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Venerdì, 14 Giugno 2024
Politica Paese

Amianto e materiali stoccati illegalmente, Zanoni: “A Padernello cava o discarica?"

Il consigliere regionale del PD tuona: "Si tratta di una situazione ormai incontrollata e dopo cinque anni la Regione Veneto dovrebbe emettere l’ordinanza di rimozione dei rifiuti”

PAESE “Cinque anni fa la Regione ha diffidato la ditta Canzian a portare via i materiali e i rifiuti stoccati illegalmente nella cava Campagnole a Padernello di Paese. Ad oggi le diffide sono diventate ben quattro, che però non sono servite a niente: la Regione quando deciderà a emettere finalmente l’ordinanza di rimozione, facendo rispettare la legge? Cava Campagnole di fatto sta diventando una discarica di rifiuti incontrollata”. A chiederlo è il consigliere regionale Andrea Zanoni del Partito Democratico, che ha presentato una corposa e dettagliata interrogazione a risposta scritta, illustrando nelle settimane scorse il caso in una conferenza stampa proprio a Paese.

La ditta Canzian ha stipato illegalmente circa 50mila metri cubi tra materiali e rifiuti pericolosi tutti provenienti dall’impianto di trattamento della Cosmo Ambiente di Noale, trasportati con circa 2500 mezzi, mai intercettati dalle autorità competenti. Com’è possibile? I rifiuti pericolosi, ben 5.000 metri cubi, sono già stati oggetto di sequestro da parte della magistrature tramite i carabinieri forestali, perché contenenti amianto, fibra cancerogena, estremamente volatile, causa principale del mesotelioma pleurico. La presenza dell’amianto è stata confermata dal Corpo Forestale e dal Comune di Paese in una lettera inviata a Cosmo Ambiente, quindi ribadita nel corso della Conferenza dei servizi dello scorso ottobre, ricordando come in merito a questi rifiuti sia in corso un procedimento penale. Per risolvere il problema dei rifiuti pericolosi, Cosmo Ambiente vorrebbe addirittura realizzare un impianto di trattamento provvisorio nel fondo della cava, ovvero in prossimità della falda acquifera. Mi auguro che la Regione contrasti con decisione questa ipotesi irricevibile”.

Ma la presenza di amianto è solo una delle questioni sollevate dal vicepresidente della commissione Ambiente. “Resta da risolvere il caso di tutti gli altri materiali depositati da Cosmo Ambiente con la motivazione di doverli utilizzare per la terza corsia della A4 da Noventa di Piave. Al momento non sappiamo se la Regione, tramite Autovie Venete, abbia verificato il reale utilizzo come sottofondo stradale. La Procura della Repubblica, oltre ad aver posto sotto sequestro i rifiuti pericolosi contenenti amianto, ha comunicato che tutti i dieci prelievi effettuati dal Corpo Forestale sul restante materiale, avevano superato i limiti di legge per diversi componenti chimici: solfati, nichel, rame, cromo, piombo, selenio e COD, evidenziando il pericolo della diffusione di elementi inquinanti”.

“Le modalità di gestire la vicenda da parte della Regione appare assai discutibile, direi grave, visto l’utilizzo illecito del sito della cava da almeno cinque anni. Le ripetute proroghe alle diffide di rimuovere i materiali, senza mai giungere ad una ordinanza di rimozione, hanno solo peggiorato la situazione – protesta Zanoni - E la perplessità è ancora maggiore se guardiamo la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale del 2013 con cui si impegnava la Giunta a intervenire per contrastare l’arrivo di ulteriori rifiuti tossici della Cosmo Ambiente a Noale e Salzano, sospendendo “l’autorizzazione del progetto di aggiornamento tecnologico dell’impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali pericolosi presentato dalla ditta Cosmo Ambiente di Noale (VE) e a mettere in atto ogni azione utile affinché l’azienda interessata valuti la possibilità di delocalizzare la sua nuova attività allo scopo di tutelare un’area ad alto rischio idraulico salvaguardando la salute e la qualità della vita di oltre un centinaio di famiglie”.

Difficile pensare che la soluzione idonea sia quella di trasferire l’attività di stoccaggio della Cosmo Ambiente da Noale a Paese addirittura in una cava, ovvero in prossimità della falda acquifera e, altro paradosso, incuneata tra gli stabilimenti della San Benedetto per la produzione di bevande, con rischi facilmente immaginabili sia per la salute che per l’ambiente”. “Non è più tempo di tergiversare – conclude il consigliere trevigiano del Partito Democratico – la Regione faccia rispettare la legge ed emetta l’ordinanza di rimozione del materiale stoccato nella Cava Campagnole di Padernello: lì non ci può stare. Credo che di questa vicenda sentiremo parlare ancora molto e non escludo , visto come stanno le cose, che non mancheranno dei colpi di scena”.

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