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Uno scorcio di Treviso (credit Anna Comaron)

Uno scorcio di Treviso (credit Anna Comaron)

Classifica qualità della vita de Il Sole 24 Ore: la Marca perde 21 posizioni

La provincia è al 29° posto totale, al 93° per cultura e tempo libero e al 58° per affari e lavoro. Il consigliere comunale Pelloni: «Nessuna giustificazione rispetto a questi dati: serve analizzarli e cercare risposte concrete»

Imprenditoria femminile, trend del PIL pro capite, spazio abitativo medio, Fondi europei 2014-2020 per l’ambiente e la prevenzione dei rischi, Fondi europei 2014-2020 per l’Agenda digitale, POS attivi, omicidi da incidenti stradali, cessazioni di imprese, banda larga, presenza di pediatri, medici di medicina generale e infermieri, cinema, biblioteche, eventi sportivi, Fondi Europei 2014-2020 per l’attrazione culturale, naturale e turistica sono i settori in cui Treviso si posiziona nella parte bassa della classifica della qualità della vita stilata e pubblicata da Il Sole 24 Ore.

Un ritratto che porta indietro la nostra provincia di ben 21 posizioni in due anni e la fa scendere al 29esimo posto totale. «Andando nel dettaglio, come segnalato poco sopra – afferma il Segretario del PD Giovanni Tonella - gli indici sui quali la nostra città e provincia si posiziona più in basso sono quelli che dovrebbero, in realtà, trainare verso il futuro: ambiente, infrastrutture digitali, servizi, cultura, turismo e lavoro devono tornare ad essere centrali nell’agenda amministrativa, economica e sociale. Ciò che sosteniamo da molto tempo come Partito Democratico. Questi asset sono fondamentali per la ripresa post Covid e per il futuro della nostra provincia. I dati non sono premianti e dunque, fin da ora, bisogna operare con strategie mirate perché questi settori vengano potenziati creando così nuove opportunità di lavoro, maggior attrattività per gli investitori, migliore qualità ambientale e servizi più rispondenti alle esigenze della cittadinanza».

«Il PD Unione Comunale di Treviso – conclude Tonella – sta già dialogando e lavorando attivamente per tradurre bisogni ed idee in proposte concrete per la città, anche attraverso una ferma opposizione a decisioni e prese di posizione nebulose da parte dell’amministrazione comunale. I risultati negativi di questa indagine ci spingono a dare una marcia in più al nostro lavoro, perché il benessere delle persone che vivono nella nostra città e provincia è il cardine attorno al quale deve ruotare qualsiasi scelta da qui ai prossimi anni».

«Ne parlo spesso in Consiglio Comunale - dichiara poi il Capogruppo del PD a Treviso, Stefano Pelloni - penso che la pandemia da Covid-19 debba imporre delle riflessioni importanti per gli amministratori. Bisogna cambiare paradigma. Treviso ha un'opportunità di crescita a fronte di questa crisi: lo smart working e una maggiore attenzione alla qualità della vita potrebbero penalizzare le metropoli e avvantaggiare le città più piccole, in cui si può vivere meglio. Bisogna saper lavorare di squadra, fare rete con le istituzioni del territorio, lavorare tutti nella stessa direzione». A dirlo è Stefano Pelloni, Capogruppo dei consiglieri comunali PD di Treviso.

«Purtroppo, la classifica sulla qualità della vita de Il Sole24Ore quest'anno vede la nostra provincia sprofondare di 21 posizioni e questo non può che farci riflettere, perché forse stiamo sbagliando qualcosa. Rispetto a due anni fa (eravamo in nona posizione) la città non guadagna praticamente nulla sulla sicurezza, aldilà delle tante sparate del sindaco, e cadiamo a picco su cultura e demografia. Dobbiamo invertire la rotta. Servono maggiori investimenti nel sostegno alle famiglie e alle giovani coppie, meno polemiche politiche sulla cultura e sul turismo, maggior qualità nei servizi sociali - conclude il capogruppo - Non cerchiamo giustificazioni rispetto a questi dati, analizziamoli e cerchiamo risposte. Ad oggi questa classifica è un fallimento».

Così, invece, l'ex assessore comunale Alessandra Gazzola: «E' stato un anno difficile per tutti, ma per la nostra città particolarmente difficile viste le 21 posizioni perse rispetto allo scorso anno nella classifica italiana redatta dal Sole 24 ore in base alla qualità della vita. Ripartire bene richiede prima di tutto capire quello che è successo».

