rotate-mobile
Venerdì, 3 Dicembre 2021
TrevisoToday Sant'Antonino

Ha ancora senso parlare di pianeta giovani?

Le riflessioni di Cittadinanzattiva Treviso in merito ai giovani, alla scuola, alla loro salute, a come vivono questo tempo storico. Secondo l'associazione, la prima a doversi interrogare e cambiare è la scuola.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Puntualmente, con l'inizio dell'anno scolastico, a conferma che la scuola rappresenta un luogo di aggregazione insostituibile, anche se informale, si ritorna a parlare di loro: dei giovani. Quest'anno l’abituale tensione attorno alla scuola non c'è stata, perché l'obiettivo era aprire le scuole, non come. La chiusura scolastica era il problema grave da affrontare, senza se e senza ma. I problemi si sono spostati altrove. Ma qui, come associazione Cittadinanzattiva che si occupa dei diritti delle persone, non vorremo parlare dei problemi, poiché essi sono il dito che indica la luna, mentre noi abbiamo l’imperativo di occuparci della luna che cagiona le pulsioni del mondo giovanile, che accadono nei periodi di profondo cambiamento sociale. In questo frangente lo sono, perché questa società si è trasformata velocemente, a cagion della globalizzazione che ha annullato molti vincoli e le relative identità che caratterizzavano le diverse aree mondiali. Oltre a questo, da anni il mondo giovanile è in minoranza numerica. In provincia di Treviso (dati dicembre 2020) gli under 18 sono 209.996 (età 0-18, per classi di età sono 54.145 dai 12 ai 17 anni), su una popolazione totale di 875.726 persone. Notoriamente, le minoranze devono irrompere se non vogliono soccombere. Da sempre, inoltre, le minoranze non fanno “comunità o pianeta”; piuttosto, creano gruppi, che spesso rischiano di diventare dei ghetti. Quindi, il primo assioma da cui dobbiamo partire, è che oggi non esiste un cosiddetto "Pianeta Giovani". Esistono dei giovani che si aggregano, che stanno insieme e forse, quando serve ed è utile, si aggregano. Ma non hanno progetti comuni capaci di aggregare. Ecco perché i soliti ragionamenti fatti sui giovani, nella logica "dei pianeti", è sbagliato e fuorviante. Sbagliata l'analisi, deviante quindi la soluzione. Per esempio, la repressione che invocano i “sindaci sceriffi trevigiani”, è fuori luogo. (Una parentesi: perché Treviso, città tollerante, deve sempre essere rappresentata da sindaci sceriffi?) Come Cittadinanzattiva, nelle scorse settimane abbiamo attivato un momento di indagine di massa ("A scuola di salute", una ricerca alla quale hanno risposto in Italia 5.713 ragazzi, di cui 81 erano della nostra Marca Trevigiana). Oltre ad alcune narrazioni sociali specifiche sulla salute dei giovani, dalla ricerca sono uscite alcune considerazioni utili a conferma delle loro aggregazioni giovanili. Le riflessioni dei giovani che hanno partecipato all'indagine di Cittadinanzattiva, in grande sintesi sono: - La pandemia, e il successivo assestamento sociale e relazionale stanno condizionando molto, sia la loro qualità di vita che il futuro. Questo ha messo in discussione l'equilibrio sociale che li teneva insieme. Ecco perché, nella nostra opinione, da oggi non si può più parlare di "Pianeta Giovani". E per il momento non c'è nulla di nuovo che l'abbia sostituito. - La solitudine, che si reclama oggi, per diversi di loro è il campanello d'allarme di questo fenomeno. Essi vivono il loro presente individualmente e in solitudine. I vecchi compromessi del vivere sociale, familiare e di relazioni, sono andati in frantumi. Si sono compromesse anche diverse attività sportive dilettantistiche di squadra, che erano spesso spazi di integrazione e riempitivi di quelle sociali o di censo. Oggi prevale lo sport individuale. E anche negli