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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Politica Centro

Smog: «L'inquinamento costa a Treviso 120 milioni di euro all'anno»

A dirlo è il politico trevigiano Luigi Calesso che, prendendo a modello i dati dell'Oms ha fatto un calcolo dei costi e dei pericoli che lo smog ha portato in provincia di Treviso

«E’ ormai un dato acquisito nella letteratura scientifica che l’aria inquinata causa malattie respiratorie (incremento dei casi di asma bronchiale, di bronchioliti del bambino, delle polmoniti, di carcinomi polmonari) ma anche trombosi, infarti, ictus, embolia polmonare e cancro. Il dato a livello nazionale non può che farci riflettere anche a livello locale: 84.000 morti in Italia significano (con una proporzione matematica sul numero dei residenti) circa 120 decessi nella città di Treviso e circa 1.300 nel territorio provinciale, senza neppure tener conto del fatto che la nostra pianura è tra le zone più inquinate d’Italia e d’Europa e, quindi, l’incidenza delle patologie correlate allo smog è maggiore che nel resto del Paese. Lo smog, quindi, è una causa di morte molto più grave degli omicidi o degli incidenti automobilistici, questioni rispetto a cui ogni giorno leggiamo indignazioni, allarmi, proposte mentre l’aria che respiriamo uccide molto di più».

A lanciare l'allarme è Luigi Calesso che nelle scorse ore ha voluto mettere in luce il problema dello smog in città. L’incidenza delle malattie dovute all’inquinamento atmosferico significa anche costi sociali ed economici enormi. L’organizzazione mondiale della sanità ha reso pubblico nei mesi scorsi un rapporto sulle morti premature da inquinamento atmosferico in Europa nel 2010: nello studio l’Oms quantifica anche il costo economico annuo per i Paesi europei di morti e malattie legate all’inquinamento atmosferico: per l’Italia è di 88,5 miliardi di euro. «Sempre utilizzando una proporzione matematica, per la nostra città, quindi, il costo, secondo i parametri della stima dell’Oms sarebbe di oltre 120 milioni di euro (ben superiori, ad esempio, all’intero bilancio del Comune di Treviso) e per l’intera provincia di Treviso arriverebbe circa a un miliardo e 300 milioni di euro - commenta Calesso - Per quanto riguarda la sicurezza, il nostro Paese ha registrato nel 2015 il più basso numero di omicidi dal 1861 ed il fenomeno è in costante diminuzione da quasi vent’anni, negli ultimi anni è iniziata una netta diminuzione anche del numero complessivo dei reati eppure non c’è giorno in cui non si chiedano misure eccezionali ed inasprimenti delle pene quasi che la morte violenta fosse la maggiore causa di decesso: lo smog uccide quasi 200 volte di più. I dati sui costi dell’incidentalità stradale (che pur sono molto elevati) non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli dell’inquinamento atmosferico eppure si sollevano periodicamente ondate di indignazione contro i responsabili degli incidenti stradali tanto che si è arrivati all’approvazione della legge sull’omicidio stradale che risulta inutile se non addirittura controproducente».

Contina Calesso: «I costi dell’accoglienza dei profughi in Italia sono poco più di un centesimo di quelli stimati per le conseguenze dello smog  sulla salute eppure quotidianamente ci sono sollevamenti di scudi contro le spese per il salvataggio e l’alloggio dei rifugiati (tra l’altro coperte in parte da fondi europei). Se, invece, un’amministrazione comunale (come quella di Treviso) tenta di affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico gli scudi si alzano contro i disagi che le misure (blocchi del traffico, riduzione delle temperature negli edifici…) provocano sulla vita quotidiana. I dati sui decessi e sui costi economici di questi fenomeni dovrebbero far riflettere su quali sono le vere priorità dell’azione pubblica (e anche rispetto ai comportamenti individuali): il fatto che lo smog non si veda mentre gli omicidi vengono messi in apertura dei telegiornali, i profughi si notano e anche gli incidenti stradali sono visibili non significa che l’inquinamento atmosferico non sia un problema da prendere in considerazione, anzi è molto più grave per la nostra salute (ed immensamente più costoso per le nostre tasche) rispetto agli altri. Aiuterebbero anche un po’ di populismo ed un po’ di demagogia in meno da parte dei troppi politici che costruiscono vere e proprie “industrie della paura” o, più banalmente sono pronti ad inseguire  il “mostro del momento”, invece che lavorare sui problemi veramente gravi» conclude il politico trevigiano.

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