Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Autonomia differenziata e dimissioni dal Clep, Calderoli: «Il governo va avanti, ce ne faremo una ragione»

Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie tira dritto dopo il caso scoppiato nel Comitato tecnico, supportato dal suo partito

«Sono francamente stupito, sorpreso e rammaricato trattandosi, non solo di esperti, ma anche di amici ed ex colleghi con cui ho lavorato da decenni. Mi avevano mandato una lettera segnalandomi che non avrebbero partecipato ulteriormente ai lavori del Clep senza però dirmi che si sarebbero dimessi». Sono le parole del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, riportate da Adnkronos, dopo le dimissioni dei quattro elementi del Comitato per l'individuazione dei Lep, che mettono in crisi il processo del ddl per l'autonomia differenziata. Lo stesso Ministro però rassicura sul fatto che i lavori proseguiranno: «Erano 62 membri nel comitato e ora ne restano 58, ancor più motivati nella definizione dei lep e nel raggiungimento dell'obiettivo. Per la prima volta da 22 anni finalmente si risolve il tema cruciale dei lep che interessa lo Stato, le regioni, ogni ente locale e soprattutto i cittadini. Porteremo a casa questo risultato di civiltà. Il governo va avanti, ce ne faremo una ragione delle loro dimissioni, sperando che il gesto non abbia un risvolto squisitamente politico. Mi dispiace per gli altri 58 membri, a partire dal presidente Cassese, che ancora una volta ringrazio per il loro impegno non remunerato, che dovranno lavorare anche per i 4 che si sono dimessi». 

Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajino, sono i quattro esperti che hanno rassegnato le loro dimissioni al Comitato, spiegando le ragioni in una lettera dove affermano di essere «costretti a prendere atto che non ci sono le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori del Clep». 

I rappresentanti del Carroccio si sono schierati a difesa del ddl, partendo dal segretario veneto Alberto Stefani, che ha dichiarato: «Dal comitato per definire i Lep, per quanto autorevoli, se ne vanno solo 4 esperti su 62. Si tratta di una polemica montata ad arte per colpire il progetto dell’autonomia ed il Ministro Calderoli. L’agenda politica continua con la stessa velocità verso l’autonomia, traguardo amministrativo più forte di tante polemiche e risibili strumentalizzazioni a cui, tuttavia, siamo abituati. Per noi è una sfida storica di responsabilità, trasparenza e buon governo che porteremo fino in fondo». 

Sul tema è intervenuto anche l'eurodeputato e segretario provinciale della Lega a Verona Paolo Borchia: «Stupisce, ma fino a un certo punto, la scelta di 4 dei 62 esperti che hanno presentato le dimissioni dal Clep. Sono venuti meno ad un impegno assunto non con la Lega, ci mancherebbe, ma con i cittadini per garantire loro un miglioramento dei diritti civili e sociali. Se non erano in linea con le forti aspirazioni autonomiste dei veneti, hanno fatto bene a fare un passo indietro. L’auspicio resta che il gesto dei dimissionari, molto probabilmente refrattari alla modernizzazione dello Stato, non abbia un risvolto prettamente politico anche se la sinistra, come in Veneto, ha già strumentalizzato il fatto chiedendo al governo di fermare un processo inarrestabile. 
Lo faremo – conclude Borchia - perché ce l’ha chiesto il popolo veneto attraverso un referendum democratico e dandoci mandato pieno in Regione e in Parlamento. La sinistra, autonomista in Veneto solo sotto elezioni, se ne faccia una ragione».

Dal gruppo Azione-Italia Viva arrivano anche le parole della senatrice e vicepresidente della Commissione Affari sociali del Senato, Daniela Sbrollini: «Restiamo favorevoli all'Autonomia, ma le quattro dimissioni illustri dal Comitato Lep dimostrano ancora una volta che la riforma Calderoli non dà risposte chiare ai Livelli essenziali delle prestazioni, in particolare sulle risorse. È essenziale - ribadisce Sbrollni - che i requisiti minimi, soprattutto in campo sanitario, siano rispettati in tutta Italia e in tutte le regioni, perché possa partire una autonomia che significa anche responsabilità. E per questo servono risorse. Come sottolinea la lettera dei quattro autorevoli dimissionari, Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno, nel testo del ministro non solo le risorse non ci sono, ma non sono nemmeno definite, e potrebbero arrivare a livelli insostenibili».

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