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Foto tratta da Google Immagini

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Coldiretti lancia la protesta nel mondo del latte: "Anche la Marca ha il suo Far West"

"Nessun rispetto o riconoscimento per i produttori di latte della provincia di Treviso": è il grido d'allarme lanciato in queste ore da Coldiretti Treviso. Emergenza sempre più forte

TREVISO Stop al far west sui contratti per il latte. E’ quanto chiede la Coldiretti di fronte alle comunicazioni di unilaterali di variazione al ribasso del prezzo alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre 30mila aziende agricole, senza considerare l’indotto. “Si tratta – spiega Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso in coro con i colleghi di tutta Italia – di una situazione generata anche dalla pratica fuori legge ma ancora in uso di stipulare intese verbali e di durata inferiore ai 12 mesi per la quale si chiede l’intervento degli organismi di controllo del Ministero delle Politiche Agricole insieme all’attivazione di tutte le contromisure legali disponibili in caso di necessità”.

La legge 91 del luglio 2015  prevede, infatti, l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E proprio ai sensi della normativa vigente alla Coldiretti continuano ad affluire le deleghe firmate dai singoli allevatori che incaricano l’organizzazione a rappresentarli sia di fronte alle industrie in sede di trattative per il prezzo sia di fronte ai magistrati nel caso scoppiasse una vera e propria guerra giudiziaria con le aziende di trasformazione. “Le modifiche unilaterali al ribasso del prezzo del latte – continua Feltrin – vanno contro una situazione di mercato che invece offre segnali positivi, a partire dalle quotazioni del Parmigiano Reggiano che con stagionatura a 18 mesi sulla Borsa di Parma ha toccato il record di 10,63 euro al chilo, la quotazione più alta registrata negli ultimi cinque anni”. Volano anche i valori del burro che ha toccato i 4,80 euro al chilo con un progresso del 10,47% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un trend accompagnato anche da un aumento del 12,5% della spesa delle famiglie. 

“Come se non bastasse – continua Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso -  mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come nel 2017 che ha fatto segnare un record storico con l’aumento del 6% in quantità rispetto allo scorso anno che ha portato a ben il 63% l’incremento delle spedizioni nel corso di un decennio, come in Francia dove è diretto quasi un quarto del totale esportato (23%), in Germania che si colloca al secondo posto tra i principali clienti, in Gran Bretagna e negli gli Stati Uniti dove nell’ultimo anno si è verificato un aumento del 10% delle spedizioni. Il patrimonio caseario trevigiano è davvero pregiato e questo significa la necessità di una costante valorizzazione e tutela, ma anche il riconoscimento di una dignità professionale a chi produce il latte in provincia di Treviso. A fronte di una situazione di mercato che vede crescere il Made in Italy a tavola in tutto il mondo non è accettabile un atteggiamento delle industrie che cerca di speculare al ribasso sul prezzo del latte mettendo a rischio un intero settore produttivo sul quale si basa una parte importante dello slancio dell’economia italiana sui mercati internazionali.

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