«L’annuale classifica stilata dal Sole sulla qualità della vita nelle province italiane consegna alla Marca un tonfo di 21 posizioni rispetto al 2019: passiamo dall’8° al 29° posto - dichiara infine Gigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso - Le motivazioni si possono trovare, parzialmente, negli effetti della pandemia da Covid (registrati nell’indagine) che avuto effetti sull’ambito Demografia e società (con il numero di ammalati in rapporto alla popolazione), su quello Affari e lavoro (aumento della cassa integrazione) e anche su quello Cultura e tempo libero (riduzione della pratica sportiva). Quello che la ricerca conferma rispetto sia alla percezione diffusa sia ad analoghi risultati delle classifiche degli anni precedenti è la debolezza dei servizi e degli investimenti pubblici nel concorrere alla qualità della vita dei trevigiani».

«Per quanto riguarda gli investimenti. basta pensare che la Marca è al 94° posto per fondi europei utilizzati per l’ambiente e la prevenzione dei rischi, al 64° per i fondi europei utilizzati per l’agenda digitale, al 90° per l’utilizzo di fondi europei per l’attrazione culturale, naturale e turistica. Per quanto attiene, invece, ai servizi la nostra Provincia è al 77° posto per la spesa sociale degli enti locali e registra dati molto pesanti per la presenza, in rapporto al numero di abitanti, di medici di medicina generale (99° posto), pediatri (98°) e infermieri (82°). Negativa anche la diffusione della banda larga (84° posto) - continua Calesso - C’è poi tutto l’ambito culturale, scolastico e delle nuove tecnologie in cui siamo in forte ritardo, con responsabilità non certo marginali delle istituzioni pubbliche: siamo al 90° posto per biblioteche in rapporto alla popolazione, al 99° per cinema, al 105° per librerie, al 64° per la spesa al botteghino, al 68° per offerta culturale, al 48° posto per la percentuale di persone con almeno un diploma, al 44° per la partecipazione alla formazione continua, al 69° per abbonamenti a internet in rapporto al numero dei residenti e al 33° per l’indice di trasformazione digitale».

«E’ evidente il ritardo con cui le Istituzioni pubbliche forniscono al nostro territorio servizi adeguati alle sfide tecnologiche del futuro come alle necessità della formazione culturale e dell’istruzione ed è un ritardo motivato anche dalla scarsa capacità di attingere ai fondi europei che hanno tra le proprie destinazioni privilegiate la sostenibilità ambientale e l’innovazione digitale. La novità, invece, è costituita da una certa stanchezza nell’ambito economico che ha sempre costituito uno dei punti forti del panorama sociale della nostra provincia: lo registrano bene gli indici relativi alla vitalità aziendale. Hanno particolare incidenza le cessazioni di imprese (82° posto), le nuove iscrizioni di imprese (69°), l’imprenditorialità giovanile (101°) e le imprese femminili (99°). non positivo il gap occupazionale tra maschi e femmine (38°). Un dato di debolezza del tessuto imprenditoriale che si riflette (insieme agli effetti della pandemia) sulla variazione del Pil pro capite tra il 2019 e il 2020: la Marca registra l’82° posto» chiosa Calesso.

«Mi pare chiaro che, di fronte alla ben conosciuta debolezza dei servizi pubblici e a una emergente difficoltà del tessuto economico, si rivelano quanto mai necessarie politiche pubbliche (socio-assistenziali, scolastiche, economiche, di riconversione ecologica) in grado di garantire direttamente una migliore qualità della vita o di sostenere quella capacità di reddito che “suppliva” alle carenze del pubblico ma che ora viene messa in discussione. La pandemia da Covid ci mette di fronte a questo, alla necessità di cambiare politiche, di rafforzare la rete dei servizi pubblici, di fornire alla piccolissima, piccola e media impresa una alternativa sostenibile sia sotto il profilo ambientale che dal punto di vista sociale. Non è compito di poco conto. Servono, prima di tutto, una idea della marca del futuro e una strategia pe raggiungere gli obiettivi che ci si pone: non basta governare “alla giornata” magari inseguendo il consenso immediato, è necessaria la faticosa opera di costruire e rendere attuabili progetti la cui realizzazione e i cui effetti vanno anche oltre la fine dei mandati amministrativi» conclude Calesso.

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