Una città sulla via del progresso

E’ questo il titolo della mostra fotografica che si terrà presso la Sala Ipogea del Museo di Santa Caterina dal 23 maggio al 6 luglio 2014

“Una città sulla via del progresso”. E’ questo il titolo della mostra fotografica che si terrà presso la Sala Ipogea del Museo di Santa Caterina dal 23 maggio al 6 luglio 2014. Attraverso i documenti dell’Archivio Comunale la mostra racconta l’evoluzione, la storia delle opere pubbliche e degli interventi urbanistici tra gli inizi del 900 e la fine degli anni 30’.

“Con questa mostra valorizziamo e presentiamo il patrimonio dell’Archivio Comunale altrimenti sconosciuto – dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Treviso Luciano Franchin – Il tema della città, della sua ricostruzione, del suo futuro, ha costituito il perno della riflessione di questa amministrazione fin dall’inizio. E’ solo guardando al passato infatti che possiamo concepire la città e riflettere sul suo sviluppo futuro.  Con questa mostra torna ad essere centrale il tema della ricostruzione già presente in occasione del 70° anniversario del 7 aprile 1944. E’ proprio a partire dal lavoro di ricostruzione fatto in quegli anni infatti che si inquadra la prospettiva attraverso la quale l’assessorato alla cultura vede la città di domani”.

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“L’indagine ha preso le mosse dall’inizio del secolo, contrassegnato dal fervore modernista e poi dalla dolorosa cesura della Grande Guerra: per un anno immediata retrovia del fronte, Treviso è vittima di ripetuti bombardamenti che ne sfigurano il delicato tessuto, in buona parte medievale – dichiara il direttore del Musei Civici Emilio Lippi - ed è giunta al 1936, anno in cui viene approvato il progetto esecutivo dell’ambizioso piano di risanamento del quartiere di San Nicolò che, pur non attuato nell’incombere del nuovo e ben più tragico conflitto mondiale, può in qualche modo essere assunto ad emblematica conclusione della politica urbanistica del regime e insieme costituire il preludio della nuova stagione che prenderà forma dalle ceneri delle devastazioni del 1944-45. Il fenomeno della ricostruzione e l’espansione a macchia d’olio delle periferie suggeriscono tutta un’altra vicenda che, occorre dirlo, solo in parte risulta adeguatamente storicizzata ed è meritevole di diverso e non meno stringente racconto”. 

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