Olio di palma, facciamo chiarezza: «Non è un grasso vegetale peggiore di altri»

Lettera del presidente dell'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile, l'avvocato Giuseppe Allocca

L'olio di palma

Gentile dott. Bisaglia,

scrivo in qualità di Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, organizzazione costituita nel 2015 da un gruppo di associazioni di categoria e note aziende nazionali ed internazionali attive in vari settori merceologici che utilizzano nelle loro produzioni olio di palma (www.oliodipalmasostenibile.it). Abbiamo letto con interesse l’articolo “Alimenti: come decodificare le etichette dei cibi” pubblicato lo scorso 11 maggio sulla vostra testata, dove, nel paragrafo “non contiene...”si fa riferimento all’olio di palma scrivendo che: “Oggi il marketing fa leva sull’assenza di determinati elementi che sono poco sani e che i media hanno dichiarato come tali. Molti prodotti oggi, dichiarano di esser privi di sciroppo di mais ad alto contenutodi fruttosio, Olio di Palma, grassi idrogenati ecc. ”L’Unione è molto impegnata nella promozione dell’olio di palma certificato sostenibile, un prodotto che, peraltro, fornisce un contributo importante al raggiungimento, entro il 2030, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente. A questo proposito riteniamo importante mandarvi (qui di seguito) alcuni approfondimenti sul temache speriamo possano essere di vostro interesse:-Le “Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana”, recentemente pubblicate dal CREA-Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione –che fa capo al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Si tratta del documento italiano di riferimento sulla sana alimentazione rivolto ai consumatori. Raccoglie e aggiorna periodicamente una serie di consigli e indicazioni alimentari, elaborate da un’apposita commissione scientifica, costituita da prestigiosi studiosi del mondo dell’alimentazione e non solo.Il documento dedica un intero paragrafo all’olio di palma, spiegando che: Come accade per molti alimenti, anche per l’olio di palma non si possono dare definizioni come “buono” o “cattivo”, e soprattutto è concettualmente sbagliato parlare di un valore nutrizionale positivo o negativo di un singolo componente senza inquadrarlo nel contesto della dieta globale;

•anche per le fonti di olio di palmavale la raccomandazione generale –ovvero la moderazione nel consumo –fornita per tutti i grassi ed in particolare quelli saturi, che non dovrebbero superare la soglia del 10% delle calorie totali, circa 22 g (200 kcal) in una dieta di 2000 kcal, da qualsiasi fonte alimentare essi provengano(animale o vegetale);

•ciò che il consumatore deve fare è controllare le etichette nutrizionali e verificare la quantità di grassi saturi nei prodotti che acquista. E’ il consumo di acidi grassi saturi (e non dell’olio di palma in sé)che deve essere limitato;

•“Quando scegliamo un prodotto che non ha olio di palma non significa che possiamo consumare quel prodotto senza alcuna limitazione”.

Le indicazioni del CREA sono confermate anchedal Parere dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Si veda anche l’intervista al Dr. Marco Silano (ISS) in argomento (Rai Tre, Tutta Salute, giovedì28 marzo 2019) Come scritto nel vostro articolo, oggi il marketing spesso fa leva sull’assenza di determinati prodotti dichiarati poco sani dai media. Riteniamo però importante sottolineare che non spetta in alcun modo ai media dichiarare se un alimento è sano o meno, bensì alle autorità e istituzioni competenti, le quali concordano sul fatto che l’olio di palma non presenta rischi per la salute in una dieta bilanciata, e non consigliano di evitarlo. -Come suggerito anche dal vostro articolo a proposito delle etichette “senza” in generale,sostituire l’olio di palma non rende necessariamente il prodotto più sano. Lo conferma anche lo studio dello scorso anno diFor Free Choice Institute–“Senza Olio di Palma, ma Più Saturi e Meno Sostenibili”.

L’analisi comparativa della sostenibilità ambientale e dei valori nutrizionali espressi sulle confezioni di 96 prodotti alimentari ha dimostrato che i prodotti con il claim “senza Olio di Palma” non sono più sostenibili e spesso non contengono meno grassi saturi.È emerso infatti che, in realtà, la maggioranza dei prodotti con olio di palma hanno gli stessi livelli, se non addirittura inferiori, di grassi saturi rispetto a quelli che vantano la dicitura “senza olio di palma”. Inoltre, l’olio di palma risulta più sostenibile, rispetto ai suoi surrogati di origine vegetale e animale,anche grazie ad una resa per ettaro molto superiore alle sue alternative e al minore spreco di risorse per la sua coltivazione.In conclusione, l’etichetta “senza Olio di Palma” rischia di essere fuorviante, in quanto fornisce al consumatore, emotivamenteinfluenzabile, un’informazione non fondata su evidenze empiriche.

Il presidente dell'Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, avv. Giuseppe Allocca

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