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Foto d'archivio

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Sostenibilità: a Treviso boom di certificazioni nel vitivinicolo

Il consumatore guarda sempre più l’etichetta. E la certificazione di qualità è sempre più essenziale. Facchin, CIA Treviso: “Percorso virtuoso che sempre più produttori scelgono”

In due anni da 50 a quasi 400 aziende certificate nella Marca trevigiana (dati Valoritalia che certifica il 90% delle aziende venete), mentre, dal 2009 ad oggi, la superficie coltivata biologicamente in Veneto è passata da 1.539 a 4.728 ettari, con un aumento del 231%.

Numeri che testimoniano come il settore vitivinicolo sia sempre più attento alla produzione sostenibile. Dalla coltivazione della vite alla distribuzione del prodotto sul mercato. I perché? L’attenzione del consumatore, che ora, per prima cosa, guarda subito l’etichetta del vino da un lato. E l’esigenza del produttore di rimanere all’interno di un mercato sempre più globale e attento alla sostenibilità. Una tendenza netta, emersa durante il convegno organizzato il 22 novembre da Cia Treviso nel campus universitario di Conegliano sul tema de «La certificazione della sostenibilità nella filiera vitivinicola». Un incontro che ha messo il focus su strumenti, opportunità e criticità delle certificazioni nel settore vitivinicolo. «La Provincia di Treviso, con oltre 38mila ettari coltivati a vite e più di 11mila produttori, rappresenta uno dei fiori all’occhiello della produzione di vino a livello nazionale - spiega Giuseppe Facchin, presidente di Cia Treviso –. La strada della sostenibilità anche nel settore vitivinicolo è segnata. Da tempo anche Cia Treviso accompagna le aziende nel percorso sostenibile. E i risultati si vedono: nell’ultimo anno all’interno della nostra confederazione trevigiana decine di aziende si sono mosse, in maniera convinta e volontaria, verso la certificazione Sqnpi».

Foto sala convegno CIA treviso-2

Si tratta di una certificazione di produzione sostenibile e integrata. Accerta la riduzione al minimo delle sostanze chimiche di sintesi, la razionalizzazione della fertilizzazione, nel rispetto dei principi biologici, ecologici e tossicologici. «Ribadisco che non esiste l’impatto zero in agricoltura – ricorda Facchin –. Esistono sensati compromessi. Questo significa fare più fatica, ne siamo tutti consapevoli. Noi non imponiamo ma proponiamo. Ma la nostra sostenibilità ambientale non è possibile senza quella economica. È una sfida importante che non possiamo cogliere da soli: abbiamo bisogno di chi, crede in questi valori e si sforzi nel comunicare nel modo corretto il prodotto al consumatore». «Senza certificazione – conferma Stefano Stefanucci di Equalitas – non si può rimanere sul mercato: fra cinque anni le nostre aziende non riuscirebbero più a vendere una bottiglia. È necessaria per avere vantaggi competitivi in mercati come il Nord Europa e il Canada». «Si è delineato un quadro - spiega Eugenio Pomarici, docente dell’Università di Padova e Cirve - Centro Interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed Enologia - nel quale sta diventando di primaria importanza per i produttori di vino, come singoli e come collettivo territoriale, potersi qualificare come soggetti concretamente impegnati sul tema della sostenibilità. È un percorso già difficile per aziende grandi e strutturate: per quelle piccole il modo migliore di superare le difficoltà è fare rete, condividendo esperienze e conoscenza e gestendo assieme i servizi».

«Come ha fatto, ad esempio, la cantina Toblino di Trento, che ha messo insieme i soci coinvolgendoli in un percorso partecipato. “Siamo partiti come cantina Toblino a certificare il biologico dal 2009 e siamo riusciti ad affrontare determinati mercati solo perché avevamo la certificazione – spiega Carlo De Biasi, direttore della cantina –. È un percorso impegnativo che si basa sulla formazione e l’assistenza al viticoltore perché deve far proprio un modo nuovo di fare viticoltura attento e preciso. La formazione è il punto cardine. La parte più difficile è far capire che si può fare una viticoltura diversa rispetto a quella che hanno fatto i loro padri e i loro nonni e quindi uscire da logiche del passato». Ma come funziona la certificazione? «Si comincia dalla Sqnpi – spiega Alessandro Barbieri di Valoritalia – e si procede per step successivi. Il passaggio ulteriore è la certificazione di produzione biologica. Per arrivare al massimo livello: quello di Equalitas, che richiede standard molto elevati e precisi all'azienda, analizzando dai terreni fino all'aria».

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