sport aggregativi, c'è la tendenza a stare da soli e socializzare quanto serve per lo sport. - La scuola era il più grande "parco sociale" aggregante. Lo era persino nella sua espressione più violenta quale il bullismo. Questo spiega il giudizio estremamente negativo che i giovani danno della chiusura delle scuole, anche come immobile e locazione. Oggi, purtroppo e inevitabilmente, anche la scuola sta perdendo questa sua funzione aggregante. La prolungata chiusura l'ha espropriata del suo ruolo di massa sociale e di conseguenza ha incrinato gli equilibri dei gruppi esistenti. La narrazione che si fa sulla solitudine di molti ragazzi, con preoccupazione e allarme verso gesti suicidari o lesioni, depurata dallo scrivere tanto per farlo, questo sta a significare. Invece non sta in questo discorso l'allarme rispetto all'uso smodato dei social, dei computer e dell'informatica in genere, che inebetiscono i giovani. Questo è un problema di famiglia, lo fanno tutti nelle famiglie, e risponde all'esigenza giovanile di dire e avere tutto subito. Tornando all'iniziativa di Cittadinanza, la ricerca sulla salute, questa ha rilevato un nuovo modo di ragionare e pensare dei giovani, in positivo. Anche Treviso vi ha partecipato con un campione di 81 giovani. Noi lo abbiamo fatto a dispetto del boicottaggio dell'istituzione scolastica, che ha accompagnato e banalizzato la cosa. Però, questo ci serve a dimostrazione di quanto la "scuola ufficiale" oggi non sia in grado di intercettare i bisogni e le esigenze dei ragazzi. La sua incapacità di "colmare l'ansia e la solitudine" dei suoi stakeholder(i ragazzi) è preoccupante e campanello di allarme del suo ruolo, che oggi interpreta come matrigna. In quell'occasione abbiamo fatto, in modo informale, incontri con gruppi di ragazzi. In quel periodo, le scuole erano chiuse e funzionava la DAD; questi consentiva, nel pomeriggio, ai ragazzi studenti di scorrazzare in varie zone della città di Treviso. Come associazione vorremmo qui segnalare la sintesi di questo, sia perché si possa riannodare un filo di ragionamento, sia perché, quelle che ieri potevano sembrare solo chiacchiere, oggi li vediamo come prodromi di una nuova svolta generazionale. Proviamo a sintetizzare il quadro in macro punti. 1) Non esiste il "Pianeta Giovani". Non c'è nulla e nessuno che li aggreghi. Loro non ne sentono il bisogno. Hanno solo voglia di condividere insieme alcune cose, ma non la necessità di stare in un gruppo omogeneo (pianeta). Le aggregazioni avvengono e si disfano per esigenze e sensibilità individuali. Prevale in loro una forte etica individuale, compresa la solidarietà verso altri vicini. Per esempio, sono accoglienti con i disabili, nelle aule scolastiche, stanno bene con i loro pari di età. Sono accoglienti verso gli immigrati, e indifferenti alla loro presenza. Questo è confermato, in via informale, anche da diversi volontari giovani che danno una mano nelle varie associazioni caritatevoli. 2) Droga. È meno presente di quello che si pensa e scrive. C’è l’amica “canna” (cannabis), spesso condivisa palesemente o tacitamente con i genitori. Non c'è la voglia dello “sballo” come il rave party (salvo frange, per rompere la loro noia e le palle agli adulti). C'è invece la voglia di libertà e di vivere la propria vita. 3) Scuola. Per loro è un grande luogo di aggregazione. Molto forte, anche se con condivisioni diverse nelle sue finalità e obiettivi. Non a caso la DAD e la chiusura delle scuole ha inciso fortemente in negativo. Sorpresa questa, perché lo strumento informatico per loro non ha limiti o blocchi mentali. Il rifiuto della DAD è perché essa non rispondeva alle esigenze e priorità che loro hanno. E quindi, anche strumenti a loro congeniali, non attirano la loro