Il Radicchio di Treviso IGP si interroga sul suo futuro nel mercato

I punti focali saranno di ragionare in termini diversi, affermare il 'mark' e dare maggiore spazio alla comunicazione del prodotto che può diventare un traino per il suo territorio di produzione

In attesa dei grandi freddi che porteranno a maturazione la varietà tardiva il Consorzio del Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP guarda al futuro delle varietà che da 23 anni tutela, e lo fa attraverso un convegno dal titolo “Il radicchio si interroga sul suo futuro”. Un'iniziativa che è parte di un percorso iniziato dal Consorzio 5 anni fa con l'obiettivo di formare e informare soci produttori, associazioni di categoria e amministratori su quelle che possono essere le potenzialità di sviluppo e i traguardi raggiungibili attraverso la valorizzazione e la promozione delle 3 varietà protette. Un prodotto che registra un trend in continua crescita dal 2015, ma che necessita di pianificare il prossimo futuro per mettersi in gioco anche in ottica globale e non solo territoriale.

A fornire il proprio contributo quattro relatori ognuno dei quali ha espresso il proprio punto di vista su quelle che possono essere le prospettive di breve e medio periodo delle pregiate cicorie. Ad aprire le riflessioni il Dott. Roberto della Casa, docente, fondatore e coordinatore di Italiafruit News che ha indagato le dinamiche del mercato ortofrutticolo nella distribuzione moderna rispetto a diversi tipo di consumatori “Il radicchio ha tutte le carte in regola per fare da traino per questo territorio – spiega Dalla Casa – Il cliente cerca un prodotto buono, garantito, sostenibile, tracciabile, biologico ma premia anche il suggerimento e l'abbinamento consigliato. Nella distribuzione moderna dovrebbe esserci più spazio dedicato ad un prodotto come il Radicchio Rosso di Treviso IGP per far comprendere cosa c'è dietro. Va considerato che tra Treviso e Bologna l'impatto del 'fiore che si mangia' è diverso pertanto o il consumatore conosce quello che sta acquistano o probabilmente non lo acquista, soprattutto se ha un costo superiore ai prodotti simili – e conclude - bisogna elevare il concetto di 'mark', dobbiamo far parlare il prodotto prima, in modo immediato, ha bisogno di un marketing che spieghi cos'è come si produce, ricette, abbinamenti, e aiuti a leggere un prodotto locale in ottica globale.”

A rafforzare i punto di vista anche l'intervento della Dott.ssa Roberta Garibaldi docente e componente di presidenza della Società Italiana Scienze del Turismo che ha sottolineato come grazie all'attenzione mediatica sviluppata nei confronti dei prodotti agroalimentari ci troviamo davanti ad una vera e propria “Gastomania”. “Oggi la ricchezza enogastronomica è considerata uno degli elementi più rilevanti per la scelta della meta turistica. La totalità dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche (86%) - e sottolinea – quello che emerge è che c'è un forte gap tra domanda e offerta, perché spesso le aziende alimentari non sono preparate a rispondere ad un segmento di domanda affine al loro core business. Il turismo enogastonomico è turismo culturale perché deve intrecciare tre elementi: prodotto, storia, servizio". Singolare inoltre l'esempio che evidenzia come stati qual Thailandia o Giamaica si stiano evolvendo molto in questa direzione pur avendo una cultura e una proposta alimentare più ristretta di quella italiana. Ed indìfine conclude: “Da considerare inoltre in un'ottica di accoglienza finalizzata alla valorizzazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP che a richiedere esperienze sono, non solo i turisti abbienti, ma anche i giovani e i millennials”.

Riflessioni più tecniche durante la seconda parte del convegno dove è stata evidenziata l'importanza delle certificazioni nelle transizioni dei prodotti ortofrutticoli grazie all'intervento della Dottoressa Maria Chiara Ferrarese, Vicedirettore CSQA di Thiene: “La certificazione è una scelta, è un concetto di garanzia che si è affermato per i retailer di tutto il mondo i quali hanno bisogno di tutelarsi rispetto al prodotto che stanno mettendo in commercio. Questo perché molto spesso le certificazioni comunicano claim sensibili al consumatore. Il Global GAP i questo momento è uno standard mondiale che rappresenta un elemento basilare per vendere non solo alle catene più note ma anche nei discount i quali, sempre più, chiedendo le stesse garanzie delle catene maggiormente conosciute. Global GAP è Una certificazione che oggi conta 200.000 aziende registrate al mondo di cui 110.000 solo in Europa - e sottolinea come in questo momento – si stanno sviluppando dei moduli aggiuntivi chiesti dai grandi retailer che vanno a toccare aspetti sociali e di sostenibilità rivolta all'intera filiera. Preciso inoltre l'intervento rivolto ai nuovo marchio ministeriale SQNPI“certifica una produzione sostenibile che non include elementi di sostenibilità sociale o economica ma ha il vantaggio di poter essere richiesta da una singola azienda o da aziende associate”. Non sono mancate inoltre le precisazioni sulla Certificazione Residuo Zero, partita nel 2018 “sarà un indicatore utile per il consumatore in quanto oltre al residuo di pesticidi sul prodotto finito (inferiore a 0,01 mg/kg) attesta anche un sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi e valuta il procedimento attivato per arrivare al risultato finale”.

A chiudere la sessione Paolo Fontana, presidente di World Biodiversiry Association: “La sostenibilità non è una alternativa, è l'unica strada. Ci sono 2 aspetti che dimostrano il perché la sostenibilità non è un'opzione ma sono i cambiamenti climatici e gli insetti alieni. I prodotti agricoli non sono qualcosa si standard sono esposti al ciclo organico, meteorologico, di stabile c'è poco. Va sempre considerato che il cambiamento climatico mette in crisi un sistema economico, i parassiti son diversi, Gli organismi risentono molto dei cambiamenti climatici e si comporteranno in modo diverso e L'agricoltura degli ultimi 70anni non è resiliente, è fragile da tanti punti di vista, è vulnerabile, la moderna agricoltura deve fare qualche passo in avanti e si deve sviluppare in un'ottica ecologica capace di adattarsi e progredire, come è sempre stato, in un'ottica di ciclo ecologico”.

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Tanti gli spunti per la platea presente composta prevalentemente di produttori che oggi hanno la fortuna di operare in uno dei settori con maggiore margine di innovazione. Un settore al centro di numerosi dibattiti ma che, soprattutto in termini di accoglienza e valorizzazione, può ancora esprimere molto grazie a spazi a misura d'uomo situati ad un passo dalle grandi mete turistiche Necessaria quindi la formulazione di un'offerta articolata al consumatore che esprime, sempre più, l'esigenza di incontrare il produttore. 

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