Aeroporto Canova, rischio chiusura prolungata: «Dramma turistico ed economico»

Tommaso Razzolini, vicesindaco di Valdobbiadene, commenta con parole dure l'ipotesi di dover aspettare fino alla primavera del 2021 prima di tornare a volare da Treviso

«Riapriamo i cieli di Treviso, se non vogliamo veder chiudere decine di attività commerciali e dare un colpo pesantissimo al turismo». Tommaso Razzolini, vicesindaco di Valdobbiadene e candidato al consiglio regionale tra le fila di Fratelli d'Italia, raccoglie e rilancia l'appello dei commercianti e del settore dell'accoglienza, piegati dai mesi di chiusura dell'aeroporto Canova.

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«Parliamo di uno scalo che nel 2019 ha contato oltre 3,5 milioni di turisti per più di 24mila voli - sottolinea Razzolini - un'infrastruttura che, durante i periodi turistici, occupa circa 200 lavoratori stagionali, oltre ai 500 dipendenti fissi. Un aeroporto dove transita clientela business, turisti internazionali, movimenti interni: un enorme mercato il cui passaggio sul territorio è linfa vitale non solo per bar e ristoranti, ma anche per alberghi, b&b e agriturismi. Gli effetti di questo lockdown prolungato si stanno facendo sentire: c'è chi ha già chiuso, chi vuole vendere, chi ha ridotto gli orari di lavoro. Treviso e i trevigiani stanno pagando un prezzo altissimo, che si aggiunge a quello già sopportato durante i tre mesi di lockdown: già l'opzione di riaprire ad ottobre spaventa, l'ipotesi di dover arrivare fino alla primavera 2021 sarebbe la condanna a morte per decine di attività condotte da imprenditori che hanno combattuto contro la crisi economica prima e contro questa epidemia ora, non solo nelle vicinanze dell'aeroporto, ma gli effetti potrebbero farsi sentire a lungo raggio. Dobbiamo fare di tutto per far tornare voli e persone al Canova, per i lavoratori e per tutti i trevigiani».

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