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L'impianto di depurazione a Carbonera

L'impianto di depurazione a Carbonera

Il depuratore bio di Carbonera va in "S.C.E.N.A." a Ecomondo

ATS chiamata a presentare in Fiera a Rimini i risultati dell’innovativo sistema attivo nel depuratore: riduzione dei consumi energetici del 25%, diminuzione degli scarti depurativi del 30% e sperimentazione della produzione di bioplastiche

CARBONERA Giovedì scorso Alto Trevigiano Servizi è stata chiamata come caso di eccellenza internazionale a “Ecomondo – The Green Technologies Expo”, la fiera della green economy e delle tecnologie sostenibili che negli ultimi anni ha visto la partecipazione di oltre 100.000 visitatori e di oltre 1.200 espositori.

“Abbiamo presentato gli importanti risultati ottenuti con la tecnologia S.C.E.N.A. (Short-Cut Enhanced Nutrients Abatement ) – dichiara Roberto Durigon, Direttore di Alto Trevigiano Servizi -  dopo una fase di sperimentazione durata due anni presso il depuratore di Carbonera”. Il depuratore è attualmente a servizio di 40.000 abitanti ma in fase di ampliamento per poter servire 60.000 abitanti di 8 comuni a Nord del capoluogo Treviso. “Il progetto, realizzato in collaborazione con il gruppo di ricercatori del Prof. Francesco Fatone del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, vuole innovare la classica filiera depurativa delle acque reflue con un processo biologico che consente di trattare flussi altamente inquinati. In particolare il sistema si pone come scopo primario quello di abbattere in maniera più efficace elementi come Azoto e Fosforo (cause principali dell’inquinamento di fiumi, laghi e mare), in tempi molto ridotti lavorando su flussi più concentrati ed in condizioni biologiche specifiche. In questo modo si possono ridurre anche di 10 volte i volumi necessari delle vasche: ciò significa minore occupazione di aree verdi e minori costi di costruzione, ridurre del 25% i consumi energetici e diminuire del 30% i fanghi di depurazione. Il tutto con un calo consistente delle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera”.

“La vera innovazione di questo processo realizzato per la prima volta non solo in Italia, ma a livello internazionale, è la sua natura completamente “BIO” – spiega l’ing. Daniele Renzi, responsabile dell’Ufficio Ottimizzazione dei Processi Depurativi e referente della ricerca per ATS – “Infatti il processo S.C.E.N.A. riesce ad eliminare dallo scarico finale un composto come il fosforo solitamente rimosso attraverso prodotti chimici. E lo fa valorizzando, sempre per via naturale una risorsa già presente in impianto cioè il fango di scarto del processo di depurazione. Quest’ultima è la parte veramente innovativa rispetto ad altri processi realizzati negli ultimi 20 anni in paesi come Olanda, Austria, Spagna: trasformare qualcosa che si ha “in casa” e sembra scarto, in qualcosa che aiuta a depurare meglio e con costi gestionali minori di quelli standard”. “E non si escludono nuove opportunità nello sviluppo della ricerca - continua Alberto Piasentin, Dirigente del Settore Depurazione di ATS - Il Dipartimento di Biotecnologie sta già studiando il miglior metodo per poter estrarre dal fango utilizzato nel processo S.C.E.N.A. dei biopolimeri (composti che possono essere utilizzati dalle industrie per produrre plastica). I primi esperimenti sono già stati realizzati con successo nei laboratori dell’Università di Verona nella primavera 2014; ora stiamo predisponendo i documenti necessari per chiedere alla Regione Veneto di autorizzare un progetto pilota che sarebbe una novità assoluta a livello internazionale”.

“Questo progetto è un’importante vetrina per ATS e per il nostro territorio – sottolinea il Presidente ATS Marco Fighera – un ottimo esempio di collaborazione tra due realtà pubbliche italiane come la nostra società e l’Università. Nonostante le difficoltà nella ricerca di fondi in questo periodo, siamo riusciti a sviluppare una tecnologia innovativa di caratura internazionale nel settore ambientale, che oltretutto risulta essere un buon investimento economico data la forte riduzione dei costi gestionali. In questi due anni di sperimentazione abbiamo verificato gli effettivi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale ed economica del processo, tanto da confermarlo nell’attività del depuratore di Carbonera. Con questi nuovi processi, frutto della ricerca di giovani ricercatori ed aziende made in Italy, ciò che scarichiamo quotidianamente diventa una risorsa per migliorare la qualità del territorio in cui viviamo.” 

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