Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica Paese

Caccia, il PD: "Il diritto di vietarla sul proprio terreno è una farsa”

Il consigliere regionale Zanoni: "È evidente che la Regione stia facendo di tutto per ostacolare quei cittadini che non vogliono le doppiette libere di sparare nei propri fondi"

“Vietare la caccia sul proprio terreno ma su una superficie non superiore all’1%: questa è una vera presa in giro. Le nostre preoccupazioni sul Piano faunistico venatorio si sono rivelate fondate, anzi la realtà è peggiore delle previsioni. È evidente che la Regione stia facendo di tutto per ostacolare quei cittadini che non vogliono le doppiette libere di sparare nei propri fondi. L’aver preteso di calendarizzare adesso questo provvedimento, in fretta e furia, dopo anni e anni di attese e deroghe, è grave e doloso. Avrebbero dovuto portarlo ad aprile per esaminarlo con calma, ma si è preferito il blitz estivo”. 

A denunciarlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico: “Il regolamento di attuazione del Piano contiene errori a dir poco grossolani; per esercitare un diritto sacrosanto, quello di non volere i cacciatori all’interno, i proprietari o conduttori di un fondo dovranno addirittura presentare una relazione tecnica sottoscritta da un professionista, quindi sostenendo dei costi. Spese e burocrazia sono dei disincentivi chiari.  Ricordo, ad esempio, che ai cacciatori per gli appostamenti ai colombacci e ungulati (articolo 20 bis della legge regionale 50/1993), appostamenti precari (art. 20 ter), per gli allevamenti di fauna (art.32)  serve una semplice comunicazione, valida anche se scritta su carta da formaggio. Per chiedere il divieto nel proprio terreno obbligano invece alla relazione del tecnico! Due pesi e due misure, è gravissimo. Ancora, chi ha un agriturismo o fattoria sociale sarà obbligato ad allegare un documento con il programma delle iniziative in programma durante la stagione venatoria indicando quelle che potrebbero essere disturbate. Ma soprattutto è indecente quell’1% di percentuale massima di terreno che si può negare ai cacciatori”.

“Sono misure assurde e non è un caso che il Piano arrivi in Consiglio ad agosto, forzando le tappe prima della pausa estiva: è già successo con tutte le peggiori leggi sulla caccia - attacca Zanoni - È uno strumento strategico ma finora non ritenuto tale dalla Regione, visto che l’attuale è scaduto dal 2012. Adesso però si accelera all’improvviso, per evitare confronto e partecipazione; un modo di agire semplicemente indecente”. “Sul Piano faunistico venatorio la Regione si sveglia adesso e pretende di organizzare audizioni senza soluzione di continuità per chiudere la partita in 20 giorni. È uno schiaffo alla partecipazione, impensabile chiedere alle associazioni di studiare in maniera approfondita un documento di 800 pagine e anche una presa in giro viste le innumerevoli proroghe di questi anni”. A dirlo, al termine dei lavori odierni della Terza commissione, i consiglieri regionali del Partito Democratico Francesca Zottis e Jonatan Montanariello.

“Per anni abbiamo sollecitato l’approvazione, potevano ascoltarci e agire, prima oppure prevedere una proroga fino a fine anno. Invece l’orgoglio, il voler dimostrare di potercela fare a tempo di record, prevale sul buon senso. È una forzatura incomprensibile. Per i vari piani (Aria, Energia, Paesaggistico, Casa) le relative commissioni hanno lavorato mesi e il Consiglio è stato impegnato per almeno due sedute. Qua, su uno dei piani più delicati del Veneto si tira dritto: è evidente che si vogliono negare dibattito e partecipazione: non devono emergere dubbi rispetto ai diktat della Giunta. Sono state aggiunte in deroga delle sedute straordinarie della Terza commissione per le audizioni e ne vorrebbero altre, con in mezzo l’assestamento di bilancio!”.

“Probabilmente l’assessore Corazzari sta interpretando il ‘paroni a casa nostra’ in modo un po’ troppo restrittivo e personalista. Questa è la casa di tutti i veneti, non solo di chi la pensa come lui.  E non accettiamo lezioni sul fatto che ‘dobbiamo lavorare’, perché conta anche il come. E con queste modalità non si lavora nell’interesse dei veneti”. 

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