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Domenica, 26 Maggio 2024
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Smog, Treviso tra le cinque peggiori città in Italia secondo Legambiente

Il report annuale "Mal'aria" indica il Veneto come peggior regione italiana per i dati sull'inquinamento dell'aria. Il commento del politico trevigiano Matteo Favero

L'emergenza smog in Italia non si arresta nemmeno in tempi di pandemia. Il dettagliato report "Mal’aria", elaborato annualmente da Legambiente, contiene dati sull'inquinamento atmosferico del Veneto davvero preoccupanti: su 96 capoluoghi di provincia italiani analizzati nel 2020 ben 35 sono andati oltre i limiti stabiliti dalla legge per la concentrazione giornaliera di polveri sottili (Pm10) nell’aria.

Tra le prime cinque città italiane ci sono Torino, Venezia, Padova, Rovigo e Treviso. E il Veneto è purtroppo maglia nera in questa triste classifica. I dati di Legambiente hanno sollevato il commento di Matteo Favero, responsabile Ambiente, Infrastrutture e Territorio del Partito Democratico di Treviso nonché vice responsabile nazionale del coordinamento Programma del Pd. «Che fine hanno fatto - si chiede Favero -le azioni concrete che la Regione avrebbe dovuto mettere in campo per onorare l'accordo di programma delle regioni del Nord, promosso dal Governo Gentiloni nel 2017, al fine di contenere l'inquinamento atmosferico nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate d'Europa?

Invece di pensare a nuovi poli logistici, consumo di suolo, nuove strade a pedaggio, per far ripartire la nostra economia, combattere la disoccupazione e curare l'ambiente occorre puntare sulla transizione ecologica dei nostri settori produttivi. Ad esempio, il Piano nazionale di ripresa e resilienza può avere nei boschi urbani e nelle foreste di pianura uno dei suoi punti di forza a partire da un'alleanza tra pubblico, privato, comunità e cittadini. Gli alberi riducono una parte delle emissioni di Co2, danno più qualità e abbattono l'inquinamento nelle città, possono infine rafforzare la filiera del legno importante per il Made in Italy e di cui il Veneto rappresenta, in questo caso, un esempio virtuoso. Non dimentichiamo che la quota più rilevante del Next Generation UE (il 37%) è proprio destinata alla transizione verde proprio contro la crisi climatica» conclude Favero.

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