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Dossier Mal'Aria: Pm10, Treviso in 25 giorni raggiunge la metà dei superamenti

Legambiente pubblica il dossier sull'inquinamento: ne ritrae un Veneto "malato". I livello di esposizione sono ancora molto elevati

TREVISO Un Veneto malato. È il ritratto della nostra regione fornito da Legambiente in un dossier sull’inquinamento dell’aria. E la Marca trevigiana non è esclusa. Solo nei primi 25 giorni dell’anno, insieme a Vicenza e Venezia, Treviso ha già raggiunto la metà dei superamenti massimi annuali di Pm10 previsti dalla normativa. Una situazione completamente fuori controllo, secondo Legambiente, che evidenza come i livelli di esposizione dei cittadini rimangono ancora molto elevati.

I dati registrati dall’Arpav sono allarmanti: il 2014 è stato per il Veneto l’anno dell’insalubrità atmosferica. E a soffrire non sono solo le città capoluogo, ma anche le cosiddette zone minori. Tra strade e autostrade e, in generale, generatori di inquinamento, il Veneto si classifica al penultimo posto nella graduatoria nazionale dell’Ocse e per inquinamento supera città come Berlino, Londra e Parigi. Tra gli inquinanti considerati nel dossier “Mal’Aria” di Legambiente, è il Pm10 a preoccupare di più. La città maggiormente tartassata nel 2014 è stata Vicenza con ben 77 superamenti giornalieri dei valori soglia, più del doppio rispetto ai 35 indicati come tetto inderogabile. Ad inseguire in questa gara mortale sono Venezia e Treviso, rispettivamente con 66 e 58 giorni da bollino nero. L’unica a salvarsi è Belluno. Per la località alpina si sono registrati appena 2 sforamenti.

“E’ quanto mai evidente la necessità di un urgente e decisivo piano di intervento che vada finalmente ad incidere sulle politiche relative alle fonti di inquinamento – ha dichiarato Gigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto -, più volte annunciato, per il quale si sono addirittura attivati tavoli interregionali speciali tra le regioni del Nord, ma ancora mai attivato a livello nazionale. Le cause si conoscono e le soluzioni ci sono, occorrono la volontà politica e soprattutto capacità di varare strumenti per metterle in campo. Per ridurre le emissioni industriali occorre avviare la rapida approvazione delle Autorizzazione Integrate Ambientali per gli impianti nuovi ed esistenti e promuovere l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne gli impatti. Bisogna poi uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili puntando su fonti energetiche rinnovabili; investire nella riqualificazione energetica degli edifici per ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza e l’isolamento termico, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici e affrontare uno dei nodi principali: il trasporto a livello urbano ed extra urbano. Oggi l’Italia continua ad avere il record per numero di auto per abitante, 65 ogni 100 contro una media europea di 48 circa, con un tasso di motorizzazione addirittura in crescita negli ultimi anni, e il trasporto privato continua ad essere la modalità più diffusa per muoversi verso le città e al loro interno. Solo invertendo questa tendenza e garantendo un trasporto pubblico efficace e competitivo si possono restituire ai cittadini una migliore qualità dell’aria e della vita.”

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