attenzione. Si accentua sempre più e in modo fortemente negativo il giudizio nei confronti del ruolo e funzione degli insegnanti. Vengono considerati inadeguati e inadatti alla loro domanda di sapere. La scuola dicono non si è accorta che la società in cui vivono, con i loro genitori, i territori, le città e il contesto sociale, è profondamente cambiata. Il loro sapere didattico e cattedratico non coincide con i loro bisogni. Insomma, la scuola è ed è rimasta quella di sempre: giudica invece di educare/istruire. È una rottura forte, ancora sotto traccia, ma pronta ad esplodere. Della quale nessuno se ne fa carico. Nessuno. 4) Tempo. Non esiste per i giovani. Mancano ieri e domani, vale solo l'oggi. È tutto reale, grazie alla rete. I desideri diventano subito richiesta. Non esiste il tempo organizzato per esigenze, se non quello imposto della scuola. Anche a casa, manca il tempo. Le famiglie vivono, ognuno dei componenti, nei propri spazi  e tempi. Gli interessi non sono comuni e quando lo sono, avvengono per fatti importanti o disgregativi. Quasi sempre la madre è il punto aggregativo del desco familiare, perché malgrado tutto, è la persona che inserisce il tempo da dedicare alla famiglia tra le sue priorità. Discreta e utile risulta essere la presenza dei nonni (di più le nonne) che danno anche qualche aiuto economico. Nei giorni dell'indagine sulla salute (aprile-maggio) ci sono state diverse risse di piazza tra gruppi di giovani. 5) Giovani contro giovani, e non contro altri. Una ribellione sociale tra di loro incazzati. Una voglia di menare le mani. Il luogo dedicato erano - e continuano ad esserlo - le piazze, perché zona libera e quindi possibile ed agevole. I rigurgiti di piazza, che a Treviso sembrano rinascere, vanno iscritti a questa esigenza. Per questo, secondo quanto propaganda la stampa, la risposta che piace allo sceriffo locale (in questa città da tempo il sindaco è stato sostituito da uno sceriffo...) è la repressione. Si vogliono convocare i dirigenti scolastici, Ulss e altri. Tutti insieme. Gente che di quello di cui si parla ne sa poco o nulla, e comunque non ha nessun potere di coercizione sui ragazzi. Noi siamo convinti, da quello che sappiamo, che questa situazione sia estranea alla scuola. Si fa nelle piazze ed è tanto per menare le mani e rompere la noia e qualche naso. Genera stupore che fra i menatori ci siano anche molte ragazze. Ma in realtà non dovrebbe esserci stupore, perché loro sono il nuovo simbolo del potere e dell'ordine. A proposito di ordine pubblico, se ci sono problemi per queste scazzottature, è compito della Prefetta e del Questore prendersene cura. Loro hanno il potere, e forse il mestiere adatto a ciò. Siamo decisamente convinti che la repressione non serva. Occorre dialogo. Capire cos'è questa ribellione. Minacciare il pugno duro, utilizzando la scuola, non vale e non serve. Anzi, la scuola deve essere accogliente, trovando forme di dialogo e di ascolto. Per fare questo occorrono psicologi e mediatori sociali. Il Comune di Treviso li ha: fanno servizio di ascolto e mediazione nei quartieri e in altre realtà luogo di disuguaglianze. Li coinvolgano qui se questa è una vera emergenza. Si attivi subito un collegamento e un coinvolgimento delle famiglie. Loro hanno serie responsabilità, non si può accettare siano emuli delle tre scimmiette (non vedono, non sentono e non parlano). Ricordiamoci e ricordiamolo che alle famiglie, essendo i ragazzi per la stragrande maggioranza minorenni, spetta il fondamentale compito educativo previsto dalle leggi e dalle regole sociali. (nota di Cittadinanzattiva Treviso, rete per la scuola)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ha ancora senso parlare di pianeta giovani?

TrevisoToday è in caricamento