Bonus Inps: «Barbisan si dimetta da consigliere comunale di Treviso»

L'appello del politico trevigiano Luigi Calesso, in lista alle prossime elezioni regionali con la lista Lorenzoni - Il Veneto che vogliamo. «Comportamento illegale e amorale»

Riccardo Barbisan

«Il mio obiettivo è che Riccardo Barbisan e il suo partito non ottengano il consenso dei cittadini non per questioni di “illegalità” o “amoralità” ma perché i trevigiani non condividono più la linea salviniana e leghista in materia di immigrazione, di ambiente, di evasione fiscale, di privatizzazione della sanità e di mille altre questioni su cui rivendico di essere alternativo alla Lega».

A dirlo è Luigi Calesso, politico trevigiano in lista alle prossime elezioni regionali per "Lorenzoni - Il Veneto che vogliamo". Calesso ha chiesto le dimissioni di Barbisan dal consiglio comunale con una lettera ufficiale diffusa a mezzo stampa in cui scrive: «Non ho mai sopportato il populismo giustizialista che da troppo tempo ormai condiziona il dibattito politico italiano ma nella vicenda del “bonus Covid” di cui è protagonista anche il consigliere Barbisan è evidente che non c’è alcun profilo di illegalità. Va ricordato, però, che i primi successi della Lega sono stati costruiti proprio intorno all’accusa di “ladroneria” rivolta a tutte le altre forze politiche: a un certo punto i leghisti si sono ritrovati dall’altra parte della barricata, nemesi inesorabile. Detto per inciso, il consigliere Barbisan nel recente passato ha fatto le pulci ai consiglieri comunali di opposizione per l’utilizzo gratuito del palco al teatro comunale (perfettamente legittimo): un po’ di nemesi anche per lui. In ogni caso, nessuna illegalità nel nostro caso né, tantomeno, mi permetto di dare patenti di moralità a chicchessia.

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A mio avviso il problema si pone sul piano della opportunità politica, cioè dei comportamenti, pur non prescritti dalla legge, che deve tenere chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni pubbliche, della trasparenza che deve garantire, anche quella non prevista per legge. Prendo per buona, accetto senza riserve la versione dei fatti che ha dato il consigliere Barbisan rispetto ai due accrediti di “bonus Covid” che ha ricevuto ma penso che un consigliere regionale ha il dovere di controllare che cosa fa il suo commercialista (o la sua socia o sua moglie, a seconda dei casi). Ammesso che ciò si riveli impossibile non basta devolvere il denaro ricevuto in beneficenza perché quel denaro aveva una finalità precisa, andava restituito all’Inps. Tantomeno la “restituzione” poteva essere fatta con un bonifico alla Pro Loco che, per quanto svolga attività meritorie, non si occupa di emergenze sociali ma di iniziative ludiche e culturali (che non sono quelle a cui era destinato il “bonus Covid”. Ma, accettando completamente la versione di Barbisan sul fatto che quel denaro è finito nel suo conto senza sua responsabilità, quello che a mio avviso è del tutto inaccettabile politicamente è che il consigliere, ricevuti bonifici e restituito il denaro (all’Inps, però) non abbia dichiarato pubblicamente quello che era successo, scusandosi per non essere riuscito a evitarlo. Perché non lo ha fatto visto che si dichiara così convinto di non avere commesso errori? Perché ha atteso che scoppiasse il caso e che, come probabilmente accadrà nei prossimi giorni per chi non si è “autodenunciato”, il suo nome venisse comunque reso pubblico? Si fosse esposto a maggio, senza il fiato sul collo dell’opinione pubblica, probabilmente la faccenda sarebbe finita lì. Ma questo non è accaduto, quindi, non per giustizialismo, non per moralismo ma per una valutazione unicamente politica, di rapporto tra gli eletti e gli elettori, chiedo che il consigliere Barbisan, se non lo ha già fatto in queste ore, si dimetta da Consiglio Comunale di Treviso. Lo chiedo perché penso che in questa vicenda la Lega non possa “lavare i panni sporchi in famiglia” non ricandidando (come pare) Barbisan e gli altri due al Consiglio Regionale ma lasciandoli liberi di mantenere altri incarichi. Lo chiedo perché se il loro partito non li ricandida a un ruolo istituzionale non si capisce come gli elettori potrebbero fidarsi delle stesse persone in un altro ruolo istituzionale. Lo chiedo perché penso che Zaia non possa “cavarsela così”: se per cinque anni ha governato con le persone che aveva scelto e che oggi scarica allegramente che fiducia possono avere i cittadini nelle scelte che compie ora sulla futura classe dirigente della Regione? Se il consigliere Barbisan non accogliesse la richiesta di dimissioni potrei anche essere soddisfatto della possibilità di continuare a polemizzare sulla questione, ma quello che mi interessa è il risultato (la credibilità delle istituzioni e della politica) e non la polemica quindi spero veramente che le dimissioni arrivino».

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