite posta elettronica certificata, al direttore dell’Izsve e per conoscenza alla Direzione agroalimentare, di fornire le analisi anch'essa senza risposta. “Alla fine Apimarca il 29 giugno ha deciso di recedere dell’accordo, rimandando indietro i fogli all’Izsve che ne ha preso atto il 17 luglio 2018, dicendo incredibilmente di averli redistribuiti in maniera proporzionale alle altre associazioni aderenti al progetto. Questo è un fatto doppiamente grave”, evidenzia Zanoni. “È  una situazione paradossale,  proprio  lo scorso 14 marzo l’assessore Pan, commentando il progetto in questione, aveva dichiarato che ‘i produttori ci segnalano la necessità e l’urgenza di prevenire i rischi che derivano dall'impiego o dal riciclo di favi e cere contaminati da pesticidi, agrofarmaci o sostanze adulteranti, che possono mettere a repentaglio la riproduzione degli insetti e la produzione di  miele di qualità’. E invece un progetto pagato dalla Regione alla fine ha portato negli alveari proprio le sostanze che voleva evitare”. Il consigliere democratico invita perciò la Giunta a fare totale chiarezza, rispondendo alle sei domande contenute nell'interrogazione, dove si chiede tra l’altro, come mai l’Izsve non abbia restituito al fornitore i fogli contaminati con tanto di richiesta di risarcimento e cosa intenda fare la Regione per la tutela degli apicoltori coinvolti nel progetto e per la salute pubblica, visti i risultati delle analisi sui due lotti incriminati.

LA REPLICA DELLA REGIONE La distribuzione agli apicoltori di fogli cerei è un test per valutare i diversi prodotti in commercio e misurare l’impatto di tali materiali sugli alveari, la vita e la produttività delle api. Il monitoraggio, condotto con la collaborazione degli apicoltori, è oggetto di studio  da parte dell’Istituto sperimentale Zooprofilattico delle Venezie, che al termine della sperimentazione potrà pronunciarsi sui migliori materiali disponibili per l’apicoltura. Così l’assessore all’Agricoltura spiega le motivazioni della distribuzione alle associazioni degli apicoltori di fogli cerei, contestato dall’associazione Apimarca e oggetto di una interrogazione consiliare. Il progetto “Caratteristiche della cera d’api (fogli cerei) possibili ricadute sull’allevamento delle api”, previsto dalla delibera di Giunta n. 284 del 13/03/2018, in applicazione della L.R. 23/94, prevedeva d’indagare l’accettabilità, da parte delle api, di fogli cerei ordinariamente presenti sul mercato per l’apicoltura convenzionale. Ciò ha significato – spiega l’assessore - distribuire 20.500 fogli di 12 lotti commerciali diversi ad apicoltori delle nove associazioni di produttori che hanno aderito al progetto. L’accettabilità si misura con l’utilizzo che ne fanno le api dei fogli cerei attraverso la costruzione delle cellette. Questa valutazione verrà fatta “in campo” anche con l’ausilio di appositi questionari che sono stati predisposti e che devono essere compilati dagli apicoltori. Trattandosi di valutazioni di prodotto commerciale, è quindi di tutta evidenza che la prova si è basata su fogli ordinariamente disponibili per l’apicoltura convenzionale e che possono contenere tracce di residui di contaminanti. Questo perché ordinariamente i fogli sono costituiti da cera fusa e riciclata, che può contenere tracce di principi attivi utilizzati in agricoltura o dagli stessi apicoltori convenzionali per la lotta alla varroa. Va detto,  peraltro – fa notare l’assessore -  che non essendo la cera un prodotto alimentare non sono previsti valori minimi di legge per le sostanze estranee alla cera. Infine – ricorda l’assessore - il progetto è stato approvato dalla Consulta regionale per l’apicoltura, che rappresenta il sistema delle associazioni apistiche senza sollevare alcuna obiezione o valutazione in merito, coscienti che la finalità era relativa a valutazioni del prodotto commerciale convenzionale